Un incontro urgente sui servizi associati di alcuni piccoli Comuni nella sede del Circondario. Lo richiede il sindacato autonomo Csa che ha riscontrato diverse incongruenze e inefficienze.
“E' Emblematica la situazione dell'Ufficio Tecnico Associato (Uta) al quale i singoli Comuni hanno sì aderito, ma di fatto, gli stessi, vogliono continuare a gestire in proprio una parte del loro personale comandato e una parte delle funzioni già conferite, creando tra il personale associato una grandissima confusione di ruoli e di funzioni, nonché una spaccatura tra i dipendenti che non consente, a quella che dovrebbe essere una squadra, di lavorare al meglio – scrivono i responsabili del Csa Attilio Mazzanti e Marina Giambi -. Viene da pensare che questa operazione sia servita quasi esclusivamente a spostare gli uffici nella sede imolese del Circondario per sovrintendere il territorio della montagna e di Castel Guelfo; i risultati ottenuti ci sembrano ben visibili agli occhi dei cittadini e non solo degli addetti ai lavori: è trascorso un anno e mezzo e a causa di interventi strabici quando non del disinteresse delle amministrazioni comunali coinvolte, nel servizio non esiste ancora un gruppo omogeneo di dipendenti, fino al punto che all'interno di uno stesso ufficio, i trattamenti per le singole unità di personale sono diversi a seconda del Comune di provenienza. Una per tutte il salario accessorio: all'interno di un unico ufficio, alcuni dipendenti l'hanno percepito nel mese di giugno, come d'uso, mentre altri lo percepiranno due mesi dopo e questo per il solo fatto che le schede individuali di valutazione sono state compilate in tempo utile soltanto per alcuni di essi. Quasi a far pensare che ci siano dipendenti di “serie A” e dipendenti di “serie B”, a seconda dell'ente di provenienza”.
“Come accade un po' ovunque negli ultimi tempi, non si pensa minimamente né al lavoratore, né al cittadino e nemmeno al territorio – continuano i rappresentanti del Csa -. Si ha quasi la percezione che tutta l'operazione sia esclusivamente di facciata perché i sindaci non sono in sintonia fra di loro e continuando ad operare in tal modo infliggono alle infrastrutture un degrado esponenziale, perché gli interventi non possono essere garantiti sul territorio; finché arriverà il giorno in cui, per procedere coi lavori, sarà obbligatorio spendere tutte le risorse economiche a disposizione sottoscrivendo convenzioni pluriennali con cooperative esterne o con qualche azienda partecipata. Curioso notare inoltre che è stata data la responsabilità politica di gestire i servizi associati a sindaci che sono a capo dei Comuni con un maggior numero di abitanti anche se non rientrano nel servizio associato per il quale vengono chiamati a decidere. Ovviamente, non possono conoscere le specifiche problematiche territoriali e i disagi che possono avere i cittadini, ad esempio, di un comune di montagna”.