Cominciamo le nostre chiacchierate con Lorenzo Bianchi, corrispondente del Resto del Carlino in Medio Oriente.

In  che contesto si inserisce questo attentato?

“La cosa che precede Parigi, a mio avviso, è molto significativa. Mercoledì i Kurdi  riescono a riconquistare Sinjar, che è una località ai piedi della montagna omonina (dalla quale scapparono gli yazidi, quando ci fu la grande avanzata dell'Isis). E' uno snodo fondamentale, perché crea un cuneo nelle linee di comunicazioni fra Raqqa, la capitale del Califfato e Mosul,  la principale città del nord Iraq, anche questa occupata dalle truppe dell'Isis. Quindi si tagliano i rifornimenti fra queste due decisive città e per l'Isis lo smacco è stato grande.”

 

Questo attacco è stato dunque ordinato per rispondere ad una sconfitta..

“…molto grave sul campo.”

 

Parliamo dei Kurdi, il popolo che fino ad ora ha combattuto l'Isis in maniera esplicità. Sono quelli che, sul campo, si oppongono alle milizie del califfato, ma, al contempo, sono osteggiati dai paesi vicini e solo gli americani, negli ultimi tempi, hanno fornito gli strumenti per resistere alle avanzate del califfato. Che ruolo giocheranno?

“Io sono convinto che i Kurdi avrebbero un grossissimo ruolo se riuscissero a superare le loro divisioni. Attualmente i Kurdi siriani stanno dando vita a progetti che prevedono, fra l'altro, la parità assoluta fra donne e uomini, e non ne vogliono sapere dei Kurdi iracheni.  Questi ultimi, a loro volta, consentono ai giornalisti un solo visto di passaggio per andare dal Kuridistano iracheno verso quello siriano e gestiscono con il contagocce perfino i permessi per le Ong. L'altra divisione è che i kurdi turchi sono una realtà a sé.”

 

Torniamo a Parigi: un attentato eclatante ma unico, o inizio di una serie di continui attacchi in Europa?

“Non è facile rispondere, io posso soltanto prendere per buone le dichiarazioni che hanno rivendicato l'attentato e che dicevano: adesso tocca a Roma, Londra e Washington. Però, nessuno sa dire se quelle minacce sono vere ”.

 

L'Italia era stata sempre fuori dai conflitti mediorientali. Può reggere?

“Se regge non significa che ci sia un accordo (più o meno segreto), può essere solo un calcolo di convenienza. Abbiamo visto il caso del centro di reclutamento di Merano, quindi per l'Isis può essere funzionale non attirare l'attenzione sulle proprie attività.

 

Oggi tutti sono nel mirino, che conseguenze avrà questo evento sul fenomeno migratorio?

“La grande paura è che questa situazione porti acqua al mulino della destra xenofoba presente in ogni paese europeo e, purtroppo, succederà proprio questo. E sappiamo bene che è la risposta sbagliata. Quella auspicabile vede invece l'inclusione, far sentire a chi è arrivato in Europa che entrano in una comunità che si prende cura di loro. Cioè, quello che è successo negli Stati Uniti, un paese che nasce con il principio dell'accoglienza. Là, quando si ottiene la cittadinanza si fa una grande festa. Qui non succede.”

 

Marco Guidi, corrispondente di guerra per il Resto del Carlino e il Messaggero ha potuto vedere e seguire direttamente la nascita del radicalismo islamico in Afghanistan.

Perchè tante congetture sugli obbiettivi? Si scelgono quelli più facili..

“…e non solo. Abbiamo assistito ad un perfetto esempio di guerra asimmetrica, dove non si confrontano più due eserciti classici. Da una parte ci sono forze armate tradizionali, e dall'altra quelle non tradizionali, che si immergono nella popolazione e colpiscono con kamikaze e piccolissimi gruppi suicidi. L'obbiettivo vero è distruggere la qualità morale del “nremico” più che i corpi delle persone, poi scompaiono (o si fanno saltare in aria).”

 

Ma con quali obbiettivi?

“Tre, tutti importanti. Il primo è la volontà di colpire la Francia, paese che sta combattendo contro l'Isis, poi si voleva colpure la Francia simbolo della laicità e infine bloccare la visita in Italia e Francia del nuovo presidente iraniano Rohanni (che ha sospeso il viaggio). E nella guerra feroce fra sunniti e sciiti mettere in difficoltà l'Iran poteva essere una scelta politica molto importante.”

 

Quindi due obbiettivi, contro l'Occidente e contro le “empietà” islamiche.

“Nella lettura del fondamentalismo ci sono due case e quella della guerra è oggi la più attiva. La Francia può pure chiudere le frontiere, ma il nemico è già in casa, fra quei sei milioni di musulmani di seconda o terza generazione che non sono integrati, e che anzi sono stati in qualche modo rifiutati dalla società francese. E che nelle galere che frequentano molto presto hanno preso contatto con il fondamentalismo. Ed è una fesseria individuare gli immigrati come l'origine dei mali. Gli immigrati fuggono dal terrorismo, sono le prime vittime di questo movimento e solo Salvini può sostenere questa tesi (anche se mi rendo conto che non è politico da riflessioni complesse). Qualche infiltrato ci può essere, ma nella stragrande maggioranza sono persone disperate che scappano dalla guerra.

 

E cosa può succedere in Italia?

“So che non è bello da dire, ma da noi non si tratta più di capire se succederà qualcosa, ma quando capiterà. Perché colpire Roma è altamente simbolico, soprattutto per chi, come gli uomini del califfo, vede solo nemici da colpire per garantire la purezza dell'Islam. E abbiamo visto che le stragi in Medio Oriente coinvolgono prima di tutto quelli che l'Is definisce miscredenti islamici.”

(m.z.)