È vero che è stato colpito uno dei miti della nostra gioventù. I luoghi di Parigi, i suoni di Parigi, gli odori di Parigi. Ma ripetere che quest'atto cambia l'Europa e che giovedì è arrivata la jihad a casa nostra mi pare ipocrita, o come sempre, figlio della nostra imperdonabile smemoratezza. Quanti ricordano che 11 anni fa alla stazione Atocha di Madrid sono morte oltre 190 persone ed un anno dopo a Londra altre 52. Evidentemente pochi. E Charlie Hebdo è solo di qualche mese fa, così come i volti pietrificati dei leader mondiali che sfilavano contriti ed impotenti. Il presunto pragmatismo che ci fa stringere la mano ad Erdogan pur sapendo che per mesi ha fatto scorrazzare i terroristi dell'Isis in Turchia, e però ci fa trattare con sufficienza Putin perché è cattivo in Ucraina e così vuole Obama, è davvero pragmatismo o incapacità di maturare una visione strategica? Ed è questa credo, fatte salve le tragedie dei morti, la vera tragedia di Parigi. È saggio “fingere” di ignorare il possibile ruolo della Russia nell'affrontare il nido di vipere che noi, o almeno gli americani, hanno creato in Medio Oriente? Ha senso continuare a “fingere” bombardamenti che non scalfiscono il nido di vipere, mentre non sappiamo quali e quante vittime civili provoca e quali obiettivi vuole raggiungere? Ed infine, la ragazza italiana morta, giovane volontaria di Emergency, mentre i geniali gridano “i buoni sono complici” (Salvini) e “vi avevamo avvertito” (Meloni). Od anche: “Emergency è un'associazione anti occidentale mascherata da ospedale ambulante. Va isolata e boicottata” (Rondolino). Sarebbe bello trarre qualche conseguenza da quanto dicono alcuni analisti meno superficiali: che gli islamici la guerra se la stanno facendo fra loro, e gli attentati in Europa non servono a farci guerra ma ad allontanarci dalla loro area di contesa. E sarebbe bello non ascoltare le opinioni semplicistiche e un po' fanatiche che invece fioccano.

 Brindisi.

 

(Salvatore Scaglione)