La terra di mezzo può stare dappertutto. In giro per il Pianeta vi sono una infinità di terre di mezzo. Noi vi vogliamo parlare di quel fazzoletto di regione Emilia Romagna che comprende il territorio di Imola e dintorni. La “nostra” terra di mezzo si è dimenticata da tempo dell'etichetta di “isola felice” che le era stata coniata per la sua capacità di anticipare i tempi, di promuovere innovazione economica, sociale, culturale. Ora, semplicemente, non è più così.

La “nostra” terra di mezzo oggi è in profonda crisi di identità. Sta lì in mezzo tra Bologna e la Romagna, ma non ha mai deciso con chi stare. Ci sentiamo romagnoli nel sangue, ma guardiamo a Ovest perché guardare ad Est è da provinciali. Pensavamo di meritare il titolo di Provincia, ma non ci abbiamo mai creduto fino in fondo, ricercando autonomie che un tempo valevano qualcosa, ma che oggi con la Città metropolitana valgono meno di zero.

Siamo stati un distretto industriale di primo ordine, grazie in particolare alla cooperazione, ad alcune grande aziende private e ad un artigianato diffuso, ma ora le crepe che si sono aperte difficilmente si rimargineranno in tempi stretti e, forse, mai se le idee che circolano sono ancora quelle del mattone, dei centri commerciali, dell'autodromo così come era nel passato.

Rischiamo di vivere di ricordi, pensando di essere grandi innovatori, intanto però il mondo va avanti e noi arranchiamo continuando a seguire vecchie chimere.

Le nostre “Cronache” vogliono provare di raccontare questo mondo con la speranza di incrociare, ogni tanto, eventuali segni, fatti, accadimenti positivi, che posso (ri)generare speranze da tempo assopite.

La sanità del futuro prossimo

Riorganizzazione, risparmio, razionalizzazione, riduzione degli sprechi, efficienza: sono queste le parole più usate nella sanità quando ci si trova di fronte a cambiamenti più o meno importanti. Solo le parole che usano i direttori generali quando subentrano, le stesse che si usano in caso di modifiche organizzative. Chiaramente la parola tagli è stata bandita da ogni tavolo.

Ciò che ha vissuto la sanità imolese è stata una lunga stagione di tagli, mai compensata da vere e proprie politiche riorganizzative. Andare ad incidere su poteri e prassi consolidate è sempre stato un terreno spinoso per chiunque. D'altra parte la sanità, a qualsiasi livello, è uno dei luoghi dove la commistione tra politica, affari e gestione del potere si è elevata all'ennesima potenza, con tutto ciò che esso ha comportato soprattutto nel male.

Da tempo stiamo vivendo una lenta ed inesorabile perdita di competenze e autonomie. Oggi siamo di fronte ad un ennesimo passaggio, forse quello finale dove l'Ausl imolese annegherà nella ben più vasta sanità metropolitana.
Nessun lamento a priori, nessuna difesa del piccolo è bello e buono. Forse, e questa è una speranza, in un contesto più vasto la qualità dei servizi può migliorare, la qualità delle cure ne può risentire positivamente. Basta volerlo, però.

Ciò che invece si chiede è la decenza di spiegarci cosa sta succedendo veramente e dove si vuole andare a parare e quali saranno le conseguenze per i cittadini, perchè, se il buon giorno di vede dal mattino, allora la preoccupazione è alta. Raccontiamo solo una storia delle tante che si potrebbero raccontare.

Gli esami del sangue sono sempre stati una delle pratiche che richiedevano meno tempi di attesa. Ora però assistiamo a degli allungamenti dei tempi per fare l'esame e per ricevere gli esiti non usuali.
Ma non solo.

Una mamma si reca dal pediatra per un problema di salute del figlio. Gli vengono prescritti una serie di esami da fare tramite prelievo del sangue. La prima cosa che fa è entrare nel suo fascicolo sanitario e provare a prenotare direttamente. Non c'è verso, quegli esami non si possono prenotare.
Va bè, allora si va in una farmacia. La dottoressa, molto gentile, l'informa che uno degli esami prescritti con il prelievo che verrebbe fatto a Imola non si può fare e, visti i tempi di attesa molto lunghi per il prelievo normale e l'urgenza degli esami, le consiglia di provare all'Ausl di Ravenna per verificare se si può fare il tutto a Faenza. 
Ma come? Si tratta di un prelievo di sangue. Già capita che la provetta va a Bologna per le analisi, perché allora per quell'esame non è possibile? Non esiste spiegazione plausibile.

Allora prova con Ravenna, chiaramente non si può prenotare da Imola, bisogna andare alla prima farmacia della provincia di Ravenna, quindi a Castel Bolognese. Ma anche qua niente da fare. Gentilmente la farmacista le dà il numero verde della sanità regionale, alla quale la signora telefona per chiedere numi su quell'esame. L'esame si può fare solo tramite prelievo a Bologna e Ferrara, ma non si può prenotare telefonicamente, occorre andare in una farmacia. Ma in questo caso Imola, provincia di Bologna, non va bene, bisogna andare nella prima farmacia facente parte dell'Ausl bolognese, quindi ad Ozzano, provincia di Bologna. Alla faccia dell'Ausl metropolitana, del Cup 2000, del sistema circolare per il quale ognuno può farsi curare dove vuole.

La signora parte per Ozzano, finalmente, non senza difficoltà per i tempi di attesa, riesce a prenotare e, udite udite, il prelievo non lo farà al Sant'Orsola o altro ospedale di Bologna, ma in un poliambulatorio di San Lazzaro. Ma come all'ospedale di Imola no e al poliambulatorio di San Lazzaro sì. Misteri della vita…, anzi della sanità. Comunque per evitare ulteriori problemi paga già la prestazione.

Tutto a posto, quindi. Niente affatto. Il giorno prima del prelievo il bambino si ammala (colpa della sfortuna, non certo dell'Ausl). Telefona al numero verde e ha la conferma che con l'influenza il prelievo non si può fare. Pazienza. Altra telefonata per spostare l'appuntamento. Niente da fare. Bisogna tornare ad Ozzano. Nuova prenotazione e allungamento di una quindicina di giorni per trovare il primo posto libero a San Lazzaro. Finita così? Macchè, la signora avrebbe dovuto ripagare il ticket, perché quello già pagato (per lo stesso prelievo) non vale per la nuova prestazione. Per il primo pagamento, bontà loro, le spetta il rimborso che, però, potrà chiederlo solo al presidio nel quale doveva sostenere la prestazione, quindi a San Lazzaro.

Arrivati a questo punto sinceramente a noi girava già la testa, non però alla signora, che ha voluto togliersi uno sfizio. Tornata a Imola si è rivolta ad un poliambulatorio privato. Risultato: il prelievo, con tutti gli esami richiesti, era possibile farlo a Imola in tempi molto più stretti, con l'invio dell'esito a domicilio nel giro di una decina di giorni. Costo: 2 euro in più rispetto all'Ausl.

Cosa avreste fatto voi?

Cup 2000, 3000, 4000, fascicolo elettronico, Ausl metropolitana e ancora efficienza, razionalizzazione, riorganizzazione, lotta agli sprechi: cosa ci azzecca tutta sta roba di cui si riempiono la bocca ogni volta che ci devono raccontare di tagli con la storia che abbiamo appena raccontato?
Che sia questa la sanità, pubblica, del futuro che hanno in testa?

In attesa di capire dove andremo a finire ci sorge un'ultima domanda (retorica?): chi ci guadagna in questo marasma?

(Valerio Zanotti)