Bisogna anche saper cominciare,

 e cominciare col delineare le vie.

 Edgar Morin

 

 Anche per costruire un castello di sabbia bisogna avere un'idea di quel che si vuol fare, conoscere le maree, scegliere il punto giusto sulla battigia.

 E avere uno scopo, come un nipotino da rendere felice.  Altrimenti, lì con paletta e secchiello in mano fai la figura dello scemo.  L'azione politica si é sempre basata su una concezione del mondo, dell'uomo, della società.

 Quella della sinistra la chiamano ideologia, quella della destra fine delle ideologie, ma è la stessa cosa.  Né l'una né l'altra sanno come risolvere i problemi del mondo globale.  Quella movimentista, che si definisce per contrapposizione a destra e sinistra, non sa nemmeno cos'é lei: può abbattere castelli, non costruirne di nuovi.

 Il pensiero politico, scrive Morin, é al suo grado zero. Nessuno può rallegrarsene. Perfino parlarne é motivo di turbamento. La classe politica non riesce ad abbracciare la complessità, a tener conto dei contesti, delle interrelazioni, delle contraddizioni.

 A guardare all'individuo, alla società, alla specie.  A comprendere che siamo entrati nell'era planetaria, che servono nuovi paradigmi culturali. La rigenerazione del pensiero politico, conclude Morin, suppone una riforma del pensiero.

 Ed è di qui, la più ardua delle imprese umane, che deve ricominciare una sinistra che non riesce più a influenzare le dinamiche ecologiche, economiche e sociali della società-mondo.  E si rintana in logiche domestiche, astiose, prive di visione, di previsione, di progetto.  Renzi è una figura discutibile, molti dirigenti del PD fanno passare la voglia di votare, ma nella sinistra imparata che gli si contrappone non si coglie un dubbio, un accenno di autocritica, il bisogno di andare a sua volta oltre i propri limiti. Una sola cosa é chiara: il nemico è il PD . Onestà vorrebbe che questa condizione di inadeguatezza venisse imputata ad altri solo dopo aver valutato la propria. E invece  siamo tutti lì a rinfacciarci vizi antichi e nuovi senza accorgerci che ci stiamo guardando allo specchio, che il male é differenziatamente comune. Il pensiero unico dominante sta portando il mondo in un vicolo cieco ma dalla sinistra tutta sale un odore di acque stagnanti. Sappiamo che trovare le risposte é diventato difficile: la decrescita felice sta svanendo come un miraggio nel deserto della crisi e anche la crescita infelice del bel tempo andato sembra sfuggirci, in un'Europa più povera e ingiusta. Quanto alla crescita felice, che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa. L 'addebito a classi dirigenti che si pretendono illuminate non é di non possedere risposte che neppure noi abbiamo ma di ignorare il precetto che Socrate pone a fondamento della conoscenza:” Come non sapevo così neppure credevo di sapere”. Non ci si aspetta che lo dica Salvini, ma uno di sinistra si. Abbiamo davanti passaggi dolorosi e ineludibili che diventeranno impervi se non ci attrezziamo ad affrontarli. É quello che Barbara Spinelli chiama ” pensare il difficile ” : il rifiuto di una consolatoria convenzionalità scambiata per valore. È giusto ritenere che niente di quel che viene rappresentato come modernità può essere accettato acriticamente perché nasconde spesso l'ingiustizia verso gli uomini e verso la terra, ma non di rado la difesa statica dei valori, l'incapacità di dar loro una nuova, concreta espressione storica, diventa conservazione. Chi si propone di raccogliere le invocazioni di giustizia che salgono dal mondo deve disegnare equilibri economici e sociali nuovi.

 E costruire le condizioni per raggiungerli.Il resto non é politica. E non salva nemmeno l'anima. Ben oltre le ragioni e i torti il muro di incomunicabilità eretto a sinistra rappresenta un fallimento collettivo.  I grandi leader uniscono quel che é separato, non dividono quel che é unito. Renzi sembra non possedere questo dono, come non l'aveva D'Alema. E tuttavia, malgrado ambiguità e contraddizioni, la cultura di base del suo partito è ancora riformista. Il PD rimane il punto più avanzato o, se volete, meno arretrato della nostra fragile democrazia. Proporsi di restituire rappresentanza ai milioni di elettori di sinistra che manifestano il loro disaccordo con l'astensione è giusto.Se non lo fa il PD prima o poi qualcuno capace di ” delineare le vie” lo farà . Ma non é questo il modo, non sono questi gli uomini. Partecipare alle elezioni non per vincerle ma per farle perdere al PD , consegnare Roma alla Meloni e domani l'Italia a Casaleggio non delinea nuove vie, le cancella. Anche se é, lo dice la storia, sinistramente di sinistra. Ci deve essere un altro modo. Ma siamo sempre  lì.

 Servirebbero ” donne e uomini di grande qualità capaci di frequentare la modestia “.

 

 

 I maggiorenti

 

L'umanità, diceva Totò, si divide in uomini e caporali. Abituati a comandare, convinti di avere diritto a uno statuto speciale. Delle istanze disattese dei militanti ai caporali non importa granché. ” Il popolo della sinistra, la nostra gente, un applauso alle cuoche” e non molto altro. La soglia di sensibilità si alza, fino all'indignazione, allorquando il problema riguarda loro, i maggiorenti. Avvicendati in incarichi importanti, costretti ai margini del campo dove si giocano le partite che contano. Dove scalpitano dissimulando la frustrazione con l'indifferenza: avrò più tempo per occuparmi delle cose che contano nella vita, desidero star vicino ai miei cari, farò volontariato, ecco, si, farò volontariato.  Poi Chiamparino torna in campo.  Bassolino si alza e cammina. Fassina lancia un nuovo soggetto politico.  Zani una lista civica. Cofferati qualcos'altro inventerà. E ti chiedi se a spingerli siano le idee di giustizia che li hanno indotti a entrare in politica. O non piuttosto il rifiuto di rientrare nei ranghi. L'impossibilità di essere normali.

 Uomini e basta.

 

(Guido Tampieri)