Imola. Il comitato “Vediamoci chiaro” sulla discarica Tre Monti torna all'attacco in vista della Conferenza sui servizi di lunedì 4 aprile presentando alcune osservazioni in Regione e alla Procura di Bologna sulle risposte date da Hera considerate “in gran parte carta inutile” da Marco Stevanin che fa parte del gruppo di lavoro con Cinzia Morsiani, Giulia Baldisserra, Giovanni Orlando, Fabrizio Bianchi, Alessandro Buscaroli che lavora al dipartimento di Scienze biologiche dell'università di Bologna e dall'avvocato Giuseppe Farina.

Gli aspetti fondamentali, illustrati dalla Morsiani, sono tre e riguardano la questione del percolato, l'inquinamento delle acque pericolose e la Valutazione di impatto sanitario (Vis).

Percolato – “Intanto Hera ha detto alla Regione che il progetto precedentemente presentato è stato superato – spiega la tecnica imolese – parlando di nuovi investimenti in buona parte già effettuati relativamente al percolatodotto, ma il progetto è ancora in fase di Via (Valutazione di impatto ambientale) e quello presentato in precedenza prevedeva l'uso temporaneo dei serbatoi presso la discarica. Non c'è nulla di chiaro poiché il percolato allo stato attuale non è ricevibile dal depuratore Santerno per cui è inconcepibile costruire una condotta di 10 km senza prevedere un trattamento che lo renda compatibile con l'impianto di depurazione a cui è destinato”.

Inquinamento acque pericolose – “Gli sforamenti analizzati pure da Arpa su elementi inquinanti importanti quali nichel, cromo esavalente, arsenico, nitriti e altri vengono minimizzati da Hera che sostiene come sia il terreno ad aver inquinato la discarica, per loro è normale ma per noi no. E' vero che nei terreni agricoli ci possono essere sostanze capaci di rilasciare inquinanti, ma non certamente in valori così alti e superiori ai limiti di legge come si evince dagli stessi grafici di Hera. E' indispensabile l'immediata messa in sicurezza dell'area perché la situazione non è per niente sotto controllo”.

Valutazione di impatto sanitario –“Le stime di rischio di Hera sono basate su un modello di esposizione entro i due chilometri dal centro dell'impianto. Ma la popolazione, in quel raggio, è molto scarsa e in realtà si dovrebbe eseguire uno studio sui 3-5 chilometri per capire se ci potrebbero essere ricadute sulle città di Imola e Riolo Terme. Per di più, l'ampliamento della discarica Tre Monti è previsto proprio in un'area dove non andrebbe effettuato perché più pericoloso rispetto a quello dove si trova ora e in zona sismica 2, media come quella de L'Aquila”.

Infine, cosa accadrà dopo lunedì 4 aprile? Quelle del gruppo di lavoro coordinato da Stevanin sono perizie preliminari e osservazioni volontarie. Poi toccherà all'ufficio di Via dare o meno il sì al raddoppio della discarica Tre Monti anche se la Regione potrebbe decidere in autonomia. E la possibilità di un esposto? “Penso che lo faremo, ha dei profili penali e dobbiamo lavorarci con l'avvocato. Comunque non siamo fermi su tale punto”, conclude Stevanin.

(m.m.)