Imola. Chissà quanti sanno che domenica 17 aprile gli italiani dovranno recarsi alle urne per il referendum sulle estrazioni di petrolio in mare, il cosiddetto Referendum sulle trivelle? Forse non tanti, anche se dopo mesi di silenzio in questi giorni la tornata referendaria ha avuto un inaspettato “pubblicità” grazie all'ennesimo inciampo del governo Renzi, che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi. La ministra è stata intercettata al telefono mentre rassicurava il fidanzato sul passaggio di un emendamento alla Legge di stabilità che avrebbe sbloccato il sito petrolifero di Tempa Rossa in Basilicata, per il quale il fidanzato è indagato con l'accusa di traffico di influenze illecite proprio per i suoi rapporti con il ministro.

La vicenda, se ancora ce ne fosse bisogno, dimostra come le estrazioni di idrocarburi siano un affare per pochi, che speculano a spese dei territori. L'esempio sono i danni economici causati dalla subsidenza: alcuni studi riportano come l'abbassamento di 1 centimetro all'anno comporta, nello stesso periodo, una perdita di 1 milione di metri cubi di sabbia su 100 km di costa, che significa spendere annualmente 13 milioni di euro per il ripascimento delle spiagge, contro i 7,5 milioni di euro all'anno ottenuti come Royalties dalle compagnie petrolifere.

Questo referendum ha una valenza storica in Italia perché è il primo ad essere stato ottenuto dalle Regioni, in particolare da nove Consigli regionali (erano dieci poi l'Abruzzo si è ritirato) che hanno raccolto le firme necessarie per indire il voto popolare. E il paradosso che sta vivendo sta nel fatto che molti di questi Governatori sono del Pd, lo stesso partito del Premier Matteo Renzi che ha invitato gli italiani a non andare a votare (accodandosi così ad “illustri”predecessori come Bettino Craxi e Silvio Berlusconi).

Fatto sta che domenica 17 gli italiani dovranno votare su questo quesito: «Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Il referendum, quindi, non propone un alt immediato e generalizzato. Chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Una norma che è stata introdotta dal Governo Renzi nella Legge di stabilità 2016, quando in precedenza le concessioni, pur lunghe nel tempo, avevano una scadenza. Un favore che, certamente, le lobby petrolifere hanno accettato di buon grado.
E' utile ricordare che l'esito del referendum avrà validità se andrà a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”.

Nel silenzio e nell'imbarazzo dei partiti di governo, a portare avanti l'informazione sul voto sono alcuni partiti d'opposizione e, soprattutto, i cittadini organizzati in comitati referendari. Ad Imola è sorto il Comitato Referendum Sociali che, accanto alla battaglia per il sì del 17 aprile, si impegnerà nella raccolta di firme su tre grandi temi: la scuola e la sua centralità nell'intervento del pubblico, la salvaguardia dell'ambiente e una strategia energetica che guarda al futuro, i beni comuni, a partire dall'acqua.

“Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili deve essere sostituita progressivamente e senza indugio… La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca dello sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare… Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri”. Sulla scia delle parole di Papa Francesco raccolte nell'enciclica “Laudato si'” sulla cura della casa comune, il comitato imolese affronta gli ultimi giorni prima del voto con una campagna di informazione tesa a contattare più cittadini possibili.

“L'enciclica dichiara, per ben 21 volte, che il nostro stile di vita è insostenibile e che bisogna cambiare (capitolo VI) facendo richiesta – almeno 35 volte – di nuovi stili di vita che devono essere vissuti a tre livelli: personale, comunitario e politico. Noi crediamo che Papa Francesco abbia ragione – affermano i rappresentanti del comitato -. Ad Imola abbiamo raccolto le adesioni di diverse associazioni, ma anche di tante persone che hanno aderito a titolo personale e che stanno collaborando pur senza grandi esperienze precedenti. Ci stiamo facendo conoscere e stiamo raccogliendo adesioni. In questi giorni il nostro impegno è diffondere la consapevolezza dell'importanza del Sì alla prossima consultazione referendaria del 17 aprile”.

Così con poche risorse, ma molta volontà verranno organizzati banchetti ed altri sistemi di diffusione delle informazioni. “Dentro il comitato ci sono tante persone diverse accumunate da valori comuni. Speriamo che il volantino che abbiamo redatto e firmato insieme possa contribuire a risvegliare questi valori comuni in altre persone. Anche per questo e, soprattutto, per le parole di Papa Francesco per sabato 9 e domenica 10 aprile e la settimana successiva abbiamo intenzione di intensificare questa attività anche nei pressi di scuole, chiese e parrocchie”.

Per informazioni info.comitatoreferendumsociali@gmail.com

(Valerio Zanotti)