“Pensi che giocando d'azzardo, se insisti, presto o tardi vincerai e potrai diventare ricco?”
“No, perché ci sono solo una probabilità su 15 milioni che io riesca a vincere un milione di euro. E' 8 volte più probabile che io venga centrato da un fulmine!”. Chissà se qualcuno dei 3.224 studenti di tutte le scuole superiori di Imola ha dato l'esatta risposta ad una delle due domande aggiuntive che chiudevano il questionario sul gioco d'azzardo distribuito da Caritas diocesana, Comune e Usl di Imola.

Anche se è successo si è trattato di una goccia nel mare. Infatti, il quadro che emerge è ben diverso, come spiega Stefano Gardenghi dell'Unità Dipendenze patologiche commentando i risultati dello studio, che ha coinvolto praticamente il 100% della popolazione scolastica imolese degli istituti secondari di 2° grado e che è inserito nel progetto “Il gioco che non diverte”.

Il gioco d'azzardo, dove chi partecipa scommette, senza la possibilità di tornare indietro, cose di valore, soldi o altri beni, ha un esito che per definizione è legato alla sorte o al caso: “Come tecnico mi ha colpito la risposta del 40% (38,6%, ndr) dei ragazzi giocatori, che pensa che ci sia una strategia per vincere: è un'illusione pericolosa immaginare di potere acquisire l'abilità e avere il controllo”.
Ciò indica che sono radicate fin dall'adolescenza false credenze e non conoscenza, come sottolinea l'assessore comunale Elisabetta Marchetti.
Si tratta di un fenomeno di costume e culturale in cui è coinvolta anche la famiglia, che fornisce qualche volta pure i modelli di comportamento.

Spiega ancora Gardenghi: “Il 54% gioca per vincere denaro: c'è una ricerca sistematica di guadagnare, con una minoranza di ragazzi che gioca anche parecchio, oltre 100 euro a settimana. Un altro dato che mi ha interessato è che il 35% gioca per passare il tempo: emerge il tema preoccupante e centrale della noia. La noia del giocatore è un vuoto interiore e il gioco è una sorta di autocura”.
Tutti i dati statistici del questionario li ha illustrati Alessandro Zanoni della Caritas.

Sul fenomeno
Un terzo dei ragazzi che ha risposto alle domande, pari a 1021 studenti (31,7%), non è toccato dal gioco d'azzardo: cioè ha barrato “no” agli interrogativi: “Negli ultimi tre mesi hai giocato almeno una volta ad uno o più dei seguenti giochi?” e: “Qualcuna delle persone che conosci gioca d'azzardo?”. Quasi un terzo invece ha un familiare o un conoscente che gioca e sono 1.160, cioè il 36% quelli che hanno risposto affermativamente e quindi giocano con una certa frequenza.
Nel computo delle schede risulta anche che 3013 ragazzi su 3224 sono coinvolti direttamente o indirettamente dalla questione: un impressionante rapporto quasi di uno a uno.

Sui giocatori
I minorenni rappresentano il 75,1% dei giocatori delle scuole superiori (861), nonostante ci sia il divieto al gioco per chi non abbia compiuto i 18 anni; 24,9% (285) sono invece i neo maggiorenni, studenti del 4° e 5° anno delle superiori.
I ragazzi rappresentano il 56,3%, pari a 631 e le ragazze il 43,7% (489).

Sui giochi
Sono il 68,4% a preferire il “gratta e vinci”, cioè 794 studenti, di cui l'82% è rappresentato dalle ragazze giocatrici, mentre il 27,9% va a scommettere nelle apposite agenzie. Si tratta di 324 adolescenti e viene evidenziato che il dato deve comprendere per forza anche i minorenni a cui pertanto non viene chiesta la carta d'identità.
I giochi di carte con denaro in palio vengono scelti dal 24,1% degli interrogati mentre il 13,6% fa giochi d'azzardo on line (158) e l'11,2% usa le slot machine (130).
Il totocalcio viene scelto solo dal 16% dei ragazzi (186 studenti). “Si tratta di una modalità di gioco che non attira più: passa troppo tempo tra il momento del gioco e il suo esito” spiega Gardenghi. Invece il giocatore oggi ha a disposizione giochi facilmente accessibili che scatenano emozioni forti legate all'attesa della risposta immediata e anche alla possibilità di ripetizione: giochi on line, lotto istantaneo, ecc. esaudiscono questa esigenza e possono creare la dipendenza.

Sul quanto
L'84,2% gioca meno di una volta a settimana (946): si tratta di ragazzi solo “alfabetizzati” alla pratica. Il 6,1% di coloro che gioca lo fa più di tre volte alla settimana cioè 69 ragazzi: si tratta del 2,1% della popolazione scolastica degli istituti superiori imolesi.
La maggior parte, pari all'87,4% gioca meno di 10 euro a settimana, ma il 3,2% ha mediamente a disposizione più di cento euro a settimana (35 ragazzi). Da dove arrivano i soldi? Le paghette sono così cospicue?

Sul perchè
Il 54,4% gioca per vincere denaro (631); il 34,5% per passare il tempo (400) e il 22,5% per sfidare la sorte (261).
Tra la frequenza di gioco e l'entità delle somme giocate, c'è una percentuale compresa tra il 2,1% e il 4,3% di ragazzi a rischio di sviluppare una patologia.

Il principale impegno rivolto ai giovani è quello di educare, tentando di sradicare le distorsioni cognitive. Una montagna quasi insormontabile da superare con le poche forze in campo, che devono anche scontrarsi con i “pusher” del gioco d'azzardo, tra cui c'è pure lo Stato. Loro hanno a disposizione gli strumenti: ne sono solo un piccolo esempio i numerosi “gratta e vinci” che ti restituiscono la cifra spesa, dando comunque la falsa illusione di una piccola vincita e creando la fidelizzazione al gioco.

Le iniziative sono varie. Luca Gabbi della Caritas le elenca: “Ci siamo mossi concentrandoci sulla prevenzione: stiamo facendo interventi nei bienni delle scuole superiori, abbiamo creato e diffuso volantini, abbiamo portato video e filmati. Vogliamo anche coinvolgere i medici di base in modo che abbiano un occhio di attenzione sui propri pazienti. Per quelli che si rivolgono a noi, che sono soprattutto i familiari dei giocatori si prevede un percorso e l'invito a contattare il Sert o il gruppo autogestito 'Giocatori anonimi'”. I giovani poi occorre andare a cercarli e offrire loro luoghi e occasioni di incontro diverse da quelle che conoscono per passare il tempo.

E il Comune? Ne parla l'assessore: “E' partita la campagna slot free della Regione con l'adesione di tre esercizi commerciali uno a Sesto Imolese, uno in Pedagna e uno in centro; si è costituito parte civile nel processo 'black monkey' (relativo ad un'organizzazione che faceva profitti con il gioco illegale, ndr) e incontrerà la guardia di finanza in merito al tema dell'acquisto dei 'gratta e vinci' da parte dei minori”.

Tutte azioni lodevoli, ma paiono ancora poca cosa. L'obiettivo, ambizioso, dovrebbe essere in ultima istanza quello di arrivare a far dare in maggioranza risposte negative alla domanda iniziale e a quell'altra presente sul questionario: “giochi per provare emozioni forti o sfuggire a problemi, preoccupazioni, pensieri sgradevoli?”.
Solo un numero esiguo di ragazzi dovrebbe potere affermare: “gioco per provare emozioni forti”, “per passare il tempo”, “per divertirmi, non in modo esagerato”, “se insisto nel giocare primo o poi vinco”, “mi fanno giocare mamma/nonna”; “non gioco ma non ci vedo nulla di male”.

L'incontro in comune è stato anche l'occasione per promuovere l'iniziativa del movimento Slot Mob prevista in piazza Matteotti, sabato 30 aprile a partire dalle ore 17. Con lo slogan “Facciamo festa per riscoprire e promuovere il gioco come bene relazionale” si sono fatte promotrici dell'evento numerose associazioni: dal Movimento dei Focolari insieme ad altre associazioni cattoliche, passando per Libera, fino alla Casa culturale islamica e ai Canterini e danzerini romagnoli. Saranno in piazza per proporre i giochi tradizionali e per “diffondere la cultura del consumo responsabile e spingere a premiare quegli esercizi commerciali che hanno rinunciato ai profitti delle slot machines” spiega uno degli ideatori, Giancarlo Bonzi.

Il movimento è nato proprio per “non lasciare soli quei bar e quelle attività che hanno detto no all'azzardo”.
Ci sarà anche l'intervento dell'economista Luigino Bruni, tra i fondatori di Slot Mob.
“Stiamo cercando di creare un coinvolgimento sempre più ampio della società civile con l'obiettivo di arrivare ai tavoli ministeriali per chiedere la limitazione del gioco d'azzardo e della sua pubblicità“.
Il traguardo: arrivare a declinare il famoso “può nuocere alla salute” del tabacco, anche al gioco d'azzardo.

(Caterina Grazioli)