In un paese come il nostro ormai la politica è più marketing che contenuti. Il tweet azzeccato sposta più voti di una buona legge. E alcune leggi, con un'adeguata cura semantica, diventano a “tutele crescenti” e salvano sia le banche sia i risparmiatori – più le prime. Su questo palcoscenico il referendum popolare del 17 aprile ha messo in scena i migliori “attori”, professionisti del mestiere.

Quegli attori che, solo due anni fa, Renzi avrebbe voluto rottamare e mandare ai giardinetti e che sono stati solo in parte abilmente sostituiti, hanno fatto di tutto per spostare l'attenzione sulla scenografia. Riuscendo a trasferire il contenuto del quesito referendario sulle trivellazioni in mare sullo sfondo, quasi dietro le quinte del palcoscenico.

Nei vari interventi degli esponenti del Governo e della sua maggioranza nessuno si è soffermato sulla necessità, non velleità, di accelerare il processo di conversione alle fonti rinnovabili finché siamo ancora in tempo – cioè ancora vivi. Nessuno ha rappresentato agli elettori che hanno pagato un “biglietto” da 300 milioni di euro per esercitare un diritto democratico, e avrebbero meritato di essere adeguatamente informati, che le estrazioni di idrocarburi non generano profitti per le comunità ma sonore perdite, come avviene in Emilia Romagna. Per non parlare dei danni ambientali e alla salute certificati da pubbliche agenzie europee.

Nemmeno dalle istituzioni di garanzia si assistito a quel “buon esempio democratico”. Il Presidente della Repubblica Mattarella, riportano le cronache, non è andato a votare la mattina, come i suoi predecessori, ma dopo cena.

Agli spettatori della politica che si sono accontentati dell'abile messa in scena pare non sia interessato più di tanto il quesito referendario. Si sono fermati allo scoppiettante spettacolo di contorno. Ma per tanti cittadini non è bastato, non si sono distratti. Molti, 15 milioni, si sono recati ugualmente ai seggi, e non solo perché avevano pagato anche loro il biglietto. Sono andati per affermare che lo spettacolo forse sarà stato pure accattivante ma povero di contenuti. Quelli li hanno messi loro superando l'80% di sì. Un grande coro di no alle trivelle.

Ecco, lo Stato non può non avere sentito le loro voci. Sono tanti, troppi, perché si possa affermare che “chi ha perso deve farsene una ragione”. Sul piatto della bilancia “politica” i numeri contano e per esempio dicono che la coalizione guidata dal partito democratico, che ha vinto le ultime elezioni, quelle del 2013 e attualmente governa con Renzi, lo fa con poco più di 10 milioni e 300 mila voti e in una regione come la nostra il Governatore Stefano Bonaccini sceglie per tutti i cittadini in forza della preferenza di circa il 18% degli elettori, pari a poco più di 615 mila votanti.
I cittadini non hanno perso, semmai sono le nostre regole democratiche che devono essere riformate e rese aperte e non blindate, alle istanze di cambiamento che vengono dalla società civile.

(Caterina Grazioli)