Reggio Emilia. Brescello era già stato commissariato dopo le dimissioni del sindaco Marcello Coffrini – in quota Pd – alla fine di gennaio del 2016.

Coffrini, come ha messo in evidenza il video fatto dai ragazzi di Cortocircuito (https://www.youtube.com/watch?v=QYXt277d6dY), aveva affermato che Francesco Grande Aracri – condannato già per associazione mafiosa e fratello del boss Nicolino, ritenuto a capo della 'ndrina imputata nel Processo Aemilia – era una persona per bene, gentile ed educata e, sempre durante l'intervista, aveva affermato con sicurezza che la mafia nel paese non fosse presente.

Ed è invece proprio dalla provincia di Reggio Emilia, tra Quattro Caselle, Brescello e altri paesi della bassa reggiana, che, a partire dagli anni '80, la 'ndrina dei Dragone e poi dei Grandi Aracri ha iniziato a costruire un impero, spartendosi la ricca Emilia Romagna.

L'Operazione Aemilia e poi il processo Aemilia, che ha iniziato ora la fase dibattimentale a Reggio Emilia, ha scoperchiato questo sistema, facendo tremare la Regione e mettendo davanti agli occhi di tutti quello che era stato già portato all'attenzione, ma quasi sempre ignorato, tramite diversi processi di mafia celebrati in Emilia Romagna ma anche grazie al lavoro di associazioni e di giornalisti.

 

A Brescello, in particolare, grazie alla collusione tra mafia e politica, già dai tempi in cui era sindaco Ermes Coffrini – padre di Marcello – il gruppo imprenditoriale vicino ai Grande Aracri aveva beneficiato di una delocalizzazione di terreni, nei pressi di via Pirandello, dove poi costruirono.
Fu inoltre realizzato un centro commerciale che aveva una destinazione produttiva, ma che venne trasformata in commerciale, così che poterono beneficiarne personaggi legati alla 'ndrina.
Sono questi alcuni degli episodi riferiti negli atti della Relazione conclusiva della Commissione d'indagine, inviata a Brescello il 10 giugno 2015, commissione che costituisce il primo passo previsto dall’art. 143 per lo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Dopo ciò che ha stabilito stamattina la Corte dei ministri e dopo la conferma del Presidente della Repubblica, inizierà una fase, che durerà dai 12 mesi fino a un massimo – tramite proroga – di 24, in cui, tenendo in considerazione le anomalie riscontrate, verranno attuati i provvedimenti necessari per rimuovere gli effetti più gravi per l'interesse pubblico.

 

(Sofia Nardacchione)