“Insieme possiamo costruire una cultura della prevenzione in materia di sicurezza e salute sul lavoro”. Così Guy Ryder, direttore generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), ha dichiarato nel messaggio celebrativo della Giornata mondiale del 28 aprile per la salute e la sicurezza sul lavoro.
Istituita nel 2003 dall'Ilo, la Giornata mondiale intende richiamare l'attenzione sul tema del diritto a un ambiente di lavoro sicuro e salubre a tutti i livelli. Per realizzarlo, datori di lavoro e lavoratori devono impegnarsi a mantenere i compiti di ognuno, accordando la massima priorità al principio di prevenzione.

In Italia la legge, nel corso degli anni, ha stabilito regole sempre più efficaci per prevenire gli infortuni sul lavoro ed evitare i rischi per la salute dei lavoratori. Il testo di riferimento, il decreto legislativo n. 81 del 2008 (che ha sostituito il precedente D.Lgs n. 626 del 1994 noto anche come “626”), impone al datore di lavoro (e ad una serie di altri soggetti) di eliminare le fonti di pericolo collegate allo svolgimento di una determinata attività lavorativa all'interno di un determinato contesto.
Le azioni di prevenzione, quindi, devono adattarsi alle singole realtà nelle quali si va ad operare, coinvolgendo nel procedimento anche i lavoratori.
Per questo motivo la normativa prevede tre momenti fondamentali. Nel primo (la c.d. “valutazione dei rischi”) l'impresa individua i rischi ai quali sono esposti i lavoratori. Nel secondo vengono adottate le misure di sicurezza ritenute più idonee ad eliminare o comunque a contenere i rischi. Nel terzo i lavoratori vengono informati sui rischi ai quali sono esposti e viene loro data una formazione adeguata per l'utilizzo dei sistemi di sicurezza.

Nonostante la legislazione sia operativa da molti anni ed abbia portato ad una progressiva diminuzione degli infortuni sul lavoro (dal 2006 al 2015 sono calati del 31,8% e quelli mortali del 14,4%), si assiste, sia a livello nazionale, ma anche nel territorio imolese ad una situazione di stallo, se non di ripresa degli incidenti. Nel 2015 a livello nazionale anche se sono lievemente calati gli infortuni sul lavoro, sono cresciute, dopo un decennio, le morti bianche. E' il quadro che emerge dai dati dell'Inail. In totale le denunce all'Inail di infortunio, dal gennaio al dicembre del 2015, sono state 632.665 con una riduzione del 3,92% rispetto alle 658.514 dello stesso periodo del 2014. Le denunce di infortunio mortale, invece, sono state 1.172 in aumento del 16,15% rispetto alle 1.009 di gennaio-dicembre 2014. Sono stati colpiti soprattutto i lavoratori più 'anziani': l'incremento maggiore è nella classe tra i 60 e i 64 anni (+42,2%), dove si è passati da 83 a 118 denunce di infortunio mortale.
Il dato del circondario imolese, riportato dall'Ausl, riferisce che nel 2014 sono accaduti 1.940 infortuni sul lavoro con un leggero aumento rispetto ai 1.900 dell'anno precedente.

Sono in aumento poi in Italia anche le malattie professionali: nel periodo gennaio-dicembre 2015 si sono registrate 58.998 denunce, con un aumento del 2,6% rispetto al periodo gennaio-dicembre 2014 (57.485).

Il percorso da fare è lungo e lastricato, come accade ora, da interruzioni ed anche inversioni di tendenza. Non è difficile ipotizzare alcune delle cause che ciclicamente deteriorano il lavoro e incidono sulla sua “salubrità”: l'indebolimento di una reale contrattazione collettiva solidale, la precarietà del lavoro, bassi salari e svalutazione del lavoro manuale e di quelli più rischiosi o disagiati, la frantumazione dei processi produttivi e la frammentazione delle stesse imprese, la sempre presente tendenza alla riduzione dei costi dell'attività imprenditoriale, i controlli insufficienti sulle numerose irregolarità nelle aziende e l'aumento dell'età media dei lavoratori.
Su molti di questi aspetti si può intervenire e dare un cambio di rotta.

La sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre ad essere un diritto di ogni lavoratore, rappresenta un fattore economico rilevante. Secondo l'analisi dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, infatti, il costo degli infortuni e delle malattie professionali è pari, ogni anno, al 4% del PIL mondiale, per una cifra che raggiunge i 1.251.353 milioni di dollari.
E, il direttore generale sottolinea che, nel mondo “ogni anno, sono oltre 313 milioni i lavoratori che hanno infortuni non mortali sul lavoro, ovvero 860.000 al giorno. Ogni singolo giorno, 6.400 persone muoiono per un incidente sul lavoro o per una malattia professionale, 2,3 milioni di morti l'anno. Con questi numeri, gli incidenti o le malattie legate al lavoro possono certamente essere considerate come uno dei principali problemi sanitari a livello globale”.

(Caterina Grazioli)