E' di questi giorni l'ennesimo proscioglimento di Consiglieri regionali della nostra Emilia dall'accusa, non poco grave, di aver inserito tra i rimborsi spese, importi derivanti da acquisti effettuati per uso personale.
Poco importa se i prosciolti appartengono a questo o quel raggruppamento politico e pure la diversità di importo poco conta: qui si intende discutere della sostanza. La sostanza dell'agire.

Non posso aver dubbi: il “mestiere di giudice” non è affatto facile. Assumere decisioni ed emanare sentenze per effetto delle quali tuoi simili vengono privati della libertà, cadono su di loro conseguenze a volte devastanti o pene pecuniarie non lievi non è cosa facile: occorre equilibrio, equità e profonda preparazione nella materia.
Riuscire, con serenità e sicurezza, a distinguere tra prove vere ed inconfutabili, prove indiziarie, reperti ed esami non sempre certi, testimonianze a volte certe e altre lacunose, dichiarazioni mendaci o veritiere non è cosa facile.
Naturalmente prima dell'esame da parte del giudice, il tutto passa tra le mani e viene esaminato da parte del Pubblico ministero: spetta a lui esaminare le “prove o i documenti” raccolti dalla polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, valutarne la portata, la veridicità, la pertinenza e presentare il “conto” al giudice: in base alle prove raccolte e documentate, visti i codici di legge n° … ecc. ecc. si chiede la condanna per l'imputato a …. ovvero l'ammenda per l'importo di …. ecc…

Ma torniamo ai nostri Consiglieri: l'ultimo in ordine di tempo, se ben ricordo, era stato giudicato colpevole per il maltolto e per lui era stata richiesta una condanna a 1 anno e sette mesi di reclusione: una pena di non poco conto, sia per l'entità della stessa che per il devastante effetto che avrebbe avuto sulla persona.
Un politico che ruba… la sentenza dichiara che “il fatto non sussiste”: assoluzione con formula piena e via! Tuttavia a me un dubbio rimane: ne scrivo ora per il semplice fatto che la vicenda si sta ripetendo e riguarda persone legate a partiti diversi, ma il ripetersi dell'errore deve sempre far riflettere.

Un Consigliere regionale può ricevere incarichi dalla Regione stessa di compiere missioni per le quali sostiene spese: viaggi, necessità di pranzare fuori sede, spese di alloggio, ecc. ecc. Passiamogli anche la spesa per aver acquistato un piccolo dono da offrire alla moglie del famoso presidente di azienda presso il quale era stato demandato dalla Regione stessa, chiudiamo gli occhi se, per il pranzo si è recato in un ristorante un po' troppo caro e sorvoliamo se per recarsi da Roma a Milano è passato per Napoli …, ma se tra i rimborsi spese rinveniamo la certificazione di spesa rilasciata da una farmacia indicante l'acquisto di 20 profilattici non posso aver dubbi: qui si riscontra l'illecito e non posso aver dubbi.
Ho viaggiato molto anch'io per lavoro, dormito in alberghi e consumato pranzi al ristorante, ho messo a rimborso le spese sostenute per riparare l'auto in seguito ad incidente occorso durante il tragitto effettuato per lavoro, rimborsi per migliaia di chilometri percorsi e poco altro.
Forse sono stato meno furbo di altri e quando ho offerto pranzi a colleghi in giro per l'Italia ho sempre pagato di tasca mia e non me ne pento, ma tra il richiedere la reclusione di una persona a 1 anno e sette mesi di carcere e assoluzione perchè il fatto non sussiste c'è un abisso e qualcuno mi deve delle spiegazioni.
I casi sono semplicemente due: o il Pubblico ministero non sa compiere il proprio dovere o il Giudice ha preso un abbaglio non da poco: la diversità di valutazione su prove tanto semplici da consistere in documenti, molte volte scontrini fiscali o ricevute di carte di credito, è tale che richiede lumi.
Il fatto poi si va ripetendo: non si tratta di un solo caso! Una buona parte del Consiglio regionale è stato colpito da avvisi di garanzia e ora, piano piano, se ne vanno tutti in libertà:innocenti come l'acqua di fonte.

La libertà di pensiero e di opinione è sacra, quindi lasciate a me la mia: il dubbio permane e non si tratta di dubbio di poco conto! Riflettete su voi stessi e sul vostro lavoro: ricevete l'incarico di approntare dieci assi di legno con le seguenti misure: un metro di lunghezza, trenta centimetri di larghezza per tre di spessore; presentate il lavoro e sbagliate la lunghezza, la larghezza e lo spessore: il capo reparto vi chiede se avete bevuto e vi ordina di ripetere il lavoro. Bis della vostra imprecisione e lui sorvola e vi prega di ripetere per la terza volta il lavoro. Non funzione così, eh? E qui si tratta di legno non di libertà!

(Mauro Magnani)