Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

Alcuni hanno riso, pochi hanno pianto, i più sono rimasti in silenzio.

(Robert Hoppenheimer)

 

Stabilito, una volta per tutte, che Renzi é il figlio segreto di Totò Reina e il responsabile del buco nell'ozono, in attesa di liberare il Paese dalla sua presenza che ostruisce il sentiero luminoso della rinascita guidata da Dibattista, Salvini, Meloni, Fassina e Barbagallo, resta da capire cosa stia accadendo nel partito nato per essere il punto di riferimento della democrazia italiana.

 Come sia stato possibile intaccare il capitale di credibilità, passando dall'essere, al netto della speculazioni mediatiche e del protagonismo dei magistrati, orgogliosi paladini della questione morale a imbarazzati destinatari di troppi rilievi giudiziari e comportamentali. Quando é nell'etica che una sinistra ancora stordita davanti alla storia che ne reclama vanamente la presenza, può ritrovare il filo dell'identità sepolta sotto le macerie di un muro, sperimentando se stessa nel mondo che cambia.

 I dirigenti del PD non si mostrano turbati. Sembrano considerare queste vicende non sintomi di un malessere da curare ma semplici episodi che la magistratura deve giudicare. La formula ” la giustizia faccia il suo corso” non è tuttavia sufficiente per rispondere al disagio degli elettori, ai cattivi pensieri dell'opinione pubblica, all'impoverimento delle risorse umane nei territori. Non si governa Napoli da Roma. E forse nemmeno Lodi.

 Dove le manette paiono eccessive, come la disinvoltura del primo cittadino.

 Vengono al pettine i nodi della sciagurata dispersione delle energie civili suscitate dall'Ulivo e di una rottamazione che non è stata vivificante ricambio di uomini e di idee ma solo avvicendamento al potere, privo di criteri guida e povero di qualità.

 Sbaglierebbe chi pensasse che alla gente non importi granché, che la sola cosa che conta sia acchiappare il topo sfuggente della ripresa, non importa come.

 Che, in fondo, le rivolte si fanno per il pane, non per l'immoralità dei governanti.

 Sbaglierebbe perché l'etica dei comportamenti é causa e rimedio di buona parte dei mali d'Italia. Ha ragione Renzi a dire che la lotta alle mafie deve accomunare i partiti e non diventare motivo di speculazione politica, ma questo presuppone che ognuno faccia tutto quello che deve per ripulire le stanze di casa propria e per evitare che entri altra polvere.

 Poi accada quello che può,perché le condizioni ambientali in alcune aree del Paese sono degradate al punto di pregiudicare anche gli intenti di una politica onesta.

 La prima volta che sono andato a Scampia ho provato un senso di terribile impotenza. Nè saprei da che parte cominciare a Caserta. Dove, da sottosegretario, in occasione della crisi della diossina, ho probabilmente stretto mani equivoche. Da un diamante non nasce niente ma dal letame non sempre nascono i fiori. Per un amministratore sensibile alle pressioni camorristiche ce ne sono dieci minacciati. Bisogna provare. Anzi, meglio di no. Aiutare gli imprenditori onesti, dice Saviano.

 Poi scopri che il responsabile della legalità di Confindustria in Sicilia è indagato per mafia. È successo qualcosa. Nei partiti.Nei rapporti fra politica e società. Nella società, che non produce sufficienti anticorpi.

 Quando il degrado è profondo, poi uscirne é difficile. C'è bisogno di testimonianze di integrità personale ma anche di scelte collettive. E di solidarietà con chi opera in condizioni estreme. Meno moralismo e più vicinanza. Il problema Renzi l'ha ereditato. Dubito che ne sia contento e che gli giovi. Chiedergli di fare di più é giusto. Imputargli di non averlo risolto è ridicolo. La vecchia guardia sono i Bassolino, i Pittella, i DeLuca. La nuova non si sa cos'è. Una classe politica di vaglia non s'improvvisa.  Né si crea dall'alto. Neppure se Renzi fosse il migliore dei leader possibili, e non lo è. È Grillo, non Renzi a dire che la mafia non esiste. Per sconfiggerla sono necessari sviluppo e una forte classe dirigente. Determinata, disinteressata, intelligente. Difficile da trovare in tutte le forze politiche e in tutto il Paese. Bisogna provare a fare con quello che c'è,sperare che basti e, pian piano, ricostruire con criteri migliori. Importante é avere coscienza del momento, e trasmetterla. Se il messaggio è onesto, la gente capirà. Se le dai fiducia, la ricambierà. Corresponsabilizzazione è la parola chiave.

 Altrimenti gli sforzi sono destinati a fallire. Ci sono più patti per lo sviluppo nella nostra storia che stelle in cielo.

 Interventi straordinari che, fino all'avvento delle Regioni, hanno impegnato ingenti risorse, senza grandi risultati. Dopo le cose non sono andate meglio. Ora si torna all'antico, con pochi soldi. Confidando di spenderli meglio. Anche se non c'è nulla, negli uomini, nelle logiche, nei territori che garantisca un esito diverso dal passato. Solo una crescita della coscienza civile può riuscirci. Sostenuta da una politica che progetta il futuro, che scalda i cuori e stimola l'intelligenza, che restituisce significato alla partecipazione dei cittadini.

 I partiti avranno la voce per cantare nuove canzoni?

Primo maggio

Mentre ne celebriamo la festa, sul lavoro le persone muoiono più di prima. Dicono che i datori di lavoro ne sono dispiaciuti. E ci mancherebbe. A questa civiltà post moderna, liberata dagli impacci del passato, tuttavia non importa granché. Per 500 omicidi all'anno schieriamo 5-6 corpi e 2-300.000 uomini a tutela dell'ordine pubblico.  A fronte di 1.000 morti sul lavoro ci sono, credo, qualche centinaio di ispettori. La gente inferocita si affolla davanti alle telecamere per invocare più militi a salvaguardia dei nostri beni. Nessuno grida più la vergogna per un primato che i governanti non vantano.

Requiescant in pace.

In cielo non si deve competere.

(Guido Tampieri)