La lettera pubblicata qualche giorno fa che denunciava un caos nella raccolta rifiuti a Ravenna non mi ha sorpreso più di tanto: la denuncia rappresenta uno dei tanti campanelli di allarme determinati dalla natura spuria della stessa Hera.

Un paio di anni fa ebbi l'occasione di visionare i dati di bilancio di due annate della SpA Hera e pervenni alla stessa conclusione: la società scivolava lentamente ma con trend costante verso supporti finanziari a sostegno dell'attività primaria.
A mio avviso (ma per la verità non solo mio) si viene a determinare una situazione gestionale inevitabile vista e considerata la natura primaria della società (Aziende municipalizzate pubbliche impegnate nella gestione di beni di primaria importanza per l'utenza cittadina) ora trasformata in Società per Azioni, a forte partecipazione privata (oltre il 40%).
Si deve poi tenere in debito conto il particolare non insignificante che la partecipazione pubblica, a vario titolo e forma, fa bella mostra di sé nei bilanci degli enti pubblici stessi e lo stesso stacco cedola (per il 2015 uno stacco di 0.9 centesimi ad azione per un valore di mercato poco sopra i 2.5 € ad azione) rappresenta un'entrata non indifferente per le esangui casse dei comuni.
Il risultato finale di tutte queste considerazioni e dati di fatto evidenzia una gestione aziendale non più specificatamente indirizzata ad una non solo corretta gestione del bene, acqua o gas che sia, finalizzata ad ottenere un buon servizio e un prezzo ottimale per l'utenza finale, ma determinata ad ottenere un buon risultato di gestione e a mantenere un valore sul mercato azionario tale da rappresentare una ottimale copertura nel conto capitale dell'ente pubblico, comune o partecipata che sia.

Non ci si deve quindi stupire se ora le direttive nazionali ora le indicazioni di qualche controllore pubblico vengono disattese, perché all'interno del consiglio direttivo, pur con diverse nature di partecipazione, non sono presenti schieramenti in contrasto tra di loro, ma nature di scopo diverse tendenti a fini del tutto simili.
L'utenza ne subisce, ovviamente, le conclusioni, ma non è del tutto corretto affermare che la gestione dei beni primari debba essere assegnata esclusivamente in mano pubblica ( la raccolta dei rifiuti urbani e non può non essere considerata di indubbia utilità e necessità) in quanto, nei momenti attuali di ristrettezza finanziaria l'ottenere un buon risultato (finanziario) può non dispiacere troppo anche all'ente pubblico, che illustrerà con dovizia di particolari tutto quello che si riuscirà a fare in ambito cittadino disponendo di entrate consistenti derivanti da tali gestioni, abilmente sottacendo che, inevitabilmente, di altro non si tratta se non di una tassazione camuffata, senza dimenticare che anche la partecipazione privata vuole la sua parte.

Le aperture di mercato verso le fonti energetiche hanno finito per determinare una concorrenza pesante (chi si sarebbe sognato di entrare in concorrenza con una Azienda municipalizzata nella fornitura di energia elettrica o gas?) e gli attuali prezzi ultra-bassi dei combustibili solidi, liquidi o gas hanno fatto il resto: indirizzi di bilancio sempre più ristretti e margini di guadagno con percentuali ad una cifra sola. Ci sorprende che almeno dalla raccolta di rifiuti si cerchi di guadagnare qualcosa?

(Mauro Magnani)