Risiede nella natura delle cose: ogni aumento tariffario viene accompagnato da proteste, nascita di gruppi antagonisti e chi più ne ha più ne metta. Gli aumenti poi possono essere considerati eccessivi, non ben scaglionati e mille altre posizioni.
Nella nostra realtà l'auto è fortemente presente e rappresenta a tutt'oggi un bene di consumo decisamente irrinunciabile. Se poi desideriamo discutere circa il corretto uso della stessa, le abitudini errate che l'uso dell'auto facilita e i costi della stessa, potremmo non finire più di discutere. Da un lato, per semplificare, le mille cose che le quattro ruote rendono facilmente realizzabili e, dall'altro, il non corretto uso che se ne fa.

L'Amministrazione comunale decide per l'aumento delle tariffe per poter parcheggiare nelle zone centrali della città e si scatena un vero e proprio putiferio, accompagnato da una raccolta firme di protesta che sta raccogliendo un notevole successo.
Non sorprende la levata di scudi da parte dei commercianti del centro storico e neppure quello di un'associazione di categoria che li rappresenta. Sorprende, e non poco, che l'esperienza di altri, non riesca a penetrare nella nostra realtà suggerendo di osservare i fenomeni da un punto di vista diverso: ritenere che l'aumento dei prezzi dei parcheggi nel centro storico possa rappresentare un disincentivo alla frequentazione da parte dei cittadini del centro stesso della città, dopo la splendida e vistosa esperienza bolognese circa la pedonalizzazione della “T” sta a rappresentare con forza e decisione quanta strada ancora noi si debba percorrere prima di riuscire a comprendere una chiara e a volte diversa realtà delle cose.

Approfondite analisi di urbanisti e studiosi dei problemi relativi al mutare del nostro approccio alla vita in comunità che mutano per conformazione, tipologia e dimensione identificano in aspetti decisamente diversi tali mutazioni: il nascere di centri aggregativi al di fuori della cerchia cittadina, il degrado qualitativo purtroppo diffuso delle zone centrali delle nostre città e l'insorgere di “abitudini” diverse per tipologia e forma nella quotidianità di noi tutti assommate alle diverse condizioni economiche determinano la situazione di scelte diverse da parte degli abitanti delle nostre città.

Restando nella nostra realtà, una media città di provincia, l'esame della situazione è presto fatto: un centro commerciale come il Leonardo attira numerosissime frotte di “gironzolanti” nella “vasca” centrale del centro stesso, attratti dal tepore invernale mentre fuori fa freddo e dal refrigerio estivo mentre fuori fa caldo, le mille luci e le altrettante tentazioni consumistiche creano situazioni di “desiderio” non semplici da eliminare, mentre la forte diminuzione della disponibilità economica nelle tasche di molti cittadini penalizza sia il centro commerciale che quello storico (i negozi chiudono sia nel centro della città che nel centro Leonardo).

La zona centrale della nostra città (come del resto quella di Bologna) di origine medioevale mal sopporta l'ingresso delle auto, sia per la tipologia sia per la dimensione dei varchi carreggiabili: i luoghi adatti alla sosta delle auto sono pochi e l'inquinamento (sia chimico che ambientale) in ambienti quasi chiusi all'aerazione naturale diviene pesante. Se a ciò si aggiunge la nostra pessima abitudine che vede molti di noi utilizzare l'automobile per percorrere il tratto di strada che va dalla nostra abitazione al bar-ritrovo che dista duecento metri dalla porta di casa nostra il gioco è fatto. La presenza di auto in movimento o in sosta, all'interno della stretta zona centrale cittadina, è fortemente antagonista al piacere di passeggiare o sostare, da parte di pedoni, nell'area stessa.

Una deciso e coraggioso aumento della zona esclusivamente pedonale (le antiche mura medievali ne potrebbero suggerire il perimetro), l'ingresso in tale realtà riservato esclusivamente ai residenti (non più di un'auto per entità familiare), tariffazione “salata” per i non residenti che cercano di parcheggiare in centro accompagnata dalla presenza di parcheggi limitrofi a tale zona a costo zero o quasi, potrebbe fornire segnali “qualitativi” alle nostre abitudine quotidiane.
Renderci poi finalmente conto che il mutare delle condizioni economiche (discutere di questi aspetti richiederebbe spazi e tempi impossibili da includere tra queste poche righe) della popolazione restringe il campo dell'unità marginale ponderata (termine squisitamente economico che definisce quanto desideriamo e possiamo spendere per qualsiasi servizio offerto dalla controparte) e quindi della possibilità di spesa (da qui la necessità di ricorrere ai grandi “stores” alla ricerca di prezzi più bassi per non parlare degli out-let) è forse la causa principale della scarsa propensione alla spesa di molti di noi.

Se poi desideriamo discutere del fatto che l'Amministrazione comunale stia cercando di far cassa con i parcheggi per poter sostenere molte altre spese che potrebbero essere fortemente riviste, ci risentiamo in altra occasione.

(Mauro Magnani)