“Il più alto numero di disoccupati dal Dopoguerra, 8600 nel 2015 nel circondario con il concreto pericolo che alla fine degli ammortizzatori sociali tali lavoratori potrebbero trovarsi senza alcun reddito, oltre a 13mila persone che si sono rivolte al Centro per l'impiego, fanno comprendere come una ripresa generale non ci sia anche se le imprese che riescono ad avere forti esportazioni si trovano certamente in una situazione positiva”. Per il segretario della Cgil Paolo Stefani la crisi è ancora evidente anche se qualche segnale positivo c'è “ma bisogna vedere che, se pare emergere la tendenza a una maggiore stabilizzazione dei contratti nel 2015 rispetto al 2014, non è possibile prevedere se si tratti di un fenomeno estemporaneo o meno avendo il contratto a tempo determinato mutato profondamente le proprie caratteristiche per mezzo del Jobs Act. Alla fine dei tre anni di decontribuzioni, vedremo i risultati”.

E' stato poi Carlo Fontani dell'Ires a illustrare le prime tendenze del sesto Osservatorio sull'economia e il lavoro nel circondario che sarà presentato in modo completo venerdì 27 maggio nella sala delle Stagioni alle 20 alla presenza di Stefani, del presidente di Alleanza cooperative Domenico Olivieri e del presidente della delegazione imolese di Unindustria Bologna Marco Gasparri.

“I flussi demografici nell'Imolese – spiega Fontani – sono cresciuti nel 2015 anche se in misura minore alla Città metropolitana di Bologna a causa degli stranieri che sono calati per quanto riguarda uomini del Marocco, Tunisia e Romania, ma cresciuti grazie soprattutto a donne provenienti dall'Est-Europa. Si denota infatti un invecchiamento della popolazione che richiama sia badanti sia imprese al femminile nei settori della sanità e assistenziali aumentate dal 2011 al 2015 dal 20,5 al 21,5%. Ciò a fronte di un calo delle imprese giovanili e l'imprenditoria straniera è solo all'8,3% per una diminuzione complessiva, rispetto al 2014, di ben 115 imprese attive nel 2015 soprattutto nelle costruzioni, nel manifatturiero e nell'agricoltura che sta però riuscendo a mantenere gli stessi livelli occupazionali ristrutturando e formando imprese più grandi e più solide”.

“Crescono le assunzioni – conclude Fontani – dopo un 2014 negativo, nel 2015 è positivo di 869 unità con una domanda di lavoro più forte fra gli italiani rispetto agli stranieri. Il numero di contratti a tempo indeterminato è più che raddoppiato dopo le attese di decontribuzione nel 2014. Ma anche il lavoro interinale continua a crescere dal 20,9% del 2014 al 22,15% nel 2015. Nonostante tutto il contratto a tempo determinato continua a essere quello prevalente con il 56,7% sul volume totale”.

(Massimo Mongardi)