Imola. Avremo ancora un'Ausl come l'abbiamo sempre intesa o dovremo riconsiderarne i servizi, e i tempi di erogazione, in un futuro non tanto lontano?
Il dott. Andrea Rossi, direttore generale dell'Ausl di Imola dal dicembre 2015, sta governando l'integrazione del servizio sanitario del nostro circondario con quello più ampio della Città metropolitana di Bologna. Ci risponde ad alcune domande sulla configurazione della sanità imolese, sul tema spinoso del laboratorio analisi e il futuro dei dipendenti che ci lavorano.

La sanità imolese, la sua autonomia e le sue peculiarità, come si configureranno nel processo, ormai palese, di riorganizzazione che tende ad una centralità più marcata di Bologna?
“Come noto, l'istituzione della Città Metropolitana di Bologna nasce con l'obiettivo di realizzare un nuovo sistema istituzionale di carattere federativo e solidale tra le comunità che la compongono.
In questo territorio di oltre un milione di abitanti, contraddistinto da comuni dinamiche sociali, demografiche, epidemiologiche ed economiche, anche la costruzione di sinergie fra le politiche sanitarie, socio-sanitarie e sociali rappresenta una importante opportunità di sviluppo. Sul versante istituzionale, è l'istituenda Conferenza territoriale sociale e sanitaria, unica per l'intera area metropolitana, che dovrà garantire un esercizio congiunto delle funzioni di programmazione e regolazione strategica del sistema di welfare socio-sanitario, nell'ambito di una visione condivisa di forte cooperazione, con responsabilità coordinate dei vari soggetti istituzionali presenti sul territorio, ivi compresa l'Ausl di Imola, restando impregiudicate le rispettive prerogative di autonomia.
Sul versante dei servizi, il territorio metropolitano si contraddistingue per la presenza di diverse importanti infrastrutture di cura, di numerose funzioni di eccellenza, nonché di strutture di ricerca di rilevanza anche internazionale, che rappresentano per Imola un'irrinunciabile occasione di completamento della filiera di servizi dell'Azienda sanitaria, attraverso l'aggiunta di ciò che è mancante, necessario, o che è comunque utile a migliorarli; sul versante culturale, l'integrazione rappresenta inoltre il miglior antidoto contro i rischi dell'isolamento scientifico e professionale.
L'integrazione non costituisce semplicemente una scelta culturale e organizzativa ma anche l'attuazione di una nuova concezione della relazione tra servizi e cittadino: la collaborazione tra le diverse componenti del sistema è indispensabile per garantire la pratica attuazione dei principi dell'universalismo e dell'equità d'accesso alle cure.
Le eccellenze territoriali saranno salvaguardate, mettendo in campo nuove forme di sussidiarietà e con un forte sviluppo delle collaborazioni interaziendali: sia attraverso l'esercizio congiunto delle funzioni di supporto (amministrative, tecniche e intermedie) e sia attraverso lo sviluppo delle reti cliniche ospedaliere.
Le evidenze internazionali ci dimostrano che queste collaborazioni rappresentano un fattore fondamentale di qualificazione dell'offerta, in quanto migliorano e completano le performance dei servizi e riducono il disagio dei cittadini, attraverso risposte unitarie e compositive; rendono i servizi più accessibili, meglio coordinati e senza soluzione di continuità; garantiscono la sostenibilità del sistema, migliorando l'efficienza d'uso delle risorse, attraverso il conseguimento di economie di scala, di rete e di controllo aggregato dei livelli di spesa; incrementano infine la capacità innovativa, consentendo di superare le soglie critiche che rendono praticabili i necessari investimenti”.

Il futuro dei dipendenti della Ausl di Imola quale sarà? Ci sarà uno spostamento rilevante di personale verso Bologna?
“L'eventualità del trasferimento a Bologna riguarderà solo una minima parte dei nostri dipendenti, cioè quelli che operano in quei servizi di supporto per i quali si è delineato un progetto metropolitano di concentrazione di interi settori di produzione presso i centri di secondo livello a valenza interaziendale.
Ad oggi questo disegno progettuale è stato messo a punto per il solo laboratorio analisi, per il quale lo spostamento della sede lavorativa riguarderà poche unità di personale.
Per l'esercizio interaziendale della funzione di Laboratorio Analisi le aziende sanitarie metropolitane hanno individuato come modello giuridico quello della cessione del ramo d'azienda, per esigenze unitarie di governo delle risorse umane e diagnostiche, di sviluppo dell'automazione e di investimenti in nuove tecnologie: ciò significa che, in questo caso, i nostri dipendenti diventeranno dipendenti dell'Ausl di Bologna, sede del laboratorio centralizzato.
Le questioni relative allo spostamento ed al trasferimento del personale saranno oggetto di confronto con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, fatte salve le eventuali mobilità volontarie, con il consenso dei dipendenti”.

Alcuni servizi sanitari – come il centro analisi – hanno tempi di attesa molto lunghi. Per un esame del sangue si attendono anche 30 giorni. Cosa devono aspettarsi i cittadini in futuro?
“In termini complessivi, i tempi di attesa per le visite e gli esami diagnostici in questi ultimi mesi si sono ridotti in maniera davvero notevole, raggiungendo livelli di garanzia dello standard mai visti negli ultimi anni. Merito del fortissimo impulso regionale che ha messo al primo posto questo obiettivo e dell'impegno di tutti i professionisti coinvolti.
L'allungamento dei tempi per i prelievi è invece legato al particolare momento di riorganizzazione strumentale ed informatica del Laboratorio Analisi, come abbiamo più volte comunicato ai cittadini, ed è già in fase di rientro; entro giugno i tempi di attesa saranno azzerati, in virtù dell'inizio della centralizzazione degli esami presso gli hub metropolitani.
Il Laboratorio Analisi del Presidio ospedaliero di Imola entrerà così a far integralmente parte del Laboratorio unico metropolitano (Lum), struttura a responsabilità unica, inquadrata all'interno dell'Ausl di Bologna, organizzata secondo i principi delle reti Hub & Spoke, con articolazioni territoriali orientate ad assicurare una risposta appropriata, per qualità ed efficienza operativa, ai bisogni diagnostici della popolazione della Città Metropolitana di Bologna.
Il Lum, facendo largo impiego dell'automatizzazione della produzione, a regime sarà contraddistinto dal mantenimento presso l'ospedale di Imola delle sole funzioni di risposta rapida, mentre tutta l'attività analitica routinaria, quella speciale e non tempo-dipendente e quella per esterni sarà concentrata presso gli Hub metropolitani: le attività di CoreLab (esami per esterni ed esami specialistici) presso il laboratorio dell'Ospedale Maggiore e le attività di microbiologia presso il laboratorio dell'Aou di Bologna. Questa organizzazione consentirà un miglior controllo delle attività dei punti decentrati, mantenendo una elevata diffusione dei punti prelievo, essendo la lavorazione del campione eseguibile a distanza, con migliore qualità dei processi, derivante dal massiccio ricorso a nuovi investimenti, all'automazione e ad un più agevole raggiungimento delle soglie di qualità analitica.
Questo nuovo modello organizzativo non recherà alcun tipo di pregiudizio all'accessibilità ai servizi per il cittadino: i moderni strumenti di ICT e gli altri strumenti di logistica integrata consentono infatti oggi di mantenere inalterata prossimità dei servizi e la periferizzazione dei contatti con gli utenti (punti prelievo); inoltre, per la rilevantissima componente tecnologica e per i processi lavorativi che in essi si svolgono, gli interventi di centralizzazione potranno determinare miglioramenti nelle condizioni di sostenibilità economica e di sviluppo dell'innovazione, della qualità dei processi diagnostici e della standardizzazione dei risultati”.