Bologna. Nella (ex) Stalingrado d'Italia il candidato sindaco uscente Virginio Merola, bersaniano, poi infine pure lui renziano, va al ballottaggio con la candidata della Lega Nord Lucia Borgonzoni.

Una sconfitta amara che porta i segni di quel risicato 39% di preferenze raggiunte promettendo elettoralmente, e a pochi giorni dal voto, anche il bus gratis per i ragazzi delle scuole medie.
Una strategia elettorale, ma soprattutto di governo durante il mandato, che ha visto perdente il Pd bolognese che ha dissipato un patrimonio rilevante di voti.
Dalle ultime elezioni cittadine del 15 maggio 2011 al voto del 5 giugno 2016 il Pd felsineo ha perso (fonte Ministero dell'Interno, ndr) 12.000 elettori.
Passando da circa 72.000 voti a 60.000. Lo stesso candidato sindaco Virginio Merola ha perso 38.000 voti.

Dopo cinque anni di mandato amministrativo il segnale appare inequivocabile ed è diretto al partito che ha perso quell'identità caratteristica che gli elettori non gli riconoscono più, nel passaggio dal Pci della Bolognina al Pd del premier/segretario Renzi.
Un'identità di “sinistra” che si faceva carico, più di altre forze politiche, dei problemi della città e dei cittadini. Meno attenzione la riservava ai poteri forti e alle lobby di potere. Ora quello stesso partito ha perso, anche nelle alleanze e nella visione politica, la capacità di parlare al suo popolo ma soprattutto di risolvere le situazioni che i bolognesi ritengono prioritarie: il degrado della città, la sicurezza, il lavoro.
Tutto questo nella perseveranza di un'amministrazione che ha lavorato in continuità con scelte strategiche, anche precedenti, che paiono lontane anni luce dai bisogni reali.

Un People Mover (navetta aeroporto/stazione centrale ndr) che ha vissuto e vive vicende giudiziarie per reati gravi e che molti considerano inutile, vista la linea ferroviaria in parte già realizzata che collega il centro di Bologna e l'aeroporto. La vicenda del passante nord che ha visto il sindaco Merola dichiarare che si sarebbe fatto senza se e senza ma, salvo poi cambiare idea e appoggiare, poco prima delle elezioni, il nuovo progetto del “passante di mezzo” o, per dirla come alcuni critici, del “passante nel mezzo della città”.
La mitologica tangenziale delle biciclette nei viali di circonvallazione, snobbata dai bolognesi che si trovano imbottigliati più di prima nel traffico caotico della città medioevale. Aspetto positivo, dopo un calvario durato decenni, i T-days dell'assessore Colombo che rendono fruibile il centro storico, finalmente senza auto per alcuni fine settimana.

La somma fra le cose buone e quelle cattive di questa amministrazione comunale la fornisce la cabina elettorale, e non è un successo per il partitone.
Fra tutti il più premiato, anche se percentualmente con un risultato inferiore alla coalizione della candidata leghista, è il Movimento 5 Stelle. Un incremento di 9.000 elettori porta il Movimento vicino ai 30.000 voti di preferenza. Un incremento che in termini percentuali si attesta sopra il 30%. Il candidato Massimo Bugani ha ben da dichiararsi soddisfatto.

Il “civico” ex leghista Manes Bernardini da solo porta a casa praticamente gli stessi voti della tornata del 2011, quando era il candidato sindaco di Forza Italia e Lega Nord. E proprio quest'ultimo potrà essere l'ago della bilancia del prossimo ballottaggio. 20.000 voti che porterebbero la candidata leghista Borgonzoni ad un passo dal sindaco uscente. Se a questi voti si aggiungeranno quelli del Movimento 5 Stelle, che pare stia lasciando libertà di voto ai propri simpatizzanti, la rielezione di Merola appare molto incerta.
Da una parte l'abbraccio con Renzi e Verdini a Roma non ha pagato, anzi. Dall'altra forze politiche che hanno coalizzato un 60% di elettori contrari all'amministrazione uscente potrebbero ripetere quanto avvenuto nel 1999 fra Giorgio Guazzaloca (sindaco al ballottaggio, con il 50,69% ndr) e Silvia Bartolini del centro sinistra.

(Caterina Grazioli)