Ravenna. La crisi del settore edile è ormai cronica, ma contemporaneamente si parla di riuso, di consumo zero di territorio, di rigenerazione urbana. Cosa serve alle imprese edili per cogliere questa opportunità?

“Il settore dell'edilizia e delle costruzioni è ancora nel vortice della recessione. Rispetto al periodo precrisi il numero delle imprese e gli addetti sono diminuiti di circa il 60%.

E i segnali di ripresa, purtroppo, sono ancora flebili e poggiano, sostanzialmente, sull'effetto positivo delle incentivazioni per le ristrutturazioni edilizie e l'efficientamento energetico degli edifici che, giustamente, il governo ha mantenuto in vigore.

Senza la ripartenza dell'edilizia e delle costruzioni non si avvierà una fase certa di ripresa economica. Infatti è questo il settore che maggiormente funge da volano per altri comparti dell'economia, dai trasporti al movimento terra, fino ai servizi e alla manifattura.

Occorre allora prendere il toro della crisi per le corna.

Vanno fatte scelte forti e radicali, con la consapevolezza che nulla, nel settore, tornerà come prima e che la nuova fase dovrà sostituire il concetto di espansione con quello di rigenerazione urbana, di riuso del territorio e di ristrutturazione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente per renderlo più sicuro e meno energivoro.

La prima scelta da compiere è quella del rilancio degli investimenti pubblici. Qualcosa si sta muovendo ma troppo lentamente e con l'impiego di risorse ancora insufficienti.

Andrebbero pianificati, attraverso programmi pluriennali, interventi di messa in sicurezza e riqualificazione del patrimonio pubblico a cominciare dalle scuole e dagli ospedali, dagli alloggi pubblici e dall'edilizia carceraria fino al sistema museali e al patrimonio artistico e architettonico.

Sul versante imprenditoriale, oltre alla cosiddette grandi opere, il cui sblocco viene sempre annunciato e mai avviato, al punto che le nostre principali imprese di costruzione, reggono esclusivamente per la loro presenza sui mercati esteri, andrebbe affrontato il nodo della manutenzione e ammodernamento degli assi viari.

Lo stato in cui si trovano le strade in Italia e, da quando sono stati praticamente azzerati i fondi alle Province, anche nel nostro territorio, è, a dir poco, preoccupante.

Ma anche qui andrebbe affrontato il nodo dell'Anas e del suo ruolo e andrebbero messe in condizione le Regioni di poter intervenire per la riclassificazione del patrimonio viario, superando l'anacronistica divisione tra strade vicinali, comunali, provinciali e statali.

Noi, come Legacoop Romagna, abbiamo avanzato una proposta su cui nessuno si pronuncia, ma che andrebbe nella direzione giusta: destinare una percentuale tra il 5 e il 10% dei proventi degli incassi realizzati dai gestori delle autostrade, maturati nel territorio regionale, ad un fondo che alimenti la manutenzione ordinaria del patrimonio viario.

Accanto agli investimenti pubblici, vanno incentivati quelli privati.

Gli incentivi in vigore in edilizia andrebbero migliorati ed estesi per rendere possibile intervenire anche nei palazzi più grandi nei quali spesso le regole condominiali impediscono le ristrutturazioni.

Gli strumenti di incentivazione, inoltre, dovrebbero diventare norma urbanistica.

E' quello che chiediamo alle prossime leggi nazionali e a quella regionale in discussione.

Bisogna rendere convenienti le ristrutturazioni, le demolizioni e ricostruzioni rispetto alla realizzazione delle nuove costruzioni, attraverso nuove norme fiscali, altrimenti il settore non ripartirà.

Queste ed altre misure sono quelle di cui le imprese hanno bisogno.”

 

E' anche vero che il settore si scontra con una burocrazia che possiamo definire luciferina. Da anni si parla di semplificazione senza risultati. sarà adesso la volta buona?

“Oltre agli investimenti occorre una strumentazione normativa che consenta di utilizzare rapidamente e bene le risorse stanziate.

E qui la strada da percorrere è ancora molta.

C'è un problema di legislazione sia nazionale che regionale.

A livello nazionale manca una normativa chiara sul regime dei suoli.

Occorre limitare il consumo del territorio, ma, al tempo stesso, definire in maniera chiara una volta per tutte, il concetto di “pubblica utilità”, condizione per velocizzare le opere ed evitare contenziosi ingenti tra le parti.

A livello regionale occorre una nuova legge urbanistica che riduca i livelli di pianificazione, e semplifichi l'attuale strumentazione programmatoria (PTCP/PSC/POC/RUE).

Ma quel che più serve è la coerente e chiara applicazione delle normative che, specie quando chiama in causa istituzioni diverse, a cominciare dalle sopraintendenze, vedono allungarsi i tempi di discussione delle pratiche e approvazione dei progetti, e spesso prevalere rigidità interpretative che ostacolano la realizzazione degli investimenti.

Il problema non sta nel bisogno di deregolazione del settore: Anzi. Nel settore le regole servono, purchè siano chiare, facilmente applicabili e coerenti tra loro.

Vanno invece eliminati i troppi vincoli burocratici esistenti nelle normative numerose che regolano il comparto.

Come Legacoop partecipiamo a tutti i tavoli in materia, e con le nostre imprese delle costruzioni o dei servizi, mettiamo a disposizione del pubblico la nostra esperienza e la nostre professionalità.”