Imola. Stavolta il sindaco Daniele Manca non ha potuto evitare, davanti a un folto cordone di polizia il 25 giugno nel giorno della celebrazione dei 70 anni della Repubblica, del primo consiglio comunale e del voto alle donne, il comitato “Vediamoci chiaro”. All'entrata del teatro Stignani, un componente gli ha consegnato un volantino “galeotto” contrario al raddoppio, fra l'altro proprio in bellissimi calanchi dediti all'agricoltura, della discarica già più grande della Regione.

Manca ha parlato per pochi minuti con i contestatori, peraltro molto corretti, ribadendo che attende la Via (Valutazione di impatto ambientale) e una serie di indagini tecniche controbattuto dalla portavoce del Comitato Cinzia Morsiani la quale gli ha detto che “quelle del Comune e della Regione sono solamente scelte politiche che vanno contro la legge europea che impone in tempi certi di chiudere le discariche e aumentare il riciclaggio. Altra notizia, Manca ha telefonato alla Morsiani per ribadire che mancherà ancora una volta all'incontro con i cittadini del 27 giugno alle 21 al centro sociale La Stalla “perché non vuole essere ricoperto di insulti ma entrare nel merito”. Proprio quello che gli si chiedeva visto che saranno presenti diversi esperti del settore.

Una volta all'interno del teatro, il clima si è disteso davanti a 367 amministratori, tra ex sindaci, assessori e consiglieri comunali, che insieme ai loro parenti hanno preso parte all'iniziativa. La cerimonia è stata aperta dall'inno nazionale eseguito dalla formazione Saxtet, che fa parte della Filarmonica Imolese, a cui ha fatto seguito l'intervento di Paola Lanzon, presidente del Consiglio comunale, seguita da quello di Alessandro Mirri, vicepresidente del Consiglio comunale, poi Manca con le conclusioni affidate a Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali mordanese ed ex segretario del Pci imolese. E' stato Poletti a consegnare agli ultimi quattro sindaci che hanno preceduto Daniele Manca, una pergamena e il gagliardetto della Città di Imola. Si tratta di Bruno Solaroli (1976 – 1987), Marcello Grandi (1987 – 1992), Raffaello De Brasi (1992 – 1999) e Massimo Marchignoli (1999 – 2008). Nella pergamena, intestata nominalmente ad ogni singolo amministratore, è scritto: “Celebrazione Solenne 70esimo Anniversario della Repubblica Italiana – Nella ricorrenza dei 70 anni della Repubblica Italiana e del Primo Consiglio comunale eletto a suffragio universale esprimo viva riconoscenza per avere contribuito, nel ruolo di Amministratore della Città, alla crescita civile e democratica della Comunità Imolese” – Imola, 25 giugno 2016 – Daniele Manca, Sindaco di Imola. La stessa pergamena è stata consegnata, al termine dell'iniziativa, anche a tutti gli ex amministratori ed ai famigliari di chi non c'è più.

La presidente del Consiglio comunale Lanzon del Pd ha sottolineato come “non abbiamo bisogno di rottamare le istituzioni e neppure di rottamare le persone, purchessia. Abbiamo bisogno di rottamare invece, nelle istituzioni cosi come in ogni luogo della società, tutto ciò che si è incancrenito e che si e ammalato: abbiamo bisogno di rottamare i corrotti e i disonesti e abbiamo bisogno di permettere alla parte sana della società di potersi esprimere . Dobbiamo rottamare il potere per il potere , ovunque questo si annidi. Il potere come sostantivo è una degenerazione della politica. Il potere deve essere interpretato come verbo ausiliario; in questo caso è una parola che mi piace. Se il potere è il poter fare, il poter cambiare, il poter costruire è una parola bella , perché al servizio del bene comune. Il potere diventa l' obiettivo più nobile della politica. Mentre Il potere fine a se stesso è la sua degenerazione. L'ultimo pensiero va alle donne che accettarono la sfida nel 1946 di entrare in politica e a tutte quelle che nel tempo le hanno seguite. Nel primo consiglio comunale del 1946 su 40 consiglieri le donne erano 5 . Non è facile oggi essere una donna impegnata in politica, figuriamoci allora. I pregiudizi, gli stereotipi legati alla figura femminile, i condizionamenti culturali, la fatica oggettiva dell'impegno politico prevedono che una donna che decide ancora oggi di impegnarsi in politica debba essere pronta ad affrontare una grande sfida”.

Molto politico l'intervento del vicepresidente Mirri dell'Ncd: “Vorrei fare una chiosa sulla nostra Costituzione frutto della ritrovata libertà democratica. E' la più bella del mondo si dice. Ma seppur la più bella, come certe donne ad una certa età hanno bisogno di qualche ritocchino estetico, anche la nostra Costituzione ha bisogno di essere adeguata ai tempi che sono cambiati. Non solo in campo etico (siamo appena usciti da un tormentato periodo legato a temi di questa natura) ma anche ad esempio in campo educativo per il quale ormai siamo agli ultimi posti della classifica europea. Tra qualche mese ci sarà un referendum per confermare le modifiche introdotte dal Parlamento. Certo si poteva fare di meglio. Ma è un inizio. Peccato però avere perso anni preziosi. Bastava avere dato seguito alle analoghe modifiche costituzionali introdotte dall'allora governo di centrodestra. Certo anche quelle erano un inizio. Ma che se confermate oggi avremmo alle spalle alcuni anni di rodaggio sui quali intervenire con gli aggiustamenti necessari”. Insomma, è sembrato un annuncio del suo Sì al referendum del prossimo ottobre sulle riforme costituzionali”.

Manca ha scandito le tappe della storia: “Ho ricordato, rifacendomi ad Andrea Costa, la forte connotazione riformista, che si rispecchia nell'esito delle elezioni comunali del 24 marzo 1946: i quasi 26mila elettori imolesi, donne e uomini, determinarono con le loro scelte un consiglio fatto di 31 membri appartenenti alla sinistra, di cui 20 comunisti e 11 socialisti. Otto furono inoltre gli eletti della Democrazia Cristiana, uno del Partito Repubblicano, a riprova della presenza forte, significativa e operosa, nella società imolese, dei cattolici e del pensiero laico di derivazione mazziniana. Il clima che si respirava, in quel primo consiglio, era di profondo rispetto istituzionale e direi di consapevolezza di quanto fosse importante la costruzione delle regole”.

Le conclusioni del ministro Poletti sono state rivolte alla recente Brexit, l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa: “Vedo la clamorosa, gigantesca illusione della voglia di tornare indietro, di evitare di confrontarci con i problemi e le opportunità che la situazione di oggi ci offre. C'è qualcuno che pensa che oggi si possa tornare indietro, a costruire muri e a rinchiudersi nella propria nazione, senza capire la portata di fenomeni come la globalizzazione e l'evoluzione scientifica e tecnologica, con una velocità tale nei cambiamenti che supera clamorosamente le dinamiche ed i cambiamenti sociali. Tutto questo provoca paura e incertezza. Invece il nostro compito è quello di interpretare, governare e gestire questi processi attraverso la democrazia. Dobbiamo riuscire a coniugare la crescita e lo sviluppo con la giustizia e l'equità sociale. Questo è il grande tema che abbiamo davanti a livello internazionale come ad Imola. Ed anche l'Europa deve rendersi conto che deve affrontare questa sfida, oppure prenderà sempre più peso lo spazio e la voglia di tornare indietro. L'Europa della finanza e dell'economia non deve più essere separata da quella delle politiche sociali”.