Domenica 4 dicembre saremo chiamati alle urne per decidere sull'entrata in vigore della riforma costituzionale: l'ho votata convintamente alla Camera e voterò convintamente “Sì” al referendum. La revisione della seconda parte della Costituzione è equilibrata, organica e potrà migliorare la qualità dell'azione parlamentare. Con il superamento del bicameralismo paritario, per legiferare basterà il voto della sola Camera dei deputati nella stragrande maggioranza dei casi; il Senato dei territori sarà la voce delle Regioni ed esaminerà tutte le leggi che riguardano le autonomie, come è giusto che avvenga.

La Riforma introduce inoltre il referendum propositivo e di indirizzo, abbassa la soglia del quorum per quello abrogativo e detta regole (oggi assenti) per la discussione delle leggi di iniziativa popolare. Dunque amplia la sfera di decisione dei cittadini, in un'ottica di apertura democratica e di inclusione. Questi cambiamenti rendono più moderna l'architettura istituzionale del nostro Paese. La Riforma non modifica invece, in alcun modo, i principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini scolpiti nella prima parte della Costituzione. Che i padri costituenti vollero a presidio della democrazia e della libertà.
Il mio augurio, perciò, è che il 5 dicembre ci sveglieremo in un Paese che ha detto “Sì” a un cambiamento che guarda al futuro.

Voglio però aggiungere una cosa: qualunque sarà l'esito del voto abbiamo il dovere di governarlo senza delegittimare chi avrà perso, tenendo unito il Paese. Questo voto non deve essere vissuto come un trauma insanabile. La responsabilità di una gestione saggia del dopo voto sarà di tutti e in primo luogo spetterà al Partito democratico, perché è il principale partito di Governo e perché certamente è il principale autore di questa Riforma, assicurare stabilità politica, indipendentemente dalla vittoria del “Sì” o del “No”.

Sarebbe sbagliato drammatizzare l'esito del voto. Bisognerà invece essere lucidi, andare avanti con le riforme economiche e sociali, pensare al bene del nostro Paese. Sarà più facile farlo, ovviamente, attraverso un miglioramento sostanziale nella vita democratica. Anche per tutto questo, io voto Sì.

(On. Daniele Montroni)