Lugo (Ra). Anche in ambito culturale, così come in numerosi altri contesti, dobbiamo probabilmente rassegnarci all'idea di essere giunti alla fine di un ciclo di vita delle istituzioni pubbliche. E di non disporre al momento di alcun elemento certo, per immaginare se e quando (e soprattutto come) un altro ciclo potrà essere inaugurato.  

Quel che si percepisce non è solo l'effetto perverso e paradossale di una spending review che, al di là delle affermazioni di facciata, continua a trattare in molti casi la spesa pubblica in ambito culturale come un costo improduttivo, quando non addirittura un lusso indifendibile; ma anche la deriva di istituzioni formative, culturali e di ricerca, da troppo tempo disancorate da una visione condivisa e da un'organica cornice unitaria (prima di tutto nazionale), che ne motivi l'esistenza, la funzione e gli obiettivi.

In tale contesto, i Comuni, già alle prese con un sovraccarico di domande sociali a cui dare risposta e con problemi di bilancio difficili da gestire (complicati, di recente, dall'incertezza che grava su quel poco o tanto di servizi di rete che la Provincia riusciva a garantire), insieme con i loro teatri, musei, archivi, biblioteche, pinacoteche, ludoteche, scuole di musica, accademie e scuole d'arte da mantenere e da gestire, con i loro edifici di interesse storico, architettonico ed artistico da restaurare, conservare o valorizzare, con le loro le raccolte ed i loro fondi di varia natura da catalogare, conservare e mettere a disposizione del pubblico, ecc. ecc. rischiano di diventare il livello di governo del territorio su cui le conseguenze più devastanti di tale deriva finiscono per scaricarsi. Nonostante il fatto che la nostra Regione abbia deciso di incrementare lo proprie poste di bilancio

in ambito culturale.

Le difficoltà che moltissime istituzioni culturali stanno vivendo manifesta pertanto l'urgenza di una strategia di sviluppo e di innovazione, che finalmente riscopra e valorizzi il ruolo sociale ed economico che tali istituzioni sono in grado di svolgere, proprio in una fase di declino, come quella che l'Italia sta da anni attraversando.

Vorrei fare qualche esempio. In un mondo popolato di non-luoghi, tutti, ormai, abbiamo ben presenti le positive ricadute che un intreccio virtuoso tra attività culturali e turismo può generare sull'economia dei territori costieri e collinari, delle città d'arte, delle zone di interesse naturalistico o archeologico, e così via. La cultura e le istituzioni culturali rappresentano una forza motrice del turismo, perché nel mercato globale, dove tutto può essere delocalizzato, la localizzazione fisica dei musei, dei teatri (e delle loro stagioni), dei monumenti, e perfino quella delle tradizioni eno-gastronomiche, rappresenta un vincolo non eliminabile. Tuttavia, per generare o incrementare, anche a livello locale, flussi significativi di turismo culturale occorre prima di tutto un progetto che identifichi gli asset, i beni ed i servizi culturali che possono essere prodotti e consumati “sul posto” e che stabilisca tempi, modi e risorse da dedicare alla loro conservazione, sviluppo, valorizzazione e promozione. Che sappia trovare un equilibrio sostenibile tra dimensione locale e non locale e che sappia mettere in rete soggetti diversi (.com – .org – .gov), disposti a condividere i medesimi obiettivi.  

Ma la cultura rappresenta anche una componente non secondaria delle cosiddette strategie di marketing territoriale. Strategie finalizzate ad attrarre nuovi investimenti produttivi, a sviluppare attività economiche e commerciali, ad integrare nuovi talenti creativi e ad evitare la fuga delle competenze tecnico-professionali di punta. La presenza sul territorio di istituzioni pubbliche e di associazioni private, che attraverso un'adeguata offerta di beni e servizi culturali, siano in grado di favorire integrazione sociale, coesione territoriale e radicamento nella popolazione di stili di vita di elevata qualità rappresentano prima di tutto un fattore di civiltà, ma anche un elemento molto importante nel determinare le scelte di localizzazione degli investimenti. Ed a creare un ambiente favorevole allo sviluppo locale, non meno dell'efficienza della rete dei trasporti e della disponibilità della banda larga.

I primi problemi che la politica deve risolvere sono dunque problemi di visione e di strategia e, solo in un secondo momento, di gestione. Anche in quest'ultimo ambito, tuttavia, le molteplici soluzioni sperimentate negli anni (gestione diretta, convenzioni con Enti di livello regionale, creazione di fondazioni di diritto privato partecipate dall'Ente locale, affidamento ad associazioni o imprese private, ecc.) richiedono probabilmente di essere ricondotte all'interno di una cornice unitaria, per evitare il rischio della frammentazione, della ridondanza, della mancanza di coordinamento, quando non addirittura della contrapposizione.

Per far dialogare tra loro i diversi soggetti pubblici e privati, protagonisti a vario titolo della vita culturale del territorio dell'unione o, ancor meglio, della provincia, sarebbe pensabile (ma soprattutto avrebbe senso oggi) organizzare un appuntamento del tipo “stati generali della cultura”?

 

 

(Domenico Randi)