Bologna. “Il Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia Romagna (Sezione Seconda) accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla i provvedimenti impugnati nei limiti dell'interesse. Condanna il Comune di Imola alla rifusione delle spese processuali nei confronti dei ricorrenti, liquidandole, in favore dei medesimi, in € 15.000,00 (quindicimila/00), oltre accessori di legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2016”.

Una vittoria piena che è, oltre che dei ricorrenti, di tutta la città di Imola che si riappropria del parco delle Acque Minerali. Polmone verde molto caro ai cittadini trasformato, con una delibera del Consiglio comunale (la numero 233 del 22 dicembre 2015, ndr), in una zona acusticamente classificata al limite di una industriale. Tanto che l'amministrazione di piazza Matteotti gli aveva appioppato la IV classe anziché la I come stabilito invece dalla legge e così confermato dalla sentenza del tribunale amministrativo regionale.

I giudici del tribunale non lasciano spazio a dubbi: “Appare evidente l'errore in cui è incorso il Comune, il quale ha applicato, in un'ipotesi di territorio urbanizzato, un criterio valevole per il territorio non urbanizzato”. E proseguono ancora specificando che: “il Parco più volte menzionato rientra fra le aree particolarmente protette, in quanto parco pubblico. Per tali aree è prevista la classe I, come per altro si legge nella relazione istruttoria depositata in atti. Il parere Arpa del 29 luglio 2014 prende in considerazione anche lo stato di progetto in relazione al nuovo ambito DN13, destinato all'ampliamento del Parco delle Acque Minerali, per il quale la classificazione corretta è sempre la I classe e non la III. Sotto il profilo considerato, pertanto, la zonizzazione è affetta dal vizio dedotto”.

Insomma, oltre la tecnicalità giuridica una sonora bocciatura su tutta la linea che evidenzia anche come l'organo tecnico ambientale (Arpa, ndr) attraverso il suo parere nella procedura aveva espresso non perplessità, ma il suo dissenso nella classificazione che il Comune si apprestava ad approvare.

Ma ci sono gioie anche per i residenti che hanno proposto il ricorso la cui portata non era limitata al solo parco delle Acque. Sempre secondo i giudici amministrativi la scelta di applicare la III classe e non la IV alle abitazioni adiacenti l'autodromo “aveva incontrato il plauso dell'Arpa, secondo la quale (si veda il parere già sopra menzionato) per le aree contigue al sedime dell'Autodromo si concorda con l'attribuzione della I classe all'area del Parco delle Acque Minerali e delle strutture scolastiche presenti e della III classe alle aree residenziali circostanti”.

In sede di approvazione della classificazione acustica invece – come sempre indicato in sentenza – le abitazioni dei ricorrenti erano state inglobate nel sedime dell'Autodromo, con attribuzione della IV classe.

Comportamento che ha portato i giudici a scrivere che “in assenza di elementi che giustifichino la diversità di disciplina tra aree interne al circuito e aree immediatamente esterne (…) la disparità di trattamento tra l'area all'interno del circuito, che è stata considerata in IV classe, e l'area residenziale subito all'esterno dell'autodromo, alla quale è stata invece assegnata la III classe” forma un “evidente e illogico divario di tutela fra cittadini abitanti nell'una e nell'altra zona”.

Pesa anche, ai fini della sentenza, la mancata costituzione in giudizio del Comune, così rilevata: “attesa la mancata costituzione in giudizio del Comune di Imola; si veda Tar Marche, I, n. 868/2013, secondo cui la mancata costituzione in giudizio dell'amministrazione intimata può costituire argomento di prova dei fatti addotti in giudizio dalla parte ricorrente, purché ciò non contrasti con le risultanze dei documenti di causa”.

L'assessore Davide Tronconi (ambiente) e Annalia Guglielmi (autodromo) affidano ad una pomeridiana non velata nota polemica, dal contenuto che appare contraddittorio (senza un spendere parola sul parco delle Acque, ndr), la loro reazione sulla vicenda. I due esponenti più toccati dalla sentenza si spingono ad affermare che “il ricorso di alcuni cittadini non ci impedirà di tutelare tutti i cittadini”. Lodevole intenzione – difficile pensare che una pubblica amministrazione possa fare altro – ma si può obiettare che poteva (doveva?) essere fatto prima, in sede di approvazione della zonizzazione acustica, e non dopo un procedimento giudiziario. Altrettanto difficile da comprendere risulta poi il concetto “non è un caso che il Comune abbia deciso di non costituirsi per valorizzare, di fatto, il lavoro del tavolo tecnico”. I giudici, come visto, la pensano diversamente. Ma è anche vero che l'organismo è composto da Formula Imola che gestisce l'autodromo, che è direttamente toccata dalla sentenza del Tar apparendo ora, almeno in ipotesi, in conflitto di interessi.

Ma quello che è ancor più difficile da comprendere è come “l'azione dei ricorrenti, oggi, riduce di fatto le tutele per i cittadini” mentre la sentenza, entrando nella logica del ragionamento degli assessori, andrebbe nel verso opposto?
Il sillogismo che vede da una parte una sentenza che ritiene illegittima una classificazione acustica che tutela in maniera minore i cittadini di come la legge impone, e dall'altra il lavoro di un tavolo tecnico che ora potrà – e dovrà – considerare norme di tutela maggiori come possono essere antitetiche?

Comunque per il Comune ora non rimane che mettere mano al fondo per le spese e pagare ai ricorrenti i 15.000 euro a cui è stato condannato con queste parole: “La radicale illegittimità del Piano sotto i profili che si sono esaminati esime il Collegio dalla disamina delle ulteriori doglianze, che rimangono assorbite. In accoglimento del ricorso, quindi, il Piano deve essere annullato nei limiti dell'interesse. Le spese di lite vanno poste a carico del Comune di Imola”.

(Caterina Grazioli)