Spett. redazione,
nell'onorevole tentativo di arginare il fenomeno del “gioco”, il comune di Imola mi pare ritenga opportuno modificare il regolamento che disciplina l'applicazione della pubblicità e dei diritti sulle pubbliche affissioni, introducendo alcuni principi del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria vincolante per aziende che investono in comunicazione, agenzie, consulenti, mezzi di diffusione, concessionarie e per tutti coloro che lo abbiano accettato tramite la propria associazione, o mediante la conclusione di un contratto di inserzione pubblicitaria.

Con la delibera in discussione verrebbero introdotti due nuovi articoli, in particolare il n.10, che mi lascia alquanto perplesso soprattutto se come in questo caso introdotto nel regolamento comunale, sia per il contenuto, sia perchè non vedo una diretta relazione con le premesse del documento stesso, che parla prevalentemente di “gioco”.

Ho più di un dubbio a riguardo… L'articolo in questione recita: “la pubblicità non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini e deve rispettare la dignità delle persone in tutte le sue forme ed espressioni evitando ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere…”
A riguardo mi chiedo e vi chiedo per esempio se le campagne UAAR come: “Belli senz'Anima”, “La cattiva notizia è che dio non esiste e quella buona è che ne puoi fare a meno”, “Vivere Bene senza D”, consegnate all'ufficio affissioni del comune, il giorno dopo l'approvazione della delibera, diventeranno eventualmente soggette al pre parere del “comitato di controllo” dello IAP, per valutare se potenzialmente offensive..

Ed ancora vi chiedo se eventuali future campagne di informazione sui casi di pedofilia nel clero, farebbero la stessa fine. Farebbero la stessa fine anche eventuali campagne informative sul crocifisso in aula e sull'ora alternativa?
Ancora vi chiedo, La pubblicità sull'8xmille della chiesa cattolica, quel meccanismo poco trasparente di finanziamento del clero che la Corte dei Conti ha più volte censurato, e che offenderebbe in tanti, cattolici e non, andrebbe a finire anch'essa e parimenti sul tavolo del comitato di controllo dello Iap?
Nel 2009, a dicembre, il circolo UAAR di Pescara chiese di affiggere manifesti con la scritta «Crocifissi a scuola? No grazie». Il sindaco della città disse no, sostenendo che “il Regolamento comunale per le pubbliche affissioni, all'articolo 35 bis, comma 1, stabilisce che è facoltà dell'Ufficio competente rifiutare l'affissione di materiale pubblicitario il cui contenuto possa integrare ipotesi di reato. A tale proposito si pone l'attenzione sulla possibilità, ovviamente da approfondire nelle opportune sedi, che i contenuti dei manifesti in questione siano tali da configurare un delitto contro le confessioni religiose, di cui al titolo IV del Codice penale”.

Nel caso di Imola non sarebbe nemmeno una decisione dell'amministrazione(!) giusto? Tale decisione verrebbe affidata già a chi abitualmente censura in ambito privato le campagne non “politicamente corrette”?
Al giorno d'oggi i diritti di critica e di libertà di pensiero, sanciti dalla Costituzione, sono ampiamente riconosciuti e garantiscono a chiunque la possibilità di opinare contro qualsiasi tesi.
Se si commette un qualche reato con l'affissione di manifesti “offensivi” interviene la magistratura e ricordo, nel caso di offesa nei confronti delle religioni, esiste ancora il vergognoso reato di Vilipendio pur demolito in gran parte a suon di sentenze della corte costituzionale e riscritto dalla legge 85/2006
Manlio Padovan, referente dell'UAAR di Padova nel 2009 ha fatto affiggere manifesti che riproducevano lo slogan censurato sugli autobus («La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno»). Secondo un magistrato queste frasi costituiscono reato di vilipendio, e ha disposto il ritiro dei manifesti «incriminati»: la vicenda giudiziaria si è conclusa con il proscioglimento dopo 3 anni, perché non è stato possibile provare la sua volontà di «offendere la popolazione cattolica».
La magistratura ordinaria Non basta? Vi chiedo di opporvi a tale bozza di delibera se presente anche il su citato art 10.

(Roberto Vuilleumier)