Un po' di tempo fa è stato lanciato in Inghilterra un nuovo programma per aiutare i bambini e ragazzi con difficoltà a scuola e/o in famiglia a rimettersi a posto. Si chiama Fast, acronimo di “Families and schools together”, ed è una formula basata su due concetti fondamentali. Il primo: fare almeno un pasto al giorno con i figli, seduti a tavola con loro, creando un momento “comunitario”. Il secondo: dedicare a ciascun figlio 15 minuti al giorno di attenzione totale, 15 minuti di “quality time”, come si dice in inglese, in cui il genitore non ha distrazioni, non risponde al telefonino, non tiene un occhio sul computer o sulla tivù, bensì segue con partecipazione un'attività scelta dal figlio, senza criticarlo, senza dargli istruzioni o spiegargli come si fa (o si farebbe meglio), al contrario elargendo complimenti, sostegno, in una parola “amore”.

Cosa sono 15 minuti? Niente, risponderemmo tutti.
Eppure, se ci interroghiamo sinceramente, nella corsa continua delle nostre vite d'oggi, spesso non dedichiamo ai figli neanche un quarto d'ora di vera e completa attenzione al giorno. Il programma Fast afferma che farlo servirebbe ad aiutare i ragazzi “difficili”, ma credo che farebbe bene anche a quelli “facili” o meno difficili (considerato che, fra pre-adolescenza e adolescenza, di figli assolutamente facili non ce ne sono mica tanti).
Insomma, farebbe bene a tutti, a cominciare dai genitori.

(Tiziano Conti)