Perché nel circondario imolese vi è un tasso maggiore di mortalità connesso alle malattie delle vie respiratorie, alle malattie infettive e parassitarie rispetto al resto della regione?
Il dossier “Atlante della mortalità in Emilia Romagna 2009-2013” mette in evidenza questi due “primati” riferiti al territorio di competenza dell'azienda sanitaria imolese che, su un bacino di utenza di 132.876 abitanti (dato 2013), aggiunge anche il triste record del numero di suicidi. Si tratta in realtà di informazioni già emerse in passate analisi, ma sempre più confermate negli anni.

La domanda è stata girata al direttore generale dell'Ausl imolese, dott. Andrea Rossi: “Prima di entrare nell'analisi del particolare, cioè di specifiche cause di morte, è bene mettere a fuoco la situazione generale. Da questo punto di vista Imola è in posizione più favorevole del resto della Regione. La mortalità per tutte le cause nel distretto imolese è infatti sotto la media regionale”.
Il dossier indica un tasso standardizzato di 1.026,9 morti ogni centomila abitanti, contro 1.043 della media regionale. Continua Rossi: “Si muore un po' meno per cause cardiovascolari e tumori, rispetto al resto dell'Emilia Romagna. Tra le avvertenze generali nell'interpretazione dei dati si deve poi ricordare che, il contributo del sistema sanitario, nell'incidere sulle cause di morte, è stimato essere solo dell'11% – dato Oms – rispetto agli altri fattori di rischio: stili di vita, ambiente, genetica”.
“Voglio anche ricordare che un altro elemento che condiziona le statistiche di morte è la classificazione: oggi il motivo principale di morte è la cronicità e il sovrapporsi di malattie diverse che si assommano, mentre l'informazione che viene riportata sul certificato Istat, indica una sola causa. Ad esempio gli ospedali “generalisti” individuano cause più generali di morte, mentre quelli specialistici tendono a classificare in base alla specialità prevalente. In un contesto epidemiologico contraddistinto da multimorbosità (soggetti affetti da più malattie contemporaneamente) può risultare persino fuorviante attribuire la causa della morte ad una sola malattia. Infine un ultimo elemento è il problema dei piccoli numeri: spesso la differenza riguarda una decina di decessi in più ogni centomila abitanti”.

Però la particolarità che emerge dal dossier è comunque la persistenza, nella sua negatività, dei dati imolesi al passare degli anni, per cui viene meno la fluttuazione statistica: “Infatti per questo occorrono riflessioni. Sulle malattie respiratorie: la condizione non è nuova e si conferma. Non parliamo di piccoli numeri essendo queste la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori e a livello numerico, è da mettere a fuoco”.
Il dossier indica 120,9 morti ogni centomila abitanti, contro la media regionale di 78,1; 43 morti in più nel bacino imolese rispetto agli altri.

Nell'ambito delle malattie respiratorie il direttore generale effettua anche un distinguo: “Un primo problema è costituito dall'eccesso di mortalità per malattie ostruttive delle vie respiratorie. Si tratta di condizioni che colpiscono soggetti fragili, spesso molto anziani, che nella vita hanno avuto esposizione a fattori di rischio, in particolare fumo e ambiente inquinato. Si tratta di malattie con un periodo di latenza anche di 20 anni. In relazione al fumo si nota che tale tipo di mortalità sta riducendosi nei maschi ed aumentando nelle femmine, in accordo con la crescita delle fumatrici. Un secondo problema è rappresentato dalle polmoniti, che causano insufficienza respiratoria in soggetti fragili. Non possiamo escludere che si vi sia una misclassificazione sulla causa di morte, che in realtà non è solo legata a questo: se si sommano infatti le malattie cardiovascolari più quelle delle vie respiratorie il dato per Imola migliora”.

Sì, ma avendo a che fare con un aumento della fragilità della popolazione, così come attestano i primi dati Istat 2017, con recrudescenza della mortalità sia a livello nazionale, ma anche in città così come era già avvenuto nel 2015, si pensa di programmare misure di prevenzione? “Le attività si pianificano a livello più ampio e riguardano attori diversi che devono intervenire. Le rilevazioni non vanno fatte in maniera autoreferenziale. I dati sulla mortalità sono monitorati costantemente dal servizio epidemiologico metropolitano e dal registro tumori della Romagna. Ci sono anche le indagini dell'Arpa (agenzia regionale per l'ambiente ndr) sulla situazione ambientale. Ci sono le misure nazionali di contrasto al fumo e altre che riguardano le esposizioni ambientali”.

Rossi ricorda che la pianura Padana insieme al bacino della Ruhr in Germania è una delle aree più inquinate al mondo (anche se il bacino della Ruhr è stato oggetto di riconversione e risanamento a differenza della pianura padana, ndr). “Oggi c'è una sensibilità diversa e di quello che mettiamo in campo adesso vedremo gli effetti tra diversi anni. Le morti di oggi chiamano in causa quello che è successo in passato e le esposizioni a pregressi fattori di rischio”. Ribadisce poi che le malattie della modernizzazione sono quelle croniche: “Non ci di deve concentrare su singoli fattori di rischio, occorrono strategie di intervento a 360°”.

Il capitolo malattie infettive e parassitarie indica che nel bacino di utenza dell'Azienda Usl imolese ci sono 40,6 morti ogni centomila abitanti, contro i 32,6 in media in regione.
“La questione di maggior rilievo epidemiologico è quella delle sepsi (più note come setticemie, ndr) che colpiscono soggetti anziani ospedalizzati o istituzionalizzati e le epatiti virali. Si parla comunque di circa 10 morti in più ogni 100 mila abitanti rispetto al resto della regione. Le misure di contrasto riguardano l'adozione di misure di prevenzione quali controlli più stringenti sull'igiene nei vari luoghi di cura: disinfezione, pulizia, lavaggio delle mani ecc. per ridurre il rischio contagio. Molto più difficile è l'intervento per contrastare l'antibioticoresistenza”.
Rossi riconosce che gli operatori sanitari avallano un uso degli antibiotici troppo esteso, che inizia in età pediatrica. Ma le prescrizioni diffuse di antibiotici non si limitano all'uomo e si estendono anche agli allevamenti, di cui si ha una buona presenza nel circondario. Così si hanno le armi spuntate quando si tratta di contrastare infezioni sempre più aggressive, per le quali non si hanno farmaci adeguati. “In certi casi non si sa proprio cosa fare”.
Buone notizie invece sul fronte dell'epatite virale, altra causa di morte nell'ambito delle malattie infettive: “Confidiamo in un calo della mortalità grazie ai nuovi farmaci”.

Infine i suicidi. 16,9 ogni centomila abitanti, contro la media regionale di 8,3, praticamente il doppio! Per Rossi sono un fenomeno sociale più che sanitario. Infatti nel mondo riguardano di più le aree dove il tenore di vita è buono, come ad esempio i paesi scandinavi e meno i paesi più poveri come l'America latina. Non si possono escludere tra i fattori di rischio anche condizioni come la depressione o i disturbi bipolari, oppure l'uso di stupefacenti. Spesso però non ci sono segnali premonitori ed è difficile poter agire preventivamente con i nostri servizi. Si tratta prevalentemente di persone di sesso maschile nel rapporto di 5 a 1 rispetto alle donne. Spesso sono soggetti senza disturbi evidenti. Solitamente sono pensionati o disoccupati, divorziati, solitari, in difficoltà economica”.
Le strategie di prevenzione il direttore generale dell'Ausl imolese le individua nelle reti di aiuto e di sostegno alle persone in difficoltà.
“Il reddito minimo, e altre misure inclusive, sarebbero importanti. Il migliore antidoto forse sarebbe l'uscita dalla crisi economica. Ci sono anche suicidi mascherati che riguardano i giovani: incidenti stradali o intossicazioni che nascondono azioni volontarie di morte”.

Quindi Imola come la Norvegia o la Svezia, afflitta dal male del benessere? Chissà, ma oltre al benessere rimane il dato di fondo che a Imola si continua a morire in media di più che nel resto della Regione per tipologie di malattie che sono sempre quelle da anni. Patologie respiratorie soprattutto. Magari, senza preoccuparsi di risultare autoreferenziali, sarebbe il caso di farsi promotori di qualche verifica in più sulla situazione ambientale, che annovera una discarica in attività da 40 anni, un autodromo cittadino che oramai è in funzione tutto l'anno, una centrale di cogenerazione fra le più attive e la presenza massiccia di industrie, soprattutto di produzione ceramica?

(Caterina Grazioli)