Imola. Manifestazione perfettamente riuscita quella organizzata domenica 22 ottobre dal comitato “Cittadinanza attiva” e dall'associazione “Noi Imola” in difesa della sanità pubblica e dell'ospedale di Imola, alla quale hanno aderito molte associazioni de territorio imolese. Piazza Matteotti è stata il punto di arrivo di una biciclettata partita dall'ospedale nuovo e di un successivo corteo che ha portato i partecipanti in centro città.
“A Imola, domenica pomeriggio, i cittadini si sono per la prima volta uniti per difendere la sanità pubblica e in particolare il nostro ospedale. Di più, la partecipazione è stata di ampiezza inusuale per la storia imolese, nell'ambito delle manifestazioni di protesta: si calcola che abbiano sfilato in corteo oltre 400 persone delle quali un centinaio partite in bici dall'ospedale nuovo, giovani e anziani, singoli e famiglie al completo. Tante sono state le firme raccolte in piazza prima e durante la manifestazione. Come organizzatori la nostra soddisfazione è grande, ma tutti i partecipanti devono essere orgogliosi di aver messo da parte rassegnazione e fatalismo lanciando un chiaro richiamo alla politica: un richiamo al quale hanno dato voce gli interventi dal palco”, si legge nel comunicato uscito subito dopo la manifestazione.

Sul palco si sono alternati diversi interventi che hanno evidenziato tutti gli elementi di criticità della sanità imolese.
Silvia Poggi, portavoce di Cittadinanza Attiva Imola, ha esordito ricordando come i depotenziamenti della sanità pubblica, a livello nazionale prima ancora che locale, segnino un regresso rispetto alla grande conquista sociale del Servizio sanitario nazionale (1978) e un conseguente drammatico ritorno a cure differenziate in base al reddito individuale. La partecipazione di alcune delegazioni di comitati provenienti da diverse parti d'Italia è la testimonianza di un disegno generale che occorre contrastare con decisione. Per introdurre l'intervento successivo ha ricordato che “”Se un cambiamento avviene in modo lento e graduale non suscita nessuna reazione fino a quando non è troppo tardi”.

La dott.ssa Patrizia Zaccherini (Cittadinanza Attiva Imola) ha ripreso il concetto puntando i riflettori sulla realtà locale ed evidenziando attraverso dati ufficiali che il depotenziamento si concretizza da diversi anni a piccoli passi: in tal modo il cittadino fatica a percepire quanto sta avvenendo, a meno che non vi si trovi coinvolto. Le rassicurazioni che periodicamente vengono fornite sono contraddette dai fatti, e se si continuerà a chiudere reparti dovremo considerare perfino l'ipotesi di un declassamento ufficiale del nostro ospedale, al quale sarebbe impossibile porre rimedio.

Il dott. Roberto Merli (Noi Imola) ha posto l'accento sulle carenze maggiormente significative, che sono state di conseguenza l'oggetto delle nostre richieste nell'immediato. Prima di tutto i posti letto, la cui progressiva riduzione non provoca solo l'allungamento delle attese ma veri e propri rischi per i pazienti, in quanto “i pazienti sono appoggiati in reparti diversi da quelli di competenza con personale medico e infermieristico non del settore” e soprattutto “la necessità di liberare posti letto per i nuovi pazienti che devono essere ricoverati genera il fenomeno dei re-ricoveri. Il paziente viene dimesso non completamente guarito e rientra in ospedale entro 15 giorni dalla dimissione. A Imola il tasso dei re ricoveri è più alto della media regionale”. Merli ha poi chiesto chiarimenti in merito al fatto che, stranamente nella programmazione regionale l'Ausl imolese è sparita, l'unico riferimento è quello dei posti letti dell'area metropolitana, con la richiesta di una diminuzione di oltre 200 posti. La paura è che Imola cada dentro al grande calderone della sanità metropolitana, che comporterà un taglio netto nei presidi periferici in favore di quelli bolognesi.

Il dott.Giovanni Mascolo (Auser) ha negato che opporsi a questo impoverimento significhi essere “un campanilista retrogrado. Non è assolutamente vero. Ai cittadini interessa sapere perché questa trasformazione non solo non stia apportando miglioramenti nella assistenza ma stia producendo danni, e non di poco conto”, in particolare “sta diventando sempre più arduo riconoscere tempestivamente quei bisogni sociali che, se trascurati, diventano inevitabilmente bisogni sanitari.”
Inoltre “il ridimensionamento sta già comportando meno posti di lavoro con riflessi negativi sull'economia locale”.

Valerio Zanotti (associazione Cambiavento) ha sottolineato il problema della trasparenza nei rapporti tra Amministrazione e cittadini. Apparentemente le nuove tecnologie vengono utilizzate per tale scopo, ma di fatto sui temi principali la trasparenza è lungi dall'essere praticata. “Senza trasparenza non vi è partecipazione e senza partecipazione non vi è democrazia”.

Infine Simone Righini (presidente di Noi Imola) ha chiamato i cittadini a “riscoprirsi coraggiosi, uniti e determinati nel difendere il diritto ad una sanità pubblica di qualità”, citando azioni coronate da successo in varie parti d'Italia. Ha spiegato che i sindaci hanno “la responsabilità politica di tutelare il diritto alla salute e l'accesso alle cure dei propri concittadini” intervenendo attraverso appositi organismi regionali ai quali partecipano autorità politiche e sanitarie. L'intervento si è concluso con la lettura delle tre richieste specifiche sulle quali sono state raccolte le firme e sulle quali “ci aspettiamo una risposta concreta perché non sono la conclusione di un bel percorso… sono il punto di partenza di un nuovo cammino”.

“Chiederemo quanto prima un incontro con il sindaco per la consegna ufficiale della lettera con le firme, attualmente oltre 2.300 senza contare quelle raccolte oggi durante la manifestazione; in attesa dell'incontro continueremo comunque a raccogliere altre firme, in considerazione del crescente afflusso di persone interessate ad unirsi nella difesa di un diritto tanto importante per tutti”, si conclude il comunicato degli organizzatori.

La lettera per il sindaco
Egregio Sindaco, noi cittadini siamo sempre più consapevoli che in tutta Italia si sta depotenziando la sanità pubblica, tanto da rendere necessario il ricorso a quella privata con i relativi costi a carico del malato: ciò annulla il diritto alla salute per tutti, decretato nel 1978 con l'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale che finalmente attuava quanto stabilito dalla Costituzione (art.32).

La sanità imolese non fa eccezione e, dietro lo schermo di periodiche rassicurazioni formali, assistiamo ad uno smantellamento progressivo dei servizi del nostro Ospedale.

Ci rivolgiamo a Lei in quanto la normativa Le attribuisce il potere di intervenire, a favore della Comunità, richiedendo opportune azioni e risorse per meglio soddisfare le esigenze del territorio. Lei ha la responsabilità politica di tutelare il diritto alla salute e l'accesso alle cure dei suoi concittadini attraverso l'organismo regionale chiamato “Cabina di regia per le politiche sanitarie e sociali”, alla quale partecipano Sindaci/Assessori da tutta la regione (Imola e Circondario sono rappresentati dal suo vice-sindaco).

Perché i posti letto in ospedale sono diminuiti assai al di sotto del limite previsto dalla legge nazionale? Aver ridotto i posti letto al di sotto di tale soglia significa attendere ore al Pronto Soccorso in attesa che se ne liberi uno; significa dover ricorrere a letti aggiunti o a letti in appoggio in altri reparti, con tutti i conseguenti disagi e i rischi assistenziali; significa infine la tendenza a dimettere pazienti non completamente guariti (e Imola ha un tasso più elevato rispetto alla media regionale di re-ricoveri entro 2 settimane dalla dimissione precedente).

Perché, un pezzo alla volta, si sta smontando il nostro ospedale? Già diverse unità operative fanno parte della rete ospedaliera di Bologna: accadrà la stessa cosa alle unità operative delle quali a tutt'oggi non sono stati sostituiti i primari che hanno cessato l'attività?

Perché i cittadini devono spostarsi da Imola per avere una visita specialistica in un rilevante numero di patologie? Lei e la Direzione dell'Azienda USL in più occasioni avete parlato di integrazione, reti cliniche, medici che si spostano verso i pazienti. La realtà finora è assai diversa: sono i pazienti a doversi spostare sempre più spesso per cercare risposte che la sanità pubblica locale non offre e a dover spesso attendere il proprio turno in interminabili liste d'attesa.

Abbiamo scelto questi, tra i tanti possibili temi, per presentare le prime richieste specifiche:

1) aumentare il numero di posti letto almeno nei reparti di Medicina e Geriatria, i più critici in quanto riguardano le richieste più diffuse e frequenti
2) nominare i nuovi primari per i reparti attualmente vacanti
3) fissare la presenza a Imola, per le visite almeno un giorno a settimana, di medici specialisti in cardiochirurgia, ematologia, neurochirurgia, chirurgia toracica, pediatrica e vascolare

Ci auguriamo una concreta risposta a questo appello, tale da rappresentare l'inizio di un rapporto franco e trasparente con la sua Comunità.