Al bando il fai da te e largo ai successi ottenuti attraverso i consulenti finanziari. È questo il “suggerimento” implicito che arriva dal Regno Unito. L'esperienza e la conoscenza del mercato da parte di un consulente avrebbe fatto guadagnare ai clienti d'oltremanica 43.232 sterline in più rispetto ai “colleghi” che hanno preferito agire in solitaria. Tra asset finanziari e previdenza integrativa, in UK il numero degli investitori che si rivolgono ai consulenti – che ormai da 4 anni in virtù dell'entrata in vigore della RDR possono essere solo indipendenti dagli istituti eroganti – guadagnano di più e vivono più serenamente le evoluzioni del mercato.

Questo importante assist arriva da “The Value of Financial Advide” indagine che porta la firma di ILC UK e Royal London, e che testimonia come quanto già accaduto a Londra e dintorni possa essere replicato anche su territorio italiano, dove a breve sarà introdotto il Mifid II sulla stregua dell'RDR. Ad essere monitorati tra il 2001 e il 2007 e il 2012 e il 2014 sono due categorie di clienti, i più colti e informati affluent e i “novizi”.

L'impronta del consulente è sin da subito evidente sull'andamento degli investimenti del cliente, con un netto miglioramento delle performance. I dati sono incontrovertibili: gli affluent affiancati nel triennio 2012-2014 da un consulente finanziario hanno guadagnato il 17% in più in asset finanziari e il 16% in più con i piani pensionistici. Le percentuali sono ancor più confortanti per i clienti con meno esperienza e cultura finanziaria, che nello stesso periodo hanno ottenuto una percentuale vicina al 40% per gli asset e superiore al 20% con i piani pensione. Situazione analoga anche per i pensionati che dal 2001 al 2007, mentre erano ancora attivi nel mondo lavorativo, avevano fatto ricorso ad una consulenza finanziaria, e che tra il 2012 e il 2014 si sono trovati a “fare i conti” con profitti più alti, dal 16 al 19% in più.

Se l'esempio del Regno Unito può sembrare lontano migliaia di chilometri da noi non solo dal punto di vista geografico ma anche per la maturità del mercato finanziario d'oltremanica, la situazione in Italia non deve spaventare, visto che a breve la “rivoluzione” del testo unico per la finanza porterà una ventata di chiarezza e un contenimento sostanziale dei costi. Sia che si vogliano attendere le prime conseguenze del MiFid che investire nei prossimi mesi, gli esperti di Moneyfarm consigliano di rivolgersi in ogni caso ad un consulente. Nel caso si valuti la consulenza di fiducia, in banca è possibile ottenere tutte le informazioni relative ai prodotti promossi dall'istituto stesso. Le Società di Intermediazione Mobiliare propongono invece una consulenza a 360 gradi, dai primi passi dell'investimento fino alla gestione del portafoglio, passando per la negoziazione dei titoli. Altri attori presenti sul mercato solo le SGR – acronimo di Società di gestione del risparmio – che sono costituite in spa in grado di offrire consulenza ai propri clienti anche in materia di gestione di fondi comuni, a cui si affiancano SICAV e SICAF, che però non propongono una consulenza ma corrispondono a organismi d'investimento collettivo che si costituiscono come società.

Come però testimoniano anche i dati del Regno Unito, la differenza sembra essere data dall'indipendenza. Il consulente finanziario che non è legato ad alcun istituto proporrà ai propri clienti i prodotti e le soluzioni migliori presenti sul mercato, riducendo i costi e ottenendo un pagamento tramite fee e non attraverso il “vecchio” modello delle commissioni. Plus non indifferente è dato dalla maggiore chiarezza sia in fase decisionale che durante il rapporto di consulenza, garantito anche dall'ausilio tecnologico.