Fontanelice. I lupi nelle vallate del Santerno e del Sillaro sono ormai una realtà costante certificata dalle tracce lasciate, dalle aggressioni contro animali domestici e dalle immagini fornite da videocamere messe da operatori faunistici. C'erano circa duecento persone a Fontanelice ad ascoltare gli esperti del dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl per capire bene il fenomeno, se e quali danni può provocare.

“Dopo il 1976 quando è stato dichiarato specie protetta e quindi non sottoposta alla caccia – spiega la direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica Gabriella Martini – il lupo ha ripreso a insediarsi pian piano, non solo nell'appennino Tosco-Emiliano, e ultimamente si è fermato perché trova abbondanza di selvaggina, in particolare cinghiali e caprioli e altre specie. Inoltre, la riforestazione ha favorito la sua presenza”.

“Abbiamo fornito alcune informazioni importanti – continua la Martini -. In genere c'è una coppia dominante di lupi, maschio e femmina, che possono avere cuccioli i quali decidono poi se rimanere con i genitori o cacciare da soli. Il lupo non si avvicina all'uomo, ma preda le pecore. Ovviamente se trova un recinto, anche con agnelli, non adeguatamente sorvegliato da cani addestrati, per il lupo è facile trovare cibo per i suoi denti. I nostri allevatori devono stare in guardia, è vero che la Regione prevede un indennizzo per chi ha subito danni da lupi, ma è chiaro che non basta per chi ha investito molto sugli allevamenti”.

E' chiaro che da secoli la presenza dei lupi fa partire dibattiti: infatti è vero che cinghiali e caprioli creano più danni all'agricoltura rispetto ai lupi che li assaltano, ma non si fermano a loro. C'è chi, più naturalista, pensa che la presenza dei lupi sia indice di un ambiente migliore e gli allevatori che invece sono molto preoccupati. Il cane non è altro che un lupo addestrato e si potrebbero citare decine di film, canzoni e letteratura dedicati a questo particolare animale. Al momento pare prevalere “Attenti al lupo”.

(m.m.)