Imola. Giovedì 18 gennaio a Imola si terrà l'assemblea congressuale della Cia imolese. Anticipiamo alcuni dei contenuti dell'assemblea in questa conversazione con il presidente Giordano Zambrini.

L'agricoltura è tornata prepotentemente al centro delle questioni globali (basta pensare al tema delll'acqua o ai poderosi acquisti di terreno coltivabile da parte della Cina nel continente africano o in Sudamerica. In che modo questi temi toccano anche i nostri territori?
“Anche noi dobbiamo confrontarci con le aspettative che i cittadini e i consumatori hanno nei confronti dell'agricoltura a partire da un profondo rispetto ambientale e contemporaneamente dobbiamo fare i conti con il il mancato ritorno economico.
Mi spiego meglio; stiamo vivendo un processo,anche culturale, per quel che riguarda il valore del cibo proprio in termini di salubrità e dei cittadini del nostro paese ma anche del mondo intero a fronte di una situazione che vede nelle nostre aziende i prodotti agricoli sempre più penalizzati, e allo stesso tempo abbiamo un settore agroalimentare che registra degli aumenti notevoli. D'altra parte c'è una diminuzione costante del reddito delle aziende e questo fatto mette in difficoltà un sistema a fronte di una politica molto autoreferenziale e ad una mancanza di politiche adeguate che consentano non dico di fissare dei prezzi minimi garantiti ma comunque di creare quei meccanismi nel nostro paese che permettano di governare la formazione dei prezzi e la distribuzione del reddito lungo la filiera ed è questo l'impegno della della nostra organizzazione.”

E cosa intende fare la Cia per indirizzare la nave dell'agricoltura nella direzione giusta?
“Negli ultimi anni si è proposto di trovare quelle che possono essere le soluzioni per far coincidere questi interessi delle aziende. Stiamo parlando di un settore che è stato rivoluzionato:negli anni '50 è '60 gli addetti ai lavori agricoli in Italia erano il 50% della forza lavoro; oggi sono il 3% e di questo 3% la metà ha più di 65 anni. DI questo dobbiamo tener conto e capire le ripercussioni per quel che riguarda il nostro tessuto produttivo e la maglia ponderale.
Voglio dire voler dire che il nostro territorio e quello italiano territorio italiano in generale era caratterizzato delle piccole aziende al cui interno c'era una un'alta professionalità e alta capacità di produrre diciamo così prodotti di qualità; oggi si sta allargando questa maglia ponderale e diminuiscono gli addetti ai lavori e si va verso una intensificazione a un diverso modello di agricoltura un po' mentre quello che rimane inalterato è il tessuto della collina e della montagna ed è anche il luogo dove secondo si possono fare dei progetti per dare prima di tutto dare valore ai prodotti di quei territori e stiamo cercando di creare da una parte le condizioni per fare dei progetti rivolti al biologico e noi stiamo cercando di incentivare questo modello di agricoltura in queste zone che sono particolarmente vocate senza mai dimenticare che i risultati devono dare comunque redditività alle aziende per poter sopravvivere e dall'altraparte vogliamo dare una risposta a un consumatore sempre più attento sempre più sensibile alla tematica ambientale”

Non è semplice questo lavoro, vista la frantumazione della rappresentanza del mondo agricolo.
“Non è sicuramente un lavoro facile e dico questo perché è una delle nostre grandi debolezze come mondo agricolo è una disunione delle sigle. Intorno a noi tutto è cambiato, ma nel nostro settore resiste un modello obsoleto, vecchio fatto di sigle che alla fine rischiano di rappresentare solo se stesse . Non sanno rappresentare più quelli che realmente sono i bisogni di un settore primario come quello dell'agricoltura e noi abbiamo invece bisogno di avere un dialogo è una forza maggiore nei confronti della politica da cui per cui ci aspettiamo comunque una risposta per quello che riguarda la tutela del prima di tutto nei riguardi di quei meccanismi che possono consentire ai nostri prodotti di portare a casa una parte del valore aggiunto

(m.z.)