Imola. L'assemblea della Cia di Imola ha messo in evidenza, ancora una volta che il settore ha grandi potenzialità ma che le scelte di governo, e non solo quelle, devono ancora arrivare. La fotografia che il presidente Giordano Zambrini ha presentato ai delegati vede infatti un settore agroalimentare col segno positivo, mentre i conti elle aziende agricole sono ancora in rosso. La società, ha ricordato, chiede molto alle aziende agricole in termini di salubrità del prodotto, ma è più lenta a venire incontro alle esigenze del comparto. Il settore tiene solo se i produttori hanno un reddito (e questo concetto vale anche per le imprese cooperative) e compito del sindacato agricolo è proprio quello di sostenere e indirizzare le aziende e non limitarsi alla sola funzione burocratica. Vanno infatti individuate nuove forme di intervento (e ha citato l'esperienza di Opera a Ferrara) e ha dato un giudizio positivo della Cabina di regia che il comune ha predisposto per lo sviluppo del territorio, e in questo contesto ha rilanciato la proposta di un Campus agroalimentare sul modello della Fondazione Edmund Mach di Trento per garantire interventi di eccellenza nel settore della consulenza e della formazione.
Gli interventi successivi hanno ripreso i temi presenti nella relazione, a partire da Pirazzini che ha ricordato che le nicchie di mercato possono essere utili per alcuni ma non possono certo fare la massa critica del settore. Oggi non è facile fare gli agricoltori, perché la richiesta di qualità è molto alta.
La vicepresidente Luana Tampieri ha ricordato che non c'è il riconoscimento economico dei prodotti agricoli e ha speso parole importanti per le Donne in Campo che sono in piena attività proprio in una fase in cui il panorama agricolo è in pieno movimento.
Virgilio Rossi, anche lui vicepresidentr, ha sottolineato l'importanza della formazione, e della grande effervescenza imprenditoriale di tante esperienze. Realtà che la Cia deve sostenere con convinzione, soprattutto ora che si verso il lancio del prodotto made in Emilia Romagna.
Dal vicepresidente regionale Cristiano Fini (candidato alla presidenza regionale) è venuto un duro attacco al modello burocratico attuale che per le aziende è un costo sempre più pesante e si è chiesto se non sia il caso di rivedere profondamente la legge Bassanini,
Mentre per Cinzia Pagni, vicepresidente della Cia nazionale, ha preferito sottolineare, nel corso delle conclusioni, i limiti di comunicazione dell'organizzazione che non è riuscita a fermare provvedimenti sbagliati(primo fra tutti l'abolizione del voucher) o le storture di alcune leggi (come quella sul caporalato).

(m.z.)