Imola. Il progetto “Vita indipendente” nasce dall'idea di rendere progressivamente sempre più autonome persone con disabilità lieve che già lavorano o sono inserite in laboratori protetti. Grazie al fatto che la Fondazione Istituzioni Riunite ha dato in comodato d'uso gratuito un appartamento in via Boccaccio, sotto la regia dell'Asp come spiega Laura Barelli che ne è dirigente storica, “sono stati creati tre gruppi di disabili, in totale 14, in collaborazione e in accordo con le loro famiglie. Si comincerà con un week end al mese per ogni gruppo con l'obiettivo di un'assistenza decrescente degli educatori per capire come i diversamente abili sapranno essere autonomi nel fare la spesa, preparare il pranzo e vivere insieme nell'appartamento. L'idea, in prospettiva, è permetter loro una vita autonoma”. Il tutto in collaborazione con l'associazione “La Giostra”, formata da familiari, che già aveva iniziato esperienze di tale tipo.

Il progetto è stato avviato grazie a un finanziamento ministeriale di 80mila euro ottenuto dall'ufficio di Piano del Circondario, al quale si aggiunge ora il finanziamento della legge sul “Dopo di Noi”; l'Asp ha messo a disposizione il proprio personale professionale, già operante nell'ambito della disabilità e sosterrà le spese di gestione e funzionamento degli 'appartamenti palestra'”.

“La legge sul 'Dopo di Noi' approvata in Parlamento in questa legislatura è una grande conquista di civiltà per il nostro paese, – afferma il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Roberto Visani -,  una legge attesa da anni che finalmente garantisce risorse finanziarie e aiuto alle famiglie con disabili, soprattutto nella fase in cui questi diventano adulti. Con questo progetto, realizzato grazie alla sensibilità della Fondazione Istituzioni Riunite, si dà una risposta concreta alle tante famiglie che accudiscono con grande dedizione i propri cari disabili per tutta la loro vita, ma quando rivolgono il pensiero al futuro esprimono ansia e paura. Gli interventi che stiamo programmando offrono dunque una duplice risposta: danno sollievo ai genitori e nello stesso tempo progettano soluzioni per il futuro delle persone disabili”.