E' morta a 88 anni una delle più grandi scrittrici del '900: Ursula K. Le Guin, figlia della scrittrice Theodora e del famoso antropologo Alfred Kroeber (ecco la K). Le Guin è il cognome del marito.
Chi ama le etichette dirà che scriveva fantascienza, fantasy e favole (più qualche saggio) ed era femminista, pacifista e anarchica. In parte sono bugie: la grande letteratura non si chiude nei barattoli.

I romanzi più famosi restano i premiatissimi “La mano sinistra delle tenebre” (1969) e “I reietti dell'altro pianeta” (1974) con lo spiazzante sottotitolo “Un'ambigua utopia” ma quasi tutti i suoi libri (l'ultimo tradotto è “Paradisi perduti”) sono magici. Come la Venezia di un suo racconto dove un terrestre è al cospetto di una “civiltà superiore” ma ben poco gli interessa raccontare di armi, affari o tecnologie: “Se mi chiedessi di punto in bianco se desidero ritornare sulla Terra e perché risponderei 'Sì, per vedere Venezia d'inverno'”. Spiazzante e incantatrice, come (quasi) sempre.

“Letteratura di idee” (così è definita la migliore fantascienza) o pura evasione? Nella raccolta di saggi Il linguaggio della notte lei ha risposto così: “L'argomento più antico a sfavore della fantascienza è allo stesso tempo il più superficiale e il più profondo: è l'affermazione che la fantascienza, come tutta la narrativa fantastica, sia un'evasione dalla realtà. Se un soldato è fatto prigioniero dal nemico non consideriamo suo dovere evadere? Gli strozzini, gli ignoranti, gli autoritari ci hanno imprigionato tutti: se diamo valore alla libertà dell'intelletto e dell'anima, se siamo partigiani della libertà, è nostro chiaro dovere evadere e portare con noi quante più persone possibile”.

Dalle parti della fantascienza i fans di Isaac Asimov lo chiamavano “il buon dottore” mentre Philip Dick per molti è un guru. Chi conosceva la Le Guin la pensava invece “zia Ursula”. Come per Odo, che lei inventò per guidare la rivoluzione mondiale nonviolenta, la voce della Le Guin non era la più rabbiosa o geniale ma quella empatica con la maggior parte delle persone che sognano o progettano mondi migliori.

(*) pubblicato sul quotidiano “L'unione sarda”.