L'impresa italiana si fa sempre più digitale. Positive le stime per la crescita del comparto nel triennio 2017-2019. E' quanto emerge dagli ultimi dati Assinform, diffusi lo scorso luglio, raccolti nel rapporto “Il digitale in Italia nel 2017”, condotto in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue.

Innovazione: una sfida per l'economia italiana
Nel 2016 l'economia italiana ha affrontato, in tutti i suoi comparti, la sfida dell'innovazione digitale. La spinta ha riguardato tutti i più importanti settori produttivi ed economici, con una previsione di incremento medio annuo molto sostenuta per il triennio 2017-19 e pari al 2,6 per cento. In coda, purtroppo, la realizzazione dei grandi progetti di digitalizzazione della Pa.

I dati dello studio
Il quadro tracciato dal rapporto Assinform evidenziano una crescita del mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti). Il volume d'affari, nel 2016, ha raggiunto quota 66.100 milioni di euro, in crescita dell'1,8 per vento rispetto all'anno precedente. La tendenza si è confermata, anzi si è accelerata, nel corso dei primi tre mesi del 2017, quando ha fatto registrare un interessante +2,8 per cento sul primo trimestre del 2016. A trainare la crescita sono state le componenti più innovative e un aumento generalizzato della consapevolezza delle potenzialità del digitale compiuto dal Paese. Sono sempre più numerose, infatti le imprese che stanno rivoluzionando il proprio metodo produttivo, adottando soluzioni digitali anche durante fasi come quella relativa alla gestione di elementi come il magazzino. Lo fanno grazie alle tante soluzioni proposte da realtà giovani, capaci di affermarsi in poco tempo come riferimenti di mercato grazie a soluzioni come quelle proposte da Fatture in Cloud con il suo software gestione magazzino.

Le criticità
Di pari passo con la crescita dell'impresa digitale italiana, però, è andata anche la consapevolezza delle criticità che caratterizzano la nuova azienda made in Italy. In particolare, il passo della ripresa non è ancora sufficiente a colmare il ritardo accumulato e a coinvolgere le tante PMI che animano il tessuto produttivo italiano. Permane, poi, un forte gap di specialisti digitali, che rischia di condizionare gli investimenti delle aziende e l'effetto delle politiche di stimolo all'innovazione. “Sino a due anni fa, il nostro paese, per carenza di investimenti in innovazione, correva il rischio di rimanere ai margini dello sviluppo digitale, protagonista dei principali trend dell'economia globale. – ha commentato il numero uno di Assinform, Agostino Santoni – Oggi possiamo dire che questo scenario si sta sempre più allontanando grazie all'inversione di tendenza degli investimenti in tecnologia che registriamo da due anni a questa parte e che, secondo le nostre stime, continuerà a manifestarsi per almeno i prossimi tre anni. L'impatto dell'innovazione digitale sul business è sempre più rilevante in tutti settori dell'economia italiana. Cloud, Iot, Big data, Mobile Business, Cybersecurity stanno trainando il cambiamento dei modi di produzione, di interazione con clienti e fornitori in filiere sempre più integrate. Stanno cambiando i prodotti e lo scenario competitivo, che vede l'ingresso nei mercati di nuovi operatori e piattaforme digitali che abilitano nuovi servizi”.

Opportunità per l'occupazione
La fame di specialisti digitali potrebbe trainare l'occupazione nel corso dei prossimi anni. Per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti, 65.000 dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. A oggi, il mercato stenta a offrire particolari profili, come quelli relativi ai Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale. “Se è una notizia assolutamente positiva per le prospettive di crescita dell'economia italiana che si sia ripreso a investire nel digitale, dobbiamo essere consapevoli che molto resta ancora da fare – ha aggiunto Santoni – Nel prossimo periodo sarà cruciale consolidare questo trend. Agli sforzi per far sì che la trasformazione digitale coinvolga una platea sempre più ampia di Pmi, oggi ancora troppo ristretta, vanno affiancate iniziative formative a tutti i livelli del sistema d'istruzione e formazione professionale per far fronte alla crescente domanda di competenze digitali e figure professionali specializzate. Questo è un nodo cruciale che va affrontato al più presto e in modo efficace, per evitare che causi ritardi e per creare vere opportunità per i giovani”.