Reggio Emilia. Arriva una svolta nell'aula bunker del Processo Aemilia, alla fine dell'udienza dell'8 febbraio: le attività degli imputati del maxiprocesso non si sarebbe mai fermata. Non si sarebbe fermata quel 28 gennaio del 2015 con la maxioperazione che ha portato all'arresto di 117 persone, non si sarebbe fermata con la nuova operazione di luglio 2015 né con l'inizio del processo a Reggio Emilia il 23 marzo 2016. Lo ha affermato il Pubblico Ministero Beatrice Ronchi, che ha depositato dichiarazioni e precisazioni riguardo al capo di imputazione più grave: quello dell'associazione mafiosa. Ai 189 capi d'imputazione complessivi se ne aggiungono quindi altri, che riguardano in particolare il settore edile: riciclaggio, ricettazioni, reimpiego di denaro di provenienza delittuosa in attività illecite.
Ma non solo, dal carcere sarebbero arrivate minacce e intimidazioni a coloro che hanno testimoniato. E, inoltre, gli imputati avrebbero cercato di inquinare le prove.

Varia ancora una volta la situazione del più grande processo di 'ndrangheta mai svoltosi nel Nord Italia. E non è una svolta da poco: significa che la 'ndrangheta emiliana non si è mai fermata, che è ancora forte e può contare sull'appoggio di tanti.

Colpo di scena che 'blocca' il processo per un mese: le udienze riprenderanno il 6 marzo, per permettere ad avvocati e periti di valutare i capi di imputazione. La requisitoria, quindi, non inizierà prima di marzo, e solo allora si capirà se i nuovi capi di imputazione verranno trattati in continuità con quelli precedenti o porteranno all'apertura di un nuovo processo.

(s.n.)