Riceviamo e pubblichiamo

Il passaggio elettorale che il Paese si appresta a vivere è inserito nel quadro di una profonda fatica democratica che accomuna l'Italia ad altri sistemi di democrazia matura. Tra i segnali di crisi, oltre all'astensionismo, va considerato anche il consenso sempre più esteso per forze politiche che mettono in discussione la cultura dei diritti, proponendo riferimenti ideologici di carattere identitario e nazionalista.

La percezione politica e culturale è sull'immediatezza, sganciata da qualsiasi prospettiva temporale di medio e lungo periodo. Crediamo che il populismo vada contrastato rilanciando il ruolo dei partiti e le reali forme di partecipazione dal basso, perché restiamo convinti che la democrazia sia in primo luogo un “metodo” di decisione fondato sulla discussione pubblica e sulla maturazione di una consapevolezza collettiva . A chi trova che tale metodo sia inefficace rispetto alla velocità richiesta oggi, ribadiamo che si tratta del solo processo politico, alternativo agli autoritarismi, capace di elaborare visioni di lungo periodo, che guardano lontano e assumono la responsabilità delle generazioni a venire. A noi interessa partecipare alla vita politica del nostro Paese promuovendo anzitutto lo “stile” democratico, in grado di esprimere un'idea alta della politica, intesa come luogo di manifestazione della pluralità e del confronto fra sensibilità e idee diverse. Riconoscere il primato della pratica democratica nella politica vuol dire, in primis, riconoscere il limite della politica stessa, che non deve e non può essere totalizzante, ma ha piuttosto il dovere di comporre e tutelare i diversi piani della vita comunitaria (da quello culturale a quello sociale, economico, religioso, ecc.) all'interno di una sintesi superiore.

È questa capacità di comporre punti di vista diversi, propria di una democrazia matura, che permette di recuperare una visione integrale della realtà e così facendo di reagire alla polverizzazione del quadro politico che riflette un processo di frantumazione pulviscolare della società. Si tratta di una dinamica che tende a ridurre la persona ad individuo “asociale”, privo della capacità di costruire e alimentare i più basilari legami sociali. Attraverso il metodo democratico, che obbliga alla relazione, anche dialettica e conflittuale, intendiamo sviluppare un percorso che guarda al tempo che ci sta davanti e che nella tornata elettorale ha un passaggio, importante, anche se non risolutivo.

Crediamo che questo impegno politico e culturale si giochi anche sul terreno delle proposte politiche, di un'attività legislativa e di governo che incida su alcune questioni essenziali per gettare delle fondamenta ed erigere i muri portanti della nostra casa comune per i prossimi decenni. Ne richiamiamo cinque:
1) La dignità delle istituzioni della nostra democrazia repubblicana
Sostenere la definizione di una prassi parlamentare capace di interpretare le istanze complesse del Paese; affermare un equilibrio rispettoso fra le funzioni e le prerogative di parlamento e governo; far crescere, attraverso la prassi politica, l'idea che le istituzioni rappresentative sono riflesso e stimolo di una democrazia che si intende come pubblica discussione nella quale matura una scelta.
2) Lo sviluppo come crescita integrale
Elaborare un pensiero sul lavoro e sulla logica degli investimenti; pensare in termini di sviluppo più che di crescita, secondo una logica integrale e ambientale;
3) Una società equa
Sostenere processi di equità nel tessuto sociale e operare attraverso la leva fiscale e la tutela dei diritti (renderli pienamente attivi); lavorare sui migranti con una politica dell'integrazione e non solo dell'accoglienza; affrontare lo iato fra generazioni privilegiando le esigenze dei giovani; salvaguardare il diritto alla salute;
4) L'appartenenza europea e il ruolo del Paese nel quadro globale.
Rafforzare l'Europa significa difendere uno spazio culturale e politico che costituisce, sia per i popoli europei, sia per gli equilibri internazionali, garanzia di sicurezza, di dialogo e di pace, accogliendo e valorizzando l'alto magistero di Papa Francesco su questi essenziali valori umani.
5) L'educazione
Serve un nuovo punto di vista con cui guardare alla scuola e all'educazione lavorando sul modello di trasmissione dei saperi e sulla sua finalità che è la crescita intellettuale, civile e morale dei cittadini di domani. Educare non significa spiegare com'è il mondo, informare, ma dare una grammatica per leggere la realtà e la massa, spesso indistinta, di informazioni che soprattutto i giovani ricevono e “subiscono” senza la forza di elaborarle. Il sistema formativo e della ricerca deve ritrovare, anche con adeguati investimenti, la centralità che merita.

Passa da questo impegno, che è culturale e politico insieme, il nostro riprendere le fila di un percorso e di un'appartenenza alla cultura cattolico-democratica. Non si tratta di un atto nostalgico, né della riproposizione di modelli e paradigmi che, per quanto fondamentali, appartengono ad altri passaggi della storia. Vogliamo piuttosto porci, forti di una tradizione che ci ha consegnato metodo e valori importanti, all'interno della vicenda attuale raccogliendo le sfide che ci stanno davanti.

(Arcolani Valentino, Baroncini Patrizia, Billi Chiara, Bruni Carlo, Capucci Roberto, Dal Bosco Vilma, Dal Pozzo Anna, Di Marco Davide, Drei Daniele, Fabbri Davide, Farnè Luciano, Feliciani Vittorio, Ferro Luigi, Folli Mario, Fornaciari Franca, Franceschelli Claudio, Galeotti Floriano, Gramantieri Lara, Lelli Liana, Manzoni Matteo, Marocchi Monica, Migliori Maurizio, Minardi Silvano, Montefusco Fuzzi Doranna, Morara Giordano, Pirazzini Dante, Ricci Cecilia, Riviello Christian, Salvatori Stefania, Salvini Stefania, Spadoni Daniela, Spadoni Marilena, Tampieri Claudia, Veronesi Isaura, Villa Lorenzo, Visani Roberto, Zaniboni Gabriele, Zaniboni Mario, Zaniboni Stefano, Zanotti Rosa)