Bologna. La percezione di una classe politica lontana e inaffidabile, che torna ad occuparsi dei problemi esclusivamente in campagna elettorale, al fine di ottenere il consenso necessario alla poltrona, costituisce una delle grandi questioni del nostro tempo. La distanza tra popolo e palazzo, la crisi di fiducia verso le istituzioni democratiche e la conseguente fuga dal voto sono tutte questioni estremamente attuali nel dibattito dei politologi e dei “vecchi del circolo”, le due categorie che, per ovvie ragioni, in quanto a dissertazioni filosofiche sul tema non hanno eguali nel nostro Paese.
Devo ammettere che, dalla mia nascita, non ho ricordi di un momento in cui non si sia parlato di sfiducia dei cittadini e crisi della politica (sono venuto al mondo nel '94, forse me la sono cercata), ma da quanto mi è capitato di leggere, da Tangentopoli in poi pare sia andata sempre peggio.
Dunque, come si può invertire questa drammatica tendenza? In che modo la politica può tornare a riempire lo spazio tra palazzo e popolo, favorendo interesse e partecipazione dei cittadini nei confronti dell'arte di governo?

Una risposta proviene da Bologna, dove l'amministrazione comunale lo scorso anno ha stanziato un milione di euro per il bilancio partecipativo, un istituto con cui la cittadinanza viene inclusa in un meccanismo decisionale volto alla realizzazione di opere specifiche. In buona sostanza, un ritorno alla democrazia diretta, aggiornata all'epoca del web.
Ai cittadini è stato chiesto di decidere come investire le risorse messe a disposizione dal Comune, scegliendo tra ventisette progetti di riqualificazione urbana. I progetti, immaginati e sviluppati dagli abitanti dei quartieri, coadiuvati da un team di tecnici ed esperti nei Laboratori istituiti sul territorio, sono stati sottoposti alla certificazione di validità da parte del Comune e, in seguito, alla votazione online dei cittadini.

Il percorso del bilancio partecipativo, gestito dall'Ufficio dell'Immaginazione Civica, si è concluso lo scorso 19 dicembre: quasi 15.000 cittadini hanno votato per la realizzazione di sei progetti (uno per quartiere), i cui lavori inizieranno prossimamente. È stato il primo esperimento di un modello decisionale che nei prossimi anni diventerà un'abitudine: è difatti già partito il percorso del secondo bilancio partecipativo, per cui cittadini, associazioni e istituzioni del territorio sono chiamati nuovamente alla partecipazione.
Nei laboratori di quartiere si vengono così a configurare nuovi momenti di incontro e di aggregazione sociale, in cui si riscoprono la bellezza della discussione e l'importanza del mettersi a servizio della comunità.
È anche dalla possibilità di far emergere le proprie idee e di confrontarsi con le persone che può cominciare quel percorso di riavvicinamento alla politica, così necessario in una democrazia tanto vituperata qual è la nostra.

leggilanotizia.it si occuperà di seguire l'evoluzione dei progetti, con una serie di interviste ai bolognesi che hanno contribuito alla loro ideazione.

Per il momento, invitiamo a visitare la mostra “Non è solo immaginazione, è un cantiere”, inaugurata nei giorni scorsi nella piazza coperta di Salaborsa, in cui è possibile ripercorrere le varie tappe che hanno accompagnato lo sviluppo del bilancio partecipativo.

(Alberto Pedrielli – Foto di Magellano)