La fatidica data del 4 marzo sta per arrivare e con essa, forse, cesseranno tutte le promesse dei nostri rappresentanti politici, promesse per la maggior parte irrealizzabili che costerebbero, a tutti noi, un aumento del debito pubblico tale da divenire, a pieno titolo, i paria del contesto europeo, candidati ad una certa espulsione per morosità ripetuta e compiaciuta.

Quando poi non si tratta di promesse futuribili, si è costretti ad assistere al triste teatrino della compera dei voti: ultimo esempio, di questi giorni, il decreto che rende gratuito il canone Rai agli ultra-settantacinquenni aventi bassi redditi. E non azzardatevi ad affermare che si tratti di una mossa elettorale finalizzata ad imbonirsi una discreta fetta di popolazione che, per età e per reddito, non può permettersi altro diversivo che non sia lo schermo televisivo: si tratta al contrario di un giusto, serio e motivato riconoscimento di necessità, di opportunità, di riconoscimento di difficoltà. Peccato che si verifichi esattamente a due settimane dal voto…

Ovviamente, se la promessa contenuta nel messaggio elettorale non risulta realizzabile, ci si deve ben guardare da tutto ciò che, al contrario, non solo sarebbe opportuno realizzare, ma renderebbe molto più chiaro e leggibile il reale stato delle cose. In questo caso, “cose” che riguardano molto da vicino non pochi di noi e che, se abbiamo facoltà di vivere, finiranno per interessare tutti noi.

“Il costo delle pensioni (leggi bilancio dell'Inps) deve essere contenuto entro limiti sopportabili!”. “Occorre determinare manovre atte a contenere entro corretti parametri i costi della previdenza”. “Il bilancio dello Stato deve essere messo al riparo da aumenti previdenziali fuori controllo”. E così via: tagli alle pensioni, aumento dell'età pensionabile e del periodo contributivo, le due cose insieme e chi più ne ha, più ne metta. Ma tutto ciò corrisponde a verità? Vediamo.
Innegabile che l'invecchiamento della popolazione sia una realtà contingente: il 50% della popolazione Italiana ha più di 45 anni mentre nel non troppo lontano 1960 la media era di 31 (si prevede oltre 50 nel 2065). In stretta relazione anche il dato delle nascite: prendendo a base l'anno 1958 (100), si registra un 115 nel 1963, per scendere a 72 nel 1980 e addirittura 53 nel 2015. In stretta relazione l'età media del parto: 32 anni. Attenzione quindi alle pensioni: sono fuori controllo.

Vediamo se è vero:
– Il reale costo della spesa strettamente previdenziale è dell'11%, esattamente uguale a tutti gli altri paese europei, anche quelli più virtuosi.
– per la verità il 50% dei pensionati percepisce emolumenti che non hanno nulla ha che vedere con la previdenza ( 8 milioni su 16)
– molto dissimile poi il tasso di crescita pensioni/assistenza: lo 0,2% per le prime, circa il 6% per le seconde.
– 100 miliardi di €: il costo sostenuto dallo stato (fiscalità generale) per sostenere prestazioni non previdenziali, ma assistenziali (circa 5 punti di PIL)
– la percentuale di contribuenti che finanzia il 55% dell'ammontare del gettito Irpef: 12%

Questi i dati (confermati da uno studio/ricerca della “Federmanager”) che evidenziano a gran voce la necessità di dividere la previdenza dalla'assistenza sottolineando, in parallelo, l'urgenza di contrastare, non a parole, ma a fatti, l'evasione fiscale e contributiva.

Ecco un esempio di ciò che andrebbe fatto, possibilmente non a parole. Difficile, se non insperabile, la realizzazione di un passo di tale chiarezza e giustizia in un paese che vede gli 80 € mensili come una giusta ridistribuzione della ricchezza: se la contropartita “vera” sta nella fiscalità generale, la contropartita risiede nelle tasche di tutti noi (anche di quelli meno abbienti) e non si vede alcun prelievo specifico nelle tasche un po' troppo gonfie di “pochi” di noi. Sperare, tuttavia, è ancora lecito.

(Mauro Magnani)