La campagna elettorale che stiamo affrontando, oltre a risultare piuttosto “sopra le righe” per le proposte fuori da ogni logica e realtà che arriva da certe forze politiche, ha tratti che si potrebbero definire inquietanti: le recenti indagini giornalistiche de L'Espresso e della Stampa mostrano similitudini con quanto avvenuto nelle ultime elezioni presidenziali americane, facendo emergere legami non solo politici ma anche finanziari, più o meno opachi ,da parte di alcune forze di opposizione con altri Paesi. Ciò darebbe anche una spiegazione al fenomeno sempre più diffuso delle fake news: non solamente passatempo per qualche burlone della rete bensì strumento di lotta politica occulta per screditare gli avversari.
Un modo , per esempio, per il M5S per cercare di far passare in secondo piano il fallimento delle esperienze di governo in città importanti come Roma e anche Torino .
Si potrebbe spiegare così il diffondersi sempre più ampio di notizie in base alle quali “tutto in Italia va male” , in cui si parla solamente di “fuga dei cervelli” anche quando cominciano a diffondersi (come avvenuto in queste settimane ) dati che raccontano di un movimento a ritroso verso l'Italia e di una diminuzione di questo fenomeno. Dati che si accompagnano a quelli che dimostrano una grande vitalità dell'imprenditoria giovanile e di un inedito ed efficace sostegno da parte delle politiche del Governo: nel 2017 sono nate in Italia una media di 100 start up al mese e il tasso di sopravvivenza di queste (che fino a qualche anno fa viaggiava su percentuali medie del 50% e oggi si avvicina invece al 75%) dimostrano una crescita ed un consolidamento di questo fenomeno che ha consentito di raggiungere un saldo positivo nel bilancio tra nuovi occupati in questo settore e “cervelli fuggiti” a favore della prima categoria.
Se qualcuno potrebbe obiettare che quello delle start up rappresenta una nicchia (sempre, però , in costante crescita numerica e di fatturato) allora conviene prendere in esame un fenomeno che in questi ultimi due anni ha conosciuto una vera e propria esplosione e che è stato sostenuto dal Governo e dalle misure emanate dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) in un processo di vera e propria politica industriale come non si era vista da decenni in Italia: mi sto riferendo al Piano Industria_Impresa 4.0, un provvedimento che ha messo in campo circa 30 mld di euro in due bilanci dello Stato consecutivi, con la prospettiva di mettere in moto 90 mld di euro di investimenti privati fino al 2020. Uno sforzo che non conosce uguali in tutta Europa.
L'efficacia di questo provvedimento (percepibile chiaramente anche solo dal confronto diretto con le imprese dopo anni di “stanca” e di stallo negli investimenti a causa della crisi) è nettamente misurabile: una ricerca del Politecnico di Milano ha rilevato che il Piano 4.0 ha generato un aumento di investimenti da parte delle imprese dal 2016 al 2017 pari al 30% in più .
Queste politiche messe in campo dai due Governi di centro sinistra che si sono succeduti in questa legislatura (Renzi e Gentiloni) non solo dimostrano con questi numeri la loro efficacia ma hanno creato la cornice per ulteriori misure di sviluppo messe in campo dalle Regioni, per esempio. Nel caso dell'Emilia Romagna sono servite a dare ulteriore slancio ad una misura come la L.14 del 2014, la cosiddetta “legge sull'attrattività”, che (per citare una delle misure rendicontate tramite la clausola di valutazione analizzata in commissione politiche economiche di recente) con il bando sui nuovi insediamenti nella “edizione” 2016 ha consentito l'avvio di nuovi insediamenti produttivi sul suolo regionale di aziende straniere o anche italiane che ha generato 1200 nuovi posti di lavoro (tra i quali oltre 300 derivanti dalla riconversione di aziende in crisi) , tutti caratterizzati da profili professionali con elevate competenze e a tempo indeterminato. Un modo concreto e non pittoresco per contrastare la cosiddetta fuga dei cervelli.
Ma potremmo anche fare riferimento ad altre misure regionali, come il bando per l'ICT (innovazione tecnologica) rivolto a liberi professionisti o il fondo per il microcredito per liberi professionisti e piccole imprese: aiuti concreti e non solo millantati (come avvenuto troppo spesso in passato) verso il lavoro autonomo, che in questi anni , grazie ai provvedimenti dei governi di centro sinistra ha visto finalmente un riconoscimento ed una estensione delle tutele come lo statuto per il lavoro autonomo o la maternità per le donne libere professioniste, uscendo da un “ghetto” di inaccettabili disuguaglianze.
E le proposte di governo del Partito Democratico in queste elezioni vanno nella direzione di implementare ulteriormente questi strumenti: di potenziare le politiche 4.0 come pure di dare ulteriori opportunità di crescita ai lavoratori autonomi e di intervenire sul lavoro dipendente riducendo il famoso “cuneo fiscale” e rendendo più appetibili i contratti di lavoro a tempo indeterminato e più “penalizzanti” quelli precari.

Queste politiche insieme a quanto fatto riguardo ai provvedimenti di “protezione sociale” (il Reddito di Inclusione nazionale collegato al Reddito di Solidarietà regionale, capaci di integrarsi e raggiungere una platea ampia di soggetti colpiti dalla crisi per dare loro non solo un sussidio bensì un'opportunità di riqualificazione e reinserimento) dimostrano qual è la filosofia e il progetto del Pd: portare il Paese ad un livello di crescita e di evoluzione pari a quello dei Paesi più avanzati affrontando però, al contempo, le disuguaglianze e mettendo in campo forme di aiuto attivo per chi è in difficoltà.
Atti concreti, realizzati, dopo anni di chiacchiere a vuoto sulle 3 “I” di berlusconiana memoria (ve le ricordate? Impresa, Internet, Inglese) o sul reddito di cittadinanza del M5S, basato su un disegno propagandistico ed assistenzialistico.
Il Pd, il centro sinistra, devono rivendicare con orgoglio quanto fatto in questi anni su questi fronti come su altri (diritti civili, legalità, welfare) e possono chiedere con autorevolezza agli italiani un voto per continuare a migliorare e a far crescere l'Italia .
(Mirco Bagnari)