La classe politica, dopo essersi vantata di avere abolito la legge sui finanziamenti pubblici ai partiti, ha fatto di tutto per rendere ancora più oscure le origini dei fondi donati dai privati.
Non è stata approvata nessuna legge sulle lobby.
Oggi, a differenza del passato, se un imprenditore finanzia un partito con 50 mila o 100mila euro può farlo in segreto. Restano poi misteriosi i contributi milionari alle varie fondazioni messe in piedi dai più importanti leader. In questo quadro desolante si spalancano le porte al rischio di compravendita di leggi
Ma anche ricevendo finanziamenti alla luce del sole il rischio di favorire determinate “lobby” è già realtà. Se si vanno a vedere i finanziamenti con relativi finanziatori, ci si accorge che il finanziato ha presentato quel progetto di legge o quell'emendamento che in qualche modo ha favorito il suo finanziatore. E' già capitato.

La politica sta facendo una cosa semplice: rendere legali le tangenti.

Nei sondaggi i margini di errore sono del 3%, perchè i campioni sono troppo piccoli. Per dimezzare l'errore bisognerebbe passare da mille a quattromila interviste.
Il tipo di domanda, a secondo di come viene formulata, determina un certo tipo di risposta e così il risultato può essere diverso del 18%.
Sono finiti i soldi e i sondaggi si sono dovuti adeguare alla politica.
In Italia la ricerca sociale vale 600 milioni all'anno, ma quelli che arrivano dalla ricerca politica sono meno di 30 milioni, pochissimi milioni per la ricerca elettorale. In Francia e in Germania le ricerche elettorali valgono almeno 2 miliardi di euro.
Quando Ipsos da dovuto fare una ricerca preliminare per la riforma scolastica in Gran Bretagna ha ricevuto una commessa di 3 milioni dal governo. In Italia per lo stesso incarico la somma non sarebbe stata superiore a 15.000 euro.

La politica cerca continuamente la sintonia con l'opinione pubblica per adeguare programmi e slogan facendo poca ricerca approfondita. I partiti sono interessati a sapere chi vince, non cosa pensano gli elettori e quali sono i loro desideri inespressi.
Il risultato che il mercato dei sondaggi soffre di una guerra al ribasso che porta molte società a offrire prodotti a basso valore aggiunto. Il valore di un sondaggio varia da 5.000/10.000 euro per circa mille interviste con un questionario della durata di 5 minuti, ci sono alcuni istituti che offrono prezzi ancora più stracciati, basta non fare troppe domande sui metodi. Ci sono alcuni istituti che aggregano i dati della concorrenza senza fare una telefonata.

Il gigante del settore è Ipsos, multinazionale francese con il ramo italiano affidato a Nando Pagnoncelli, i cui ricavi vengono dalle aziende non dalla politica.
Guardando il sito sondaggipoliticoelettorali.it viene qualche sospetto.
Alcuni istituti per ottenere 150 interviste complete sondano 7.000 persone, altri riescono ad avere 1.600 risposte su 2.000 persone contattate, altri 2.000 su 20.000. Non è che qualche istituto bara?
Viene il dubbio che sulla qualità dei sondaggi non vigili nessuno.
La legge è del 2000, aggiornata da un regolamento del 2010, ed è stata pensata senza internet.
Nessuno sa se i numeri dei sondaggi siano affidabili e corretti, sarebbe il caso che Agcom, autorità garante delle comunicazioni, iniziasse ad occuparsene.