Non ci sono solo due sinistre (una moderata e una radicale), ma a sinistra della sinistra ci sono anche due liste in concorrenza tra loro. I sondaggi segnalano che fuori dal Pd c'è un'area elettorale che si aggira intorno al 7-8 per cento (il risultato “a due cifre”, auspicato tempo fa da Massimo D'Alema, non sarebbe alla portata). A contendersi questi elettori sono Liberi e uguali e Potere al popolo, che si rosicchiano a vicenda consensi e potenziali dichiarazioni di voto facendosi del male. Qualche analista politico ipotizza addirittura che le possibili soprese del voto del 4 marzo potrebbero essere i quorum del 3 per cento di + Europa (Emma Bonino) e di Potere al popolo.

Le due liste sono concorrenti. Liberi e uguali fin qui non ha decollato. Pietro Grasso è una scelta di leadership rassicurante, tuttavia di scarso appeal verso l'elettorato giovanile e più radicale (sempre di un ex magistrato si tratta). Le liste sono state compilate poi con il bilancino tra diverse personalità e gruppi di partenza: Sinistra italiana, Articolo Uno, Possibile, eccetera. In questo bilancino, la parte del leone è stata appannaggio di Articolo Uno. In campagna elettorale sono poi emersi accenti su prospettive politiche differenti: rapporto con i 5 Stelle (Grasso, Bersani, Fratoianni) o verso un nuovo centrosinistra senza Renzi (D'Alema, Boldrini) o nei confronti di un “governo del presidente” pro tempore (D'Alema, Grasso) per rifare la legge elettorale. Qualche ulteriore problema di coerenza e orientamento lo hanno creato le scelte diverse di Liberi e uguali per Lazio (pro Zingaretti) e Lombardia (anti Gori). L'ossessione anti Pd e anti Renzi non ha fatto emergere qual è il disegno per ricostruire la sinistra italiana.

Potere al popolo nasce in alternativa a Liberi e uguali su impulso di alcuni Centri sociali (soprattutto i napoletani di “Je so' pazzo”) dopo il fallimento dell'ipotesi di costruire una sola lista a sinistra indicata almeno nel metodo da “quelli del Brancaccio” che avevano provato a ridimensionare l'influenza dei vari stati maggiori. Potere al popolo raccoglie pure ciò che resta di Rifondazione comunista, ex Pdci (ora neo Pci), oltre a componenti della sinistra sociale. Ritengono i concorrenti di Liberi e uguali una variante nostalgica del Pd pre Renzi, definito tout court “destra trasformista”, e non vogliono sentir parlare di riedizioni del centrosinistra o di “sinistra di governo”. Il loro portavoce politico (non candidato) è Viola Carofalo, napoletana, classe 1980, laureata in Filosofia, ricercatrice presso l'Istituto orientale di Napoli.

Le liste di Potere al popolo, ammalate di minoritarismo, hanno dato spazio a precari e a esponenti dei variegati movimenti antiliberisti dando autonomia di decisione alle realtà territoriali (candidati però Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione, e Mauro Alboresi, segretario del neo Pci). Obiettivi: cancellare Job acts e Legge Fornero, promuovere un Piano del lavoro straordinario per tutelare beni comuni e ambiente, critica alla gabbia dei trattati europei neoliberisti. Potere al popolo si presenta perciò come “lista di rottura”, embrione di un progetto che “parte dal basso” e da “un'idea comunitaria della politica”. Potrebbe avere una exploit elettorale a Napoli, dove può contare sull'appoggio del sindaco Luigi De Magistris che l'ha segnalata più volte come “unica novità” della campagna elettorale. Proprio a Napoli è andato a fare gli auguri a questa lista il francese Jean-Luc Mélenchon, leader della nuova sinistra France Insoumise. Grasso è invece volato a Londra per incontrare il laburista Jeremy Corbyn.

(Aldo Garzia)