Faenza. Siamo a fine febbraio, ma con le temperature di questi giorni non sembra proprio di essere alla fine dell'inverno. Ben vengano quindi quei riti propiziatori che sono i fuochi magici di Lòm a Mêrz (dal dialetto, significato “I lumi di marzo”), nella speranza che davvero ci trascinino fuori dall'inverno.

Nella tradizione, l'accensione di falò propiziatori intendeva accogliere la primavera invocando un'annata favorevole per il raccolto nei campi, allontanando il freddo e il gelo invernale. In questa occasione venivano (e vengono ancora oggi) bruciati i rami secchi e i resti delle potature tra gli ultimi tre giorni di febbraio e i primi tre giorni di marzo, ci si raccoglieva nelle aie, cantando e ballando attorno ai fuochi (al fugarèn) mangiando, bevendo e soprattutto divertendosi.

Da 18 anni a questa parte l'associazione “Il lavoro dei contadini” ha cercato quindi di tracciare un nuovo solco con “Lòm a Mêrz”, con nuovi obiettivi che vogliono richiamare persone in queste terre, caratterizzate dalla genuinità della gente, da un amore viscerale per il cibo sano, soffermandosi inoltre sull'intima civiltà della campagna e sul'appartenenza al mondo di animali, piante, riti, usanze, tradizioni e culture.

Presieduta da Lea Gardi (nuovo presidente), per la diciottesima edizione dei Lòm a Mêrz l'associazione ha voluto lasciare spazio all'arte delle stampe a ruggine delle tele romagnole, volendo dare altresì una visibilità concreta agli artigiani stampatori il cui lavoro è sempre stato legato e connesso intimamente al mondo contadino.
La stampa a ruggine è un'arte manuale le cui origini si perdono nei tempi e sono riconducibili all'artigianato povero e rurale: stampi in legno , colori ottenuti dalla ruggine , tela ricavata dalla canapa coltivata nei campi e tessuta nei telati casalinghi.

Normalmente le tele raffigurano disegni appartenenti al patrimonio dell'arte popolare contadina tra cui il galletto, la caveja (simbolo autentico della tradizione romagnola), l'uva, le spighe di grano e l'immagine di Sant'Antonio Abate, protettore del mondo agricolo e del bestiame .
A questo proposito, l'associazione “Stampatori tele romagnole” ha ideato l'allestimento di una mostra con teli e arazzi che riprendono i disegni ispirati a quelli riportati nelle coperte che vestivano i buoi nelle occasioni delle Feste contadine. Allestita a cura dello scenografo Leonardo Scarpa, la mostra verrà inaugurata presso il Palazzo delle Esposizioni a Faenza il 26 febbraio alle 17 e sarà visitabile fino all'11 marzo 2018.
A seguito dell'inaugurazione della mostra, presso l'adiacente sala ex Chiesa di San Giuseppe avrà luogo una conferenza sulla stampa a ruggine, seguita a sua volta da un momento conviviale (presso il Rione Verde) con la collaborazione di Accademia medievale e dinamica, assieme a Silverio Cineri di Chef to Chef.

Ultimo ma non per importanza, è importante dire che il programma propone eventi concentrati in 50 aie e case di campagna, dove verranno accesi grandi falò parallelamente allo svolgimento di iniziative e incontri sulla tradizione e la cultura romagnola e momenti conviviali.