Sempre più frequentemente la differenza fra uno slogan e la verità è talmente sottile che basta un nonnulla perché si tramuti in realtà (e viceversa). Nel caso di Expò 2015 ciò che a suo tempo si vide e si lesse lasciava ben sperare che ambiente, cibo e tutti i passaggi intermedi inerenti la filiera alimentare del Belpaese andassero finalmente nella giusta direzione e con essi i relativi studi, cure e soprattutto azioni vere che potessero far decollare (quasi) tutti i complicati rapporti fra natura e uomo.

“Nutrire il pianeta. Energia di vita”, è stato questo lo slogan della vetrina milanese di qualche anno fa che doveva essere il punto di partenza (e di speranza) contro il pericolo della distruzione di habitat e biodiversità, colpa soprattutto dell'agricoltura intensiva e della crescita incontrollata delle attività umane soprattutto nell'ottica “cibo” che causano inquinamento e deforestazione.

Il tanto sbandierato “futuro dei grandi passi” fatto di green economy su larga scala finora infatti non si è visto e di conseguenza così nemmeno le “reazioni” pulite, i biocombustibili prodotti con batteri sintetici, le cultivar resistenti alla siccità, la protezione delle coste per limitare l'avanzata del mare ed il sequestro dell'anidride carbonica negli oceani; dopo i paroloni di circostanza della prima ora nulla all'orizzonte, solo tanti piccoli passi di laboratorio di nessun impatto pratico per il benessere dell'ecosistema in cui viviamo, come se ciò di cui si era dibattuto tempo fa fossero stati solo spot e slogan a fini elettorali o per invogliare investimenti.

E' un atavico vizio della politica di casa nostra non avvicinarsi alla natura e non “curiosarci attorno”, questo forse perché manca in età adulta il desiderio di rispettarla e proteggerla, credo si dovrebbe andar di più in un bosco o anche solo nei prati con scarponi e binocolo, perché è una attrazione questa ed uno stimolo che fin da piccoli si possiede naturalmente ed è un peccato, negli anni, perderla; senza citare l'art. n° 6 della legge scout che recita “La Guida e lo Scout amano e rispettano la natura”, basterebbe che ognuno di noi nel proprio piccolo seguisse alcuni banali codici comportamentali almeno per “cercare di lasciare questo mondo un po' migliore di quanto non l'abbiamo trovato”.

Il valore della terra e del verde che la ricopre è direttamente collegato alla nostra felicità anche quando questa sia solo dovuta alla remunerazione di una attività del settore, ma anche altrettanto il bene ci fa il giardino da coltivare, con cura, giorno dopo giorno, che riduce lo stress psico-fisico, esponenzia la qualità della vita ed in generale la convivenza tra appartenenti la nostra comunità sociale.

La politica, soprattutto quella agricola, dovrebbe abbandonare i moderni metodi di coltivazione e allevamento intensivi e guardare ad un modello di businnes fatto di scelte etiche per non avvelenare più la terra alla caccia di profitti stratosferici; già in gran numero sono le aziende e le cooperative tradizionali che vorrebbero riconvertirsi se solo la politica desse loro ascolto (e incentivi), per usare i fertilizzanti e concimi biologici non inquinanti con lo scopo di aiutare la natura ad ottenere una terra sempre più fertile, perché se la natura dà molto, pretende a sua volta molto rispetto.

(Giuseppe Vassura)