A 11 anni di distanza dalla giornata del Vaffanculo, l'erede spirituale dell'iniziativa promossa da Beppe Grillo risulta stabilmente il primo partito italiano, almeno stando ai sondaggi.
Se alle politiche del 2013 sfiorò l'impresa, l'auspicio del candidato premier Di Maio è, ovviamente, di andare oltre lo strabiliante 26% conquistato alla Camera alle scorse consultazioni.
Nonostante siano molti i giornalisti, autorevoli e non, che nutrono sospetti sull'effettiva volontà di potere del Movimento, l'impressione derivante dalle mosse di campagna è che ci sia l'intenzione di fare sul serio.

Nei giorni passati i media mainstream hanno dedicato ampio spazio alla fantomatica lista dei ministri di un esecutivo a cinque stelle, e quando finalmente alle speculazioni degne di un thriller fantascientifico si sono sostituiti i volti concreti, il mondo dell'informazione si è risvegliato in un paradosso.
L'immagine di competenza, serietà e pacatezza offerta nello studio di Floris martedì sera dai Big Five ha del metafisico se pensiamo alle origini del Movimento, un banale e volgare vaffanculo.
Tra professori universitari e dirigenti pubblici in giacca e cravatta, se avessi acceso la TV durante l'intervista avrei pensato di tutto, tranne che di trovarmi al cospetto dei nuovi 'grillini', ormai 'dimaiani'.

I modi “rustici” che hanno contraddistinto l'impegno politico di Grillo&co. non sembrano più all'altezza della nuova classe dirigente, anche se forse, visto il livello di indecenza culturale toccato in questa campagna, sarebbe più indicato sostenere il contrario.
La forza del “vecchio” Movimento stava proprio nella sua genuinità, nel suo rappresentare l'uomo qualunque, con dei vizi di forma che per gli elettori – e per certi versi, è anche giusto così – non intaccavano la bontà del contenuto. Anche – ovviamente, in minima parte – per questo l'establishment non ha mai guardato di buon occhio ai pentastellati, ma di fronte a una loro metamorfosi potrebbero essere in diversi a strizzare l'occhio, dagli elettori ancora indecisi ai mercati, passando per la politica internazionale.

Ma se l'apparenza ha il grande pregio di sedurre, d'altra parte non lasciarsi accecare dal visibile permette di scoprire la vera forma dell'essere. Euroscettici, ambientalisti, NoVax ecc. convivono orgogliosamente in una grande famiglia, la cui collocazione politica non è mai stata, per scelta degli interni e difficoltà degli esterni, definita in modo univoco.
Il trasversalismo è stata la linea scelta dai suoi fondatori, convinti che la contrapposizione – di stampo squisitamente populista – dell'uomo comune onesto in lotta con un'élite di corrotti potesse fare proseliti a destra e a sinistra.

La democrazia diretta, l'elemento che forse più contraddistingue il Movimento, costituisce l'ovvia trasposizione pragmatica di questo concetto: il semplice cittadino decide quanto s'ha da fare, evitando la mediazione della tradizionale classe politica, vista come il principale nemico da abbattere. Questo è altresì evidente nella selezione dei pentastellati di comando, scelti ufficialmente tramite il web, attraverso una procedura gestita dalle menti dietro “Rousseau”: Casaleggio I e II, Grillo e ora anche Di Maio.

Si è configurata in questo modo una classe dirigente estremamente variegata, una sorta di tram nelle ore di punta. Si passa da personaggi folkloristici – a volte, per la verità, oltre i confini del tragicomico – a validi professionisti, le cui capacità, però, non servono assolutamente a nulla, in quanto la propria funzione è quella di dare voce alle istanze che provengono dalla piattaforma.
L'unica componente indispensabile è sempre stata l'onestà, tratto distintivo di un'identità da salvaguardare e che anche negli ultimi giorni ha portato a un'esclusione, quella del candidato Antonio Tasso, reo di aver venduto cd-rom duplicati una ventina d'anni fa, quando al Festivalbar faceva furore “Il mio corpo che cambia”.
Il criterio dell'onestà rimane un punto fermo, anzi fermissimo, ma la nuova era comincia con una trasformazione di “litfibiana” memoria: dall'uomo qualunque all'uomo istituzionale.

Il processo iniziato 11 anni fa è forse giunto al suo compimento, che contiene in sé anche la propria negazione, come nella filosofia hegeliana. Dopo avere speso tempo ed energie per convincere che “tutti possono fare tutto”, siamo al capolinea? La sintesi comprende tuttavia una serie di punti oscuri, poiché se la nuova selezione della classe dirigente, che ricorda i partiti “classici”, sembra una contraddizione in termini rispetto alla tesi del movimento, sarà possibile la loro unione nel medesimo corpo? L'unico punto su cui è possibile fare chiarezza è, paradossalmente, quello dominato dall'oscurità: le “Botteghe Oscure” versione cinque stelle, in cui Di Maio, Grillo, Casaleggio e pochi altri privilegiati si riuniscono per decidere le sorti della formazione.
Il Movimento va dove lo portano queste persone, ora più che mai. A febbraio 2013, nel silenzio generale, fu 26%. A pochi giorni dal voto, cinque anni dopo quello storico risultato, una sola cosa è certa: mentre gli altri partiti sorridono, prendendosi gioco di questo neanche laureato che porta i suoi toy-boys in gita al Quirinale, nelle “Botteghe Oscure” si sfregano le mani…

(Alberto Pedrielli)