Bologna. E' stata firmata a Roma un'intesa fra le regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia e il governo per ampliare i margini di autonomia regionale. Ci siamo quindi rivolti al presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, per ricostruire il percorso che ha portato a questa firma e per capire l'evoluzione di questa scelta.

Perché proprio ora la richiesta di maggior autonomia per l'Emilia-Romagna?
“Noi siamo partiti la scorsa estate, dopo mesi di discussioni in Giunta per valutare l'opportunità data dalla Costituzione. Approvammo dunque il Documento di indirizzi per l'avvio del percorso finalizzato all'acquisizione di una maggiore autonomia legislativa e amministrativa, così come previsto appunto dalla Costituzione italiana, che all'articolo 116, terzo comma, prevede l'attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori “forme e condizioni particolari di autonomia” attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un'intesa fra il Governo e la Regione interessata. Intesa che ho firmato ieri a Roma con il Sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, delegato dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Ho firmato insieme ai presidenti di Lombardia, Roberto Maroni, e Veneto, Luca Zaia, le due Regioni con le quali abbiamo condiviso il tavolo di negoziato con l'esecutivo nazionale. Un Accordo preliminare, dunque, cui dovrà seguire la presentazione del progetto di legge alle Camere da parte del Governo, ma certo abbiamo fatto un paso avanti decisivo, è stata una firma storica: mai, nella storia repubblicana, in Italia si era arrivati a definire i contenuti di una possibile intesa sulla maggiore autonomia regionale. Un traguardo che abbiamo voluto fortemente, partendo dalla convinzione che i territori virtuosi, che dimostrano di saper spendere con efficacia le risorse pubbliche, fornendo servizi adeguati ai cittadini, debbano essere premiati. E ricordo che l'Emilia-Romagna è entrata nel quarto anno consecutivo in cui è la prima regione in Italia per crescita di Pil, occupazione, export”.

Lombardia e Veneto hanno svolto i referendum sull'autonomia.
“Una decisione legittima, ma il giorno dopo il referendum Lombardia e Veneto hanno dovuto avviare lo stesso, identico, percorso che noi avevamo già iniziato. Quello, cioè, previsto dalla Costituzione, con un pronunciamento dei rispettivi Consigli regionali e la richiesta al Governo dell'avvio del confronto per arrivare a un'intesa. Ricordo che in seguito a una risoluzione approvata dalla nostra Assemblea legislativa, già il 18 ottobre avevo firmato, primo in Italia, con il presidente del Consiglio Gentiloni la dichiarazione d'intenti con cui Governo ed Emilia-Romagna sancivano di fatto l'avvio del negoziato. E che mi venne chiesto dal Governo stesso di aspettare per dare modo alla Lombardia di aggiungersi al Tavolo del confronto, cosa che avvenne dopo aver ricevuto due precise garanzie: che non venisse messa in discussione l'unità nazionale e che non venissero poste richieste di concessioni di Regioni a Statuto speciale. E sempre tenuti fermi questi due pilastri, successivamente si aggiunse anche il Veneto. E oggi siamo di fronte ad Accordi preliminari che rispettano pienamente la Costituzione. Rivendico quindi con forza la scelta che abbiamo fatto, quella cioè di procedere aprendo la strada attraverso la via costituzionale, senza bisogno di referendum costati peraltro oltre 20 milioni di euro, soldi che in Emilia Romagna abbiamo preferito destinare a crescita, sviluppo e nuova occupazione. E fin dall'inizio abbiamo condiviso il progetto di maggiore autonomia con l'intera società regionale: sindacati, imprese, enti locali, università, associazioni del Terzo settore, camere di commercio tutti i soggetti che in Emilia-Romagna abbiamo voluto riunire a inizio legislatura nel Patto per il Lavoro”.

Quali sono i contenuti dell'intesa? Quali le nuove competenze della Regione?
“In Emilia-Romagna potremo gestire direttamente e con risorse certe numerose materie su lavoro e formazione, istruzione, salute, protezione ambientale e dell'ecosistema, relazioni internazionali e rapporti con l'Unione europea. Tutti campi strategici per continuare a crescere, a investire in ricerca, sviluppo, saperi, per quello che è il nostro obiettivo primario: creare nuova e buona occupazione, mettere ancora di più i nostri territori nelle condizioni di competere con le aree più avanzate d'Europa e del mondo, e proseguire ad attrarre investimenti qui in Emilia-Romagna, la vera svolta registrata negli ultimi anni. Gestione diretta di competenze che ci porteranno a poter decidere su questioni molto rilevanti e concrete. Faccio alcuni esempi: gestire l'offerta di istruzione regionale, potendo incidere anche sugli organici e potenziando quella tecnica, per rispondere alle esigenze delle nostre imprese che spesso devono rivolgersi altrove per trovare le competenze necessarie. Fare lo stesso sulla formazione dei nuovi medici, agendo insieme agli atenei per l'ingresso nelle scuole di specializzazione. E sempre per quanto riguarda la sanità, la possibilità di intervenire sui ticket, riducendoli a favore delle fasce sociali che più ne hanno bisogno. Importantissima, poi, la possibilità di programmare e realizzare piani pluriennali di edilizia scolastica, per nuove scuole e spazi per la didattica, di edilizia sanitaria, per nuovi ospedali e strutture sempre più efficaci. Stessa logica pluriennale e legata alla prevenzione, e non più alle emergenze, per piani di gestione della difesa del suolo e della costa, per la qualità dell'aria e la lotta all'inquinamento. Senza dimenticare che l'accordo firmato prevede, d'intesa fra Stato e Regione, la possibilità di discutere e inserire nuove competenze fino al momento in cui non verrà presentato il progetto di legge governativo alle Camere”.

Quali le conseguenze economiche e sociali della nuova prevista autonomia.
“In base all'intesa, una commissione paritetica Stato-Regione stabilirà su quali e quanti risorse potremo contare per applicare l'autonomia acquisita. E lo farà sulla base di due criteri: la compartecipazione ai tributi generati direttamente in Emilia-Romagna, resterà quindi qui, nel territorio regionale, una quota dei tributi pagati dagli emiliano romagnoli, e i fabbisogni standard, superando così la spesa storica: si passa cioè dai trasferimenti alle Regioni sulla base di quanto speso dall'amministrazione regionale l'anno precedente, con costi per lo stesso servizio spesso molto diversi in Italia da territorio a territorio, a quelli definiti prendendo a riferimento la Regione più virtuosa, ovvero al costo di un servizio determinato nelle migliori condizioni di efficienza e appropriatezza. Nel complesso, un meccanismo che, senza nuovi aggravi per il bilancio dello Stato, metterà l'Emilia-Romagna nelle condizioni di avere le risorse necessarie a continuare a crescere, continuando a migliorare e innovare i servizi”.

Come verrà ridisegnata l'architettura istituzionale della Regione, dal momento che vivono sotto lo stesso tetto città metropolitana, aree vaste, unioni dei comuni e province?
“Per noi si parte da un punto fermo: i protagonisti devono essere i territori. Le norme nazionali riconoscono alle Regioni la possibilità di prevedere ambiti territoriali comprensivi di due o più enti di area vasta, e quindi le Province, soprattutto dopo la vittoria del no al referendum sulla riforma costituzionale che ne prevedeva l'abolizione, per l'esercizio associato di funzioni, sulla base di accordi tra gli enti interessati e d'intesa con la Regione. La Romagna è un valido esempio di come si possa davvero crescere e semplificare, puntando sulla coesione e integrazione dei sistemi: basti pensare all'aggregazione che ha portato all'Ausl unica della Romagna, ai servizi idrici integrati grazie alla creazione di “Romagna acque” o alla società unica Start Romagna nei servizi di trasporto pubblico locale. Dunque la Regione, la Città Metropolitana di Bologna e territori, le Province, che lavorano a integrazioni virtuose. Livelli di governo territoriale chiari, in un contesto, quello di un'Emilia-Romagna che va verso una maggiore autonomia, che della nostra regione una delle aree all'avanguardia e maggiormente innovative nel panorama internazionale. Anche in questa occasione abbiamo dimostrato che quando l'Emilia-Romagna fa squadra, lavorando insieme e uniti, vince e bene. Una lezione anche per chi, sempre pensando alla Romagna, solo pochi mesi fa era tornato a proporre di divedere la nostra regione, proponendo un referendum per la secessione interna, per dividere la Romagna dall'Emilia…”.

(m.z.)