Se non è un terremoto politico poco ci manca. Il voto di domenica 4 marzo ci riconsegna una mappa della politica italiana profondamente cambiata. Crollano i partiti tradizionali, Pd in prima fila che resta sotto al 20% (18,92%), seguito a ruota da Forza Italia che si ferma al 14,03% (resta la magra consolazione della vittoria della coalizione di centro – destra), vincono per distacco Movimento 5 stelle (32,52%), nonostante una dura campagna contraria da parte di molti media nazionali, e Lega Nord (17,60%). Ottiene un buon risultato Fratelli d'Italia (4,35%), supera il quorum Liberi e Uguali (3,41%). Non ce la invece Emma Bonino che con + Europa si ferma al 2,56%.
Più che un voto di protesta lo definirei un voto con una profonda richiesta di cambiamento.

Due le vere novità: il M5s primo partito e la Lega che supera Forza Italia e si avvicina al Pd.

Il voto del 4 marzo segna la profonda crisi di identità del Partito democratico, stretto tra un personalismo esasperato del suo leader e una mancanza di forte identità politica. Cos'altro si può dire di un partito che in una realtà storicamente sua come può essere Bologna non trova di meglio che candidare Pier Ferdinando Casini, alla faccia di quell'idea di rottamazione che era stata all'origine del renzismo.
Non crediamo sia il risultato unicamente di un voto di protesta o antisistema, come si è sentito dire in queste ore. Certamente gli italiani sono molto stanchi dei soliti giochi, delle solite facce, della solita vecchia politica, E hanno premiato chi in qualche modo si è posto su un livello altro rispetto alla politica tradizionale. Ciò non significa che ciò sia tutto buono, anzi dentro questo voto ci sono pulsioni razziste, nazionaliste, antieuropeiste.

Ma d'altra parte cosa si credeva? Il cosiddetto sistema negli ultimi 25 anni, dal 1994 ad oggi, ha espresso una alternanza di governi di centro destra e centro sinistra. Gli italiani sono passati da Berlusconi a Renzi, con in mezzo vari governi, spesso non espressione del voto. Cosa resta di questi 25 anni? Un Paese migliore? Un Paese più moderno? Un Paese meno povero e con meno diseguaglianze? Un Paese più accogliente? Niente di tutto questo.
E l'Europa? Continua ad essere una entità con scarse capacità di guida e molte possibilità di interferire negli affari dei paesi più deboli.

Forse è in questi interrogativi che bisogna andare a cercare le ragioni profonde di questo voto. Se qualcosa gli italiani hanno colto è quel senso di accaparramento della cosa pubblica che sia il centro destra che il centro sinistra hanno praticato in questi anni. Quel senso di arroganza che tanti politici, a livello nazionale come a livello locale, hanno messo in mostra. Quella scarsa capacità di cogliere i problemi reali delle persone e l'incapacità di dialogare con i cittadini.
Le speranze che tanto popolo della sinistra aveva riposto in Matteo Renzi si sono evaporate come neve al sole alle prime esperienze di guida del partito e di Presidente del Consiglio. E ora non restano che le dimissioni da segretario del Pd, con un futuro, suo e del partito, tutto da costruire.
Insomma questi anni hanno lasciato molte macerie e poche fondamenta e impalcature su cui far crescere un paese moderno migliore.

Nonostante tutto ciò abbiamo assistito ancora ad una campagna elettorale fatta di promesse fasulle, violenta nei toni e scarsa nei contenuti.

Non c'è quindi da sorprendersi se il voto sia andato così. Prima o poi doveva succedere. E ciò vale sia per il livello nazionale che per tante realtà territoriali.

E ora? Il dato certo è che il voto esclude una grande alleanza tra centro sinistra e parte del centro destra. Non ci sono i numeri. I numeri ci sarebbero invece per alleanze poco credibili politicamente, anche se in politica mai dire mai. Ad esempio un governo M5s, Pd e Liberi e Uguali, così come per un governo M5s e Lega (con numeri maggiori se con il centro destra). Ipotesi forse di fantapolitica, si vedrà nei prossimi giorni come ogni forza metterà in gioco i propri numeri.
Non si può certo escludere anche un ritorno alle urne, anche se, immaginiamo, molte delle forze oggi sconfitte, faranno di tutto per impedirlo.

Si dice che il M5s sia una forza antisistema. Cosa significa: che c'è un sistema da difendere? E quale sistema? Quello che ci ha portato alla situazione odierna? Beh allora sinceramente c'era proprio bisogno di qualcuno capace di scompaginare il quadro esistente. Perchè non parlare allora di forze antiestablishment che hanno vinto grazie al voto di chi non ne poteva più di questo establishment.
Certo quella che si apre è una fase incerta, il M5s può preoccupare non tanto per essere antisistema quanto piuttosto per la poca esperienza politica e per i molti errori dimostrati in diverse realtà dove è forza di governo.
La sua scommessa sta tutta qua: nella capacità di introdurre nel sistema di governi profonde innovazioni politiche e di alleanza, frutto anche di ciò che sono e di come lo sono diventati. E nella capacità di gestire questi processi. Sta a loro dimostrarlo, ammesso e concesso che lo vogliano e che ve ne sia la possibilità dopo questo voto.

Piuttosto la paura reale è nell'avanzata, non solo in Italia, di forze che crescono sulle peggiori pulsioni umane: paura del diverso, esasperazione del concetto di sicurezza, razzismo e nazionalismo. Una realtà che si inquadra nel contesto più generale dell'Europa, sollevando l'altra grossa questione delle elezioni di mezza Europa, la necessità di una Comunità che sia capace di essere inclusiva, propositiva di idee innovative e non opprimente come ha fatto, invece, in questi anni.
E tenere a freno queste forze è un compito che spetta a tutte le forze che si rifanno a un sistema democratico e solidale.

Allora si capisce come il cambiamento e il futuro di questo Paese non passi uncamente da una forza poltica, ma dalla capacità di tutte le forze che hanno a cuore l'Italia di mettersi in discussione e di pensare ad alleanze che abbiano al centro progetti concreti che ridiano speranza a un popolo stanco e disilluso.

Ora la parola passa al Presidente della Repubblica che ripartirà dalle novità di questo voto per verificare se vi sono ipotesi concrete di governo. Se così non sarà si spalancheranno le porte ad una elezione bis.

(Valerio Zanotti)