Roma. Mancano ancora una decina di giorni alla prima assemblea dei nuovi membri del parlamento e il caso delle dimissioni “ritardate” dell'ex sindaco Daniele Manca fanno un salto di qualità tanto da finire sulla stampa nazionale.

E' l'HuffingtonPost, con un articolo dell'8 marzo scorso a evidenziare che all'ex sindaco Pd imolese le cose potrebbero non mettersi bene. E le ragioni, al di là delle rassicurazioni che l'ex primo cittadino ha profuso, riguardano sia la norma violata, i precedenti, i nuovi rapporti di forza del parlamento – dove il Pd è minoritario – e, soprattutto la caratura politica e le relazioni che l'aspirante senatore Ernesto Carbone, sempre Pd, rimasto per ora al palo, può vantare.

Quattro elementi che difficilmente potranno essere controllati, ed eventualmente disinnescati, da un rappresentante del Pd come Manca che apparteneva all'ala bersaniana del partito, prima della conversione dell'ultima ora avvenuta alle amministrative del 2013, non vantando, neppure, un imprimatur renziano (e prodiano) della prima ora come Carbone invece può far valere.

Ma veniamo alla legge che pedissequamente, se applicata, metterebbe a rischio l'ingresso di Manca in parlamento. Non è, come molti commentatori hanno scritto, una “vecchia legge” ma bensì il vigente “testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione a parlamentare”. Insomma, la pietra angolare su cui poggia la materia. Niente affatto abrogata, o vecchia, ma perfettamente in vigore. Norma che è stata continuamente aggiornata. Tanto che l'ultima modifica riporta la data dell'11 novembre 2017.
La norma è chiara, non posso essere eletti parlamentari i sindaci dei comuni con più di 20.000 abitanti che non si sono dimessi entro 180 giorni dalla data della scadenza naturale della legislatura. La ratio è lampante e scontata: evitare che il sindaco in carica “tiri la volata” a se stesso utilizzando una posizione di potere.

Il secondo elemento riguarda la caratura politica di Ernesto Carbone. Membro di spicco del Pd nazionale ha ricoperto vari ruoli di primo piano ancor prima di entrare in politica. Dal 2001 al 2004 ha lavorato con ruoli diversi in Nomisma, la società di consulenza bolognese fondata da Romano Prodi; tra il 2004 e il 2005 è direttore delle relazioni istituzionali di Alma Graduate School dell'Università di Bologna; tra il 2005 e il 2008 ricopre l'incarico di direttore generale della Fondazione “Governare Per” guidata da sempre da Prodi. Dal 2012 al 2013, prima di essere eletto in parlamento, diviene presidente e amministratore delegato della SIN Spa, la società pubblica controllata dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura.
Insomma, che dire di più. Carbone vanta relazioni e contatti di alto livello che potrebbero fare la differenza nei rapporti di forza che si esprimeranno nella Giunta per le elezioni di Montecitorio.

Per venire poi ai precedenti il più recente riguarda l'ex sindaco Pd di Brescia Paolo Corsini. Nel 2008 fu eletto parlamentare pur non essendosi dimesso nei tempi previsti dalla legge (un ritardo di soli 8 giorni ndr) e la Giunta per le elezioni si determinò a “proporre all'Assemblea l'annullamento per motivi di ineleggibilità dell'elezione”.

Se per Daniele Manca si dovesse attivare lo stesso iter e, se l'Aula del Senato dovesse attenersi alle leggi in vigore, con le maggioranze uscite dalle urne del 4 marzo scorso e con questi precedenti, il “salvataggio” potrebbe non essere così scontato e a quel punto Carbone sarebbe pronto, legittimamente, a subentrare.

(Verner Moreno)