Imola. Il Pd cerca di coprirsi a sinistra in vista delle elezioni amministrative e aumentare i consensi della coalizione. Alla chiamata del segretario di viale Zappi Marco Raccagna, ha risposto solamente il coordinatore circondariale di Mdp Antonio Borghi, ex sindaco di Dozza, mentre Sinistra Italiana e Possibile non hanno partecipato all'incontro.

Borghi non si sbilancia: “Raccagna ci ha comunicato una serie di proposte nuove e più interessanti rispetto a quanto detto in precedenza, gli ho fatto però presente che per discuterne al nostro interno abbiamo bisogno di un documento ufficiale che dovrebbe arrivare dalla direzione del Pd. Poi valuteremo e decideremo insieme con i nostri iscritti”. Intanto però alcuni fuoriusciti dal Pd di Imola non nascondono i loro mal di pancia. Proprio Raccagna e la federazione renziana sono stati criticati aspramente e apertamente più volte da alcuni esponenti di Liberi e Uguali che ora faranno fatica a rimangiarsi la parola.

Intanto il segretario del Pci Filippo Samachini fa capire che la Sinistra unita imolese (Sui) al primo turno non si coalizzerà con Pd e soci, magari attirando alcuni di Mdp se quest'ultima deciderà di stare con i renziani di viale Zappi.

“Dopo 73 anni di amministrazione delle forze popolari la città di Andrea Costa rischia di passare in mano alla destra o al dilettantismo populista; se  ciò accadrà il Pd imolese dovrà incolpare solo sè stesso per aver avallato le politiche neoliberiste, demagogiche e autoreferenziali del suo ex segretario – tuona Samachini -. Oggi in viale Zappi sono impegnati per arrestare la guerra per bande all'interno, con vari autocandidati risoluti a scendere in campo e per trovare alleanze che lo coprano a destra e “sinistra” mettendo insieme un'accozzaglia che va da Cielle ad ex Sel, un tempo ipercritici con la maggioranza.Sono inoltre alla ricerca di un personaggio civico disposto a giocarsi la credibilità personale in un rischioso confronto con la destra e i 5Stelle. Se il Pd imolese avesse coraggio e coerenza, dovrebbe candidare l'ex ministro Giuliano Poletti, quello del Jobs Act e dei posti di lavoro a tempo determinato per poche ore e pochi euro (ironicamente, ndr)”.

(m.m.)