Imola. Paola Lanzon, candidata al maggioritario alle elezioni politiche del 4 marzo con Liberi e Uguali, interviene sulle prossime amministrative del 10 giugno.

“Sono uscita da tempo dal Pd, ma sentirne parlare in questo modo, quasi ridicolizzato in città, mi procura ancora una certa sofferenza, se non altro per il lungo tempo che vi ho militato – comincia l'ex presidente del consiglio comunale -. Mi provoca un gran fastidio soprattutto perché questa situazione poteva essere evitata: in tante e tanti abbiamo negli anni cercato di fare opposizione all'interno del partito (ufficialmente non si è quasi percepito, ndr), abbiamo cercato di dire la nostra: siamo stati a nostra volta ridicolizzati ed emarginati… anzi ci hanno gentilmente aperto la porta…ed ora eccoci qui. A due mesi dal voto amministrativo per la città di Imola non c'è ancora il candidato per le prossime amministrative, né del Pd, né dell'ipotetica coalizione. Articolo 1 Mdp, di cui ho scelto di fare parte, ha con correttezza accettato di partecipare a una serie di incontri organizzati dal Pd, perché in politica, prima di dire no ad una qualsiasi proposta, si ascolta sempre e comunque. Rimane però il fatto che la tanto nominata discontinuità che il Pd promette dal 5 marzo anche a Imola, dopo il crudo e severo responso delle urne, non si è sostanziata ancora in alcun atto politico. E allora risulta obbligatoria una riflessione, poiché anche la politica ha le sue regole: regole che traggono origine anche dal solo buonsenso, regole che questa volta ha seguito lo stesso Renzi, dimettendosi. Perché il segretario del Pd imolese, Marco Raccagna, ha ritenuto non dovere fare questo ovvio e doveroso atto politico, che i gruppi dirigenti avrebbero poi valutato se accettare o respingere, anche i considerazione della imminente scadenza amministrativa? Questa mancata assunzione di responsabilità ha fatto perdere un mese intero, nel quale un nuovo gruppo dirigente avrebbe potuto riallacciare relazioni, rilanciare una rinnovata visione politica che tenesse conto, con umiltà, del giudizio degli elettori, riportare energia in un partito ormai logorato e soprattutto in un elettorato che ha ben ragione di essere sfiduciato, sempre più spesso anche arrabbiato”.

Dunque Lanzon ribadisce le dure critiche già espresse nei confronti di Raccagna ma precisa: “A livello locale alcuni chiarimenti si rendono necessari: leggo articoli e post sui social in cui Mdp avrebbe già degli accordi sottobanco con il Pd; che Mdp sarebbe subordinato e costola del Pd: chi scrive ciò è in cattiva fede, male informato o semplicemente tira l'acqua al suo mulino, comunque mente. Personalmente sono interessata anzitutto al futuro della città di Imola e francamente l'idea che questa possa essere governata dal Movimento 5 stelle o dalla destra non mi convince per nulla e per diversi motivi, che in altra sede vorrò approfondire. Ben venga il voto di protesta se serve a invertire la rotta e costringere al cambiamento, rendendo palpabile le difficoltà della società e soprattutto la rabbia che ne deriva. Il voto di protesta è cresciuto anche perché quelli come noi dall'interno dei partiti hanno fallito; non siamo riusciti ad incidere, vivendo peraltro una scomoda posizione: attaccati dal proprio partito perché dissenzienti; attaccati dalle opposizioni perché dentro al partito. Bene, ora che il messaggio, grazie ad un voto con forti connotati di protesta, dovrebbe essere riuscito a passare anche nella testa di chi fino ad ora aveva fatto orecchie da mercante, io voglio impegnarmi a lavorare per non buttare il bimbo e l'acqua sporca. Gli imolesi sono fondamentalmente orgogliosi della propria città, che ha una eredità eccezionale di buona amministrazione che arriva dal passato, sia lontano sia più o meno prossimo. Dire che ad Imola vada tutto male non si può; ma dire che va tutto o quasi tutto bene, neppure. I problemi che sono oggettivamente e urgentemente da affrontare rimbalzano dalle conferenze stampa di tutti gli schieramenti, senza divergere sostanzialmente gli uni dagli altri: sono i nodi che questa città deve sciogliere: discarica, autodromo, sicurezza, welfare, sanità; lavoro, sistema delle partecipate, immigrazione e altri”.

“Se fossi io a governare il Comune, chiederei anche ad esponenti delle minoranze di ricoprire alcuni ruoli strategici, per uscire dalla logica della campagna elettorale perenne, che dura cinque anni ogni volta, che produce sterili scontri ideologici per tutta la durata della legislatura, che abbassa il livello della dialettica politica e che non produce risultati a vantaggio della comunità – propone Lanzon -.
La logica di un lavoro comunitario che inizi fin dal giorno dopo le elezioni sarebbe una discontinuità politica vera. Rilevo l'urgenza di una nuova fase costituente, in cui la nostra comunità metta a disposizione le competenze e le energie migliori presenti in città, per rifondare l'Imola che vogliamo e prepararla ad affrontare i prossimi vent'anni anni di grandi cambiamenti, locali, nazionali e mondiali: una fase costituente partecipata, trasparente”.

Già, l'idea non è male, ma purtroppo prima c'è una campagna elettorale di oltre due mesi durante la quale non si può certo limitarsi a invocare una fase costituente: è il momento di spiegare le proprie posizioni per il governo della città nei prossimi cinque anni e soprattutto di schierarsi. Lanzon non chiarisce se Raccagna, che ancora guida il Pd e la farà fino a dopo le elezioni amministrative, sia per lei un interlocutore possibile o meno nelle interlocuzioni che ha avuto con il coordinatore di Mdp Antonio Borghi. Cerchi di deciderlo in fretta e così faccia anche Mdp: perché visto che Mdp non starà nè con il Movimento 5 stelle nè col centrodestra restano solo due possibilità: o stare nella coalizione col Pd nella quale si trovano pure alcuni Ciellini di ImolaPiù, oppure schierarsi insieme con la Sinistra unita imolese (Sui, molto simile a LeU alle elezioni politiche) che al primo turno presenterà un proprio candidato sindaco che potrebbe essere pure la Lanzon: in fondo a Imola LeU è andata discretamente il 4 marzo. Lanzon ne è una esponente importante: non si bruci con il cerino in mano.