Imola. Con le elezioni del 4 marzo gli italiani hanno scelto in modo inequivocabile la formazione politica che si è fatta portatrice di una proposta di cambiamento.
Ora il dado è tratto e poco importa ormai se una gran parte della campagna elettorale si è consumata facendo leva sulle angosce collettive con una operazione degna del magistrale monologo di Antonio Albanese quando portava in scena il Ministro della Paura.
E non preoccupa nemmeno più il tanto temuto crollo dei votanti vista la rispettabile affluenza alle urne del 73% (solo un meno 2% rispetto al 2013).

Chi non ha saputo o non ha voluto ascoltare il disperato grido di sofferenza di molti cittadini del sud e delle periferie, soprattutto quelle operaie, che si trovano a fare i conti con una condizione sempre più povera e precaria dove il lavoro resta il problema principale, dovrebbe interrogarsi su quale fascia sociale intende rappresentare nel futuro in un Paese in cui aumentano le diseguaglianze, in cui la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi e in cui crescono drammaticamente i poveri (vedi rapporto banca d'Italia).

Il Movimento 5 Stelle invece si è presentato come un soggetto che è veramente in grado di cambiare un sistema che è considerato da molti cittadini marcio ed è riuscito a incarnare perfettamente l'idea stessa del cambiamento a partire dal come ci si pone davanti agli elettori sulle questioni morali, promettendo inoltre un nuovo modo di fare politica figlia di un codice etico che non sia il frutto della convenienza elettorale del momento.
Ad oggi nessuno può dire se e quanto saranno veramente coerenti con questi impegni ma di sicuro sono risultati i più credibili rispetto agli altri contendenti e non risulta ancora pervenuta da parte del centro sinistra un'analisi puntuale del voto che premetta una doverosa autocritica, salvo le dimissioni del Segretario che hanno tenuto il fiato sospeso per alcuni giorni sul vado ma resto fino a quando lo decido io.

Tuttavia l'onda lunga del 4 marzo potrebbe coinvolgere anche le elezioni amministrative del Comune di Imola in calendario per il 10 giugno prossimo, con il rischio che per la prima volta nella storia del dopoguerra venga eletto un sindaco non di sinistra.
Gli alchimisti dei numeri sono già all'opera da tempo ma questa novità non è affatto trascurabile e trovare un candidato che con un clima del genere ci metta la faccia si sta rivelando un compito assai arduo e a questo punto le misure con il bilancino trovano il tempo che trovano, oltre il fatto di avere accumulato un gravissimo ritardo.
Il punto critico sta nel fatto che anche nel nostro Comune la rabbia degli elettori ha trovato soddisfazione e il centro sinistra ha raggiunto i minimi storici.

Tuttavia va considerato che una cosa sono le elezioni politiche e un'altra sono le amministrative e nel segreto dell'urna i fattori che determinano le scelte popolari sono di natura molto diversa.
Ma se facciamo una ipotetica quanto improbabile somma di tutta la galassia del centro sinistra il voto del 4 marzo consegna alla città una cifra che non raggiunge il 42%.
Pur in ritardo, la discussione sulle eventuali alleanze fino ad oggi è andata in scena con il solito rituale partendo dai tradizionali posizionamenti politici che abbracciando un'area molto vasta spazia dai radicalismi ideologici di una sinistra anacronistica ai neo liberismi in salsa nostrana di un centro sinistra che sembra avere smarrito la sua vocazione, dagli atteggiamenti da Marchese del Grillo per arrivare ai veti minimalisti, un vecchio modo di fare politica che resiste malgrado la tempesta.

Tornano alla memoria i Promessi Sposi, per usare una metafora, quando Renzo (non con la “i”) si reca dall'avvocato Azzecagarbugli portando con sè quattro capponi che teneva per le zampe opportunamente legate da Agnese come se fosse un mazzetto di fiori.
Durante il viaggio, ignari della sorte che di li a poco gli sarebbe toccata, i capponi passarono il tempo a beccarsi tra loro, “come accade di sovente tra compagni di sventura”.
Il romanzo di Manzoni è geniale nel descrivere i comportamenti umani quando essi si confrontano con una realtà difficile da interpretare che invece richiede di mettere in campo le migliori intelligenze data la situazione non più riconducibile alle dinamiche del passato.

Promettere ai cittadini di cambiare realmente le cose e nella pratica fare di tutto per condannarsi alla sconfitta è una foglia di fico e non servono pratiche da rabdomanti per cercare un candidato che rappresenti tale volontà se non si è in grado di garantire una coalizione che con lealtà lo supporti.
Non si può certo dire che Imola sia stata governata male male nel passato e ci consegna una città che deve essere motivo d'orgoglio per i cittadini ma ora serve il coraggio di modificare la rotta per non buttare via il bambino con l'acqua sporca .

Il tormentone che non esistono più la destra e la sinistra, continuamente propagandato principalmente dai detrattori della sinistra, è una gigantesca bugia messa a punto per confondere le acque, le differenze si sostanziano nei valori che si mettono in campo nel progettare una società più giusta e senza diseguaglianze nella quale la difesa dei più deboli parte dal principio che la solidarietà è un impegno civico prima di tutto.

Quindi in questa tornata elettorale conteranno molto la qualità del candidato a Sindaco e la qualità di un programma che sia credibile e realizzabile, nonostante le difficoltà economiche che attraversano tutti i Comuni del Paese, per (ri) conquistare il popolo della sinistra ed evitando magari di fare patetici appelli a voti utili che fanno solo irritare gli elettori.
Un programma che proponga un governo della città fondato su uno schema innovativo che sia anche in grado di dialogare con tutti, in un confronto trasparente, a 360 gradi sui temi ritenuti di primaria importanza per la nostra comunità e per costruire un nuovo patto per la città tramite una partecipazione che sia la più diffusa possibile.
Può sembrare una proposta ardita ma i cittadini è questo che chiedono alla politica e si sa, vox populi, vox Dei.

(Paolo Stefani)